Tunisino pesta le donne e ruba, un’intera città terrorizzata: ma non può essere arrestato

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Il tunisino pesta una commessa, svaligia i bar e i furti in centro nella cittadina di Fucecchio non si contano più: ma non può essere espulso.

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È diventato l’ incubo di commercianti ed esercenti fucecchiesi. Da agosto i colpi del bandito solitario col tombino si stanno susseguendo con una sequenza impressionante: nell’ultima settimana ne ha messi a segno due, prima al negozio d’abbigliamento B-Side di via Fucecchiello e poi al bar L’Airone di viale Colombo. Sempre prendendo un tombino e lanciandolo contro una vetrata, per poi arraffare quello che c’è.

Ma non solo. La scorsa settimana, per esempio, ha preso d’assalto anche un negozio di parrucchiera. Tutto questo dopo che il 1° ottobre aveva sferrato un pugno a una commessa di un minimarket di via Landini Marchiani, a due passi da piazza Montanelli, che l’aveva fermato perché non aveva pagato.


Protagonista dell’incredibile serie di episodi di criminalità è un 25enne tunisino senza fissa dimora, che però mantiene la residenza a Fucecchio; colleziona denunce ma non venendo colto in flagranza di reato non può essere arrestato.
E anche quando è finito in manette per l’aggressione alla commessa (i carabinieri lo scovarono all’interno in una casa dove aveva fatto irruzione abusivamente), è stato rimesso in libertà dopo la direttissima del giorno dopo. Viene sempre immortalato dalle telecamere e per i carabinieri andarlo a prendere è diventato un appuntamento quasi di routine. All’Airone, ad esempio, in due mesi ha colpito due volte: il 17 agosto il titolare Jonathan Angerame fu costretto a tornare dalle ferie perché avvertito del fatto che qualcuno gli era entrato nel bar; stessa situazione due giorni fa, prima dell’alba di mercoledì, quando un tombino ha centrato la finestra della cucina della sua attività. Danni e fondocassa sparito, un bis che Angerame avrebbe tranquillamente evitato.

Il ladro in questione, in un caso, è stato anche a sua volta vittima di un’aggressione: lo scorso 11 settembre, per motivi non meglio precisati, è stato accoltellato dopo un litigio con un gruppo di persone; forse per questioni di droga.

I commercianti invocano un giro di vite, anche se non sempre ogni episodio è stato denunciato. La vicepresidente del centro commerciale naturale Patrizia Cicalini non le manda a dire: «Abbiamo chiesto a voce e per scritto più controlli al Comune, non solo per questa situazione in particolare. Serve più controllo del territorio ma il problema di base qui sono le leggi che non consentono di arginare queste persone e questi fenomeni».

In paese si è diffusa una vera e propria paranoia, perché nessuno sa cosa aspettarsi. Il rischio è che qualche commerciante reagisca e vada oltre.

Certo, il rischio è che la gente reagisca. Invece il rischio è questa totale assenza di giustizia fai da te. Lo Stato è contro il popolo, dobbiamo fare da soli.




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