Senegalese ammazza italiano: “Sono scosso, volevo solo rapinarlo”

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E’ ‘scosso’ l’assassino di Leonardo Vitale. Voleva ‘solo’ rapinarlo, mica ucciderlo spaccandogli la testa.

Rimane in carcere Mamadou Lamin, il 23enne di origini senegalesi, responsabile della morte del madonnaro di Oria Leonardo Vitale morto l’11 ottobre dopo una rapina sfociata nel sangue giorni prima. La gip Alessandra Sermarini ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere con le accuse di rapina e omicidio preterintenzionale al termine dell’interrogatorio. Il giovane, profondamente scosso, ha confermato in lacrime la ricostruzione fornita agli agenti della Squadra Mobile non appena è stato bloccato e accompagnato in questura per essere ascoltato davanti alla pm Giorgia Villa. Lamin, un ragazzo senza fissa dimora e privo del permesso di soggiorno, ha ammesso ancora una volta gli addebiti alla presenza del suo avvocato Maurizio My.

Il 23enne ha ribadito che le sue intenzioni erano di derubare il madonnaro delle monete (poco più di 37 euro) che poco prima aveva notato nelle mani della vittima e riposte subito dopo nello zaino; di aver afferrato il carrello, su quale si trovava lo zaino, e dopo un tira e molla tra i due entrambi hanno perso l’equilibrio rovinando per terra. Vitale ha sbattuto la testa come confermato dall’autopsia eseguita dal medico legale Alberto Tortorella (la morte è stata causata da un’emorragia cerebrale) mentre Lamin è caduto sulle ginocchia. Ma, a suo dire, non ha mai picchiato l’artista noto a Lecce per i suoi disegni di immagini sacre nel centro cittadino.

Per la gip, alla luce della ricostruzione, l’accusa di omicidio preterintenzionale dovrebbe essere riqualificata in morte come conseguenza di altro reato dal momento che la forza esercitata dal senegalese sarebbe stata esclusivamente finalizzata a sottrarre il carrello senza la volontà di far del male. E non sembrerebbe neppure certo il trascinamento di Lamin della vittima sull’asfalto.

Di certo, se la giudice nutre perplessità sulla giusta qualificazione del reato più grave (oltre a quello di rapina) non sembrerebbero esserci dubbi sulla sussistenza delle esigenze cautelari. Lamin si trova in Italia da ormai dieci anni. Senza un lavoro e una dimora fissa si trova illegalmente. Dorme in una casa disabitata nelle vicinanze dei vigili del fuoco con altri extracomunitari e si arrangiava vendendo braccialetti per le vie del centro. Un invisibile. e “dunque maggiormente incline alla fuga che di fatto ha messo in atto subito dopo il delitto”. E se venisse rimesso in libertà, potrebbe commettere altri simili reati dal momento che Lamin è dedito a fare uso di alcolici e a ricorrere alla violenza.

Intanto, eseguita l’autopsia, la salma del madonnaro è stata riconsegnata ai familiari. Nella giornata di lunedì 18 ottobre si celebreranno i funerali a Oria dove la cittadinanza si è mobilitata per regalare una degna sepoltura al loro concittadino.

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Nel mondo immaginifico dei media sono risorse. Nella realtà, sono poveracci disagiati che vengono ad uccidere i nostri disgraziati per 37 euro.




7 pensieri su “Senegalese ammazza italiano: “Sono scosso, volevo solo rapinarlo””

  1. Non si è percepito il fatto che l’immigrazione incontrollata è il primo problema dell’Europa e, soprattutto, dell’Italia.
    Come tema andrebbe affrontato e risolto prima dell’economia, del lavoro, della Giustizia e di qualsiasi altro problema.

  2. Voleva “solo” rapinarlo. In queste vicende non ci si sofferma MAI a riflettere sul FATTO che sottrarre 37 euro a chi vive sul filo del rasoio può significare condannarlo a situazioni che possono avere esiti anche letali, in particolare nelle stagioni fredde.

    La cosa vale per i girovaghi-senzatetto-barboni, ma vale ancor più per gli anziani che sopravvivono con redditi risibili. Gente come saranno molti di noi, più o meno a breve.

    1. Rapinare un poveretto è diventata cosa normale, soprattutto se il ladro è una “risorsa”.
      Avevamo già i nostri ladri, ma evidentemente c’era necessità di importare dei ladri più miserabili al mondo.

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