R. Kelly condannato per abusi e sfruttamento sessuale un’altra ‘star’ nera

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E’ stato condannato per abusi e sfruttamento sessuale il cantante R. Kelly, famoso soprattutto per la canzone ‘I believe I can fly” del 1996. E’ colpevole al termine di un processo in cui è stato descritto come un predatore di giovani donne e ragazze afroamericane. Ora rischia l’ergastolo.

Il 54enne cantante è stato infatti accusato di aver guidato per oltre due decenni un’organizzazione criminale a Chicago che reclutava le donne sottoponendole ad abusi sessuali e psicologici. Diverse vittime hanno testimoniato durante il processo di essere state sottoposte a questi abusi anche quando erano minorenni.

Lunga la lista di reati, tra i quali abusi sessuali, abusi sessuali di minori, sfruttamento sessuale e racket. Comunque bisognerà aspettare il prossimo 4 maggio per la decisione del giudice sulla sentenza. Robert Sylvester Kelly, 13 anni fa era stato assolto da un tribunale dell’Illinois dalle accuse di pedopornografia. Le nuove accuse contro di lui sono emerse in un documentario del 2019, Surviving R Kelly, in cui si denunciava come un entourage di sostenitori per anni aveva protetto il cantante mettendo a tacere le vittime.

Mesi dopo l’uscita del film, nel luglio del 2016, il cantante è stato arrestato accusato dalla magistratura federale di racket e di violazione del Mann Act, che proibisce lo sfruttamento sessuale interstatale, in pratica lo rende un reato federale quando trasporti le vittime tra uno Stato Usa e l’altro.

Beh, se sai volare, è il momento.




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