Le spese pazze di Lucano, anche il figlio lo incastra: “Papà, i soldi devi spenderli solo per i migranti…”

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Sono 13 anni e due mesi. Una sentenza durissima che ha demolito il modello Riace.

Una condanna quasi raddoppiata a fronte della richiesta di 7 anni e 11 mesi avanzata dal pm. Ma dura era stata anche la requisitoria dell’accusa. Proprio da quel documento la Verità ha messo nella sua giusta luce Lucano e il suo modello a base di laboratori per gli immigrati. «Erano lo specchietto per le allodole», è la stroncatura del pm. Che spiega: «Funzionavano per le personalità, per gli ospiti, per i turisti, ma come si può leggere nelle intercettazioni venivano aperti e chiusi ad hoc». Intercettazioni, dunque. C’è quella del giorno della visita del ministro greco. Ecco che cosa dice l’allora sindaco a un immigrato: «Fatti vedere che apri il laboratorio per la cioccolata e portati anche la bambina con te». Fin qui ordinaria sceneggiata. Ben più imbarazzante è la telefonata di Fernando Capone, legale rappresentante di Città futura (condannato a 9 anni e 10 mesi).

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Il pm la l’ha letta in aula: «Avanzano questi soldi, tu non preoccuparti, vai a comprare una cameretta per te e per i ragazzi». E quando l’interlocutore chiede «ma si può fare?», Capone risponde: «No che non si può fare, ma che cazzo te ne frega, l’importante è che tu non debba restituire i soldi. Noi lo facciamo sempre». Il resto spiega uno dei pilastri del sistema-Riace. Questo: «Dobbiamo restituire a un certo punto perché non abbiamo speso? Allora fatture false, prestazioni, compriamo qualcosa per noi. Questo è il metodo». E Lucano? Secondo il pm, agisce «per un tornaconto politico elettorale». La prova ancora una volta nelle intercettazioni. Il sindaco conta i voti: «Dalla famiglia Tornese ci vengono 70-80 voti […] la Taverniti si fotte i soldi, ma non posso allontanarla perché mi porta 20 voti […]. A me è la politica che mi tiene».

Ma forse c’è anche il tornaconto economico. Il pm fa riferimento al falso contratto di Capone. L’idea è farlo presidente dell’associazione e dargli 10mila euro. Capone dice: «Ma me li date veramente?». E Lucano: «Sì, sì, te li diamo e poi ce li restituisci». Ma fifty-fifty. «4.000 te li tieni tu e l’altra metà ce la ridai a noi», spiega Lucano. C’era anche il trucco per scroccare più soldi al ministero. Bastava trattenere i migranti il più a lungo possibile. Come? Taroccando la banca dati delle presenze. Lo ha confermato in udienza la teste Annalisa Maisto. Ecco le sue parole: «Noi sapevamo chi entrava ma l’irregolare tenuta della banca dati rendeva impossibile stabilire con certezza l’esatta permanenza».

«Ma attento papà – avverte durante una chiamata -, guarda che quei fondi ti sono stati dati per gestire i migranti… sono fondi della Comunità europea». Ma Lucano li usava anche per pagare le feste, come i concerti estivi del 2015 e del 2017. All’uopo contatta l’impresario Maurizio Senese. La cifra pattuita è di oltre 60.000 euro, 20mila dei quali coperti da contributo regionale. Il resto sapete da dove arriva? Lo spiega il pm: «Dai fondi dello Sprar, fondi pubblici». E destinati ai migranti. Tra gi artisti pagati così anche Roberto Vecchioni. Il modello Riace è il paradigma della sinistra: soldi dei contribuenti per obiettivi ideologici. E, nel caso di Lucano, pure personali. Come ha scritto il magistrato «mercimonio in nome dell’accoglienza».




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