Il caso Morisi insegna che contro la droga serve il Metodo Duterte e il Black pass

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Altro che Green pass per i vaccinati, serve un Black pass per i drogati che sono un pericolo per la collettività: non vogliamo cannati e cocainomani alla guida. E non li vogliamo nemmeno in Parlamento. Pena di morte per gli spacciatori e un Black pass per i drogati che potrà essere tolto solo dopo una lunga disintossicazione a San Patrignano.

Il caso Morisi dimostra, se ancora ne avessimo avuto bisogno, che contro la droga serve il medoto Duterte: squadroni di militari che eliminano legalmente gli spacciatori.

Ovviamente, visto che in Italia il 99 per cento degli spacciatori è ‘migrante’, sarebbe opportuno evitare di farli sbarcare. Invece tra nigeriani e nordafricani il Pd ha traghettato in Italia decine di migliaia di spacciatori.

Ecco perché la droga circola così liberamente e a basso costo: ci sono troppi spacciatori e lo spaccio è divenuto capillare, tanto da divenire un’emergenza nazionale.

Il caso Morisi evidenzia anche un’altra cosa: siamo la Cina durante le guerre dell’Oppio. I globalisti lavorano per liberalizzare lo spaccio così che il consumo di droghe sia sempre più diffuso, esattamente come faceva l’Impero britannico in Cina: perché la droga uccide le società dall’interno, le porta al collasso. Quando hai la classe dirigente che fa uso di droghe, il tuo cervello come società non può che funzionare male.

La Lega, ora, si deve impegnare all’eliminazione della famigerata legge che contempla la ‘modica quantità’, che è il cavillo attraverso il quale gli spacciatori la fanno franca e i drogati continuano a drogarsi. Ci vuole, almeno, una legge che tolga a chiunque sia trovato in possesso di droga, anche per il fantomatico ‘uso personale’, patente e diritto di voto: un bel ‘Black pass’.

E poi, ovviamente, il metodo Duterte con gli spacciatori. Immaginate che bello, uscire di casa, e trovare, invece dei soliti spacciatori per strada, i loro cadaveri. Tutto legale.

Perché il drogato è una vittima, ma lo spacciatore è solo una bestia da abbattere.




7 pensieri su “Il caso Morisi insegna che contro la droga serve il Metodo Duterte e il Black pass”

  1. metodo RODRIQUEZ DUTERTE miglior presidente contro spacciatori e consumatori
    30.000 morti ammazzati tra spacciatori e consumatori in 3 anni e la mattanza continua coatta
    e sgombero di interi quartieri dalle merde dei musulmani
    questo e pulire un paese.

  2. Manca un piccolo particolare alla storia che difficilmente i media esporranno e non certo per riguardo a Salvini: molto probabilmente il Morisi è un culattone e il boccione era davvero un “tonico per feste”. Ma nel giorno della gioia dei culi alpini e degli aborti romagnoli, la scoperta di un “compagno di boccione che sbaglia” sarebbe stata di cattivo auspicio.

  3. Pena di morte per spacciatori e pene corporali per tutti i consumatori. La gravità della pena in funzione della pericolosità della sostanza. Si parte dalle 100 frustate per uno spinellato, al garottamento per un eroinomane, alle forche caudine con eventuale morte lenta per un cocainomane.

    1. Anch’io concordo sul fatto che i consumatori di droga vanno puniti come gli spacciatori. Fino a prova contraria questi ultimi rispondono ad una richiesta ben precisa: la legge del mercato della domanda e dell’offerta. Inoltre, con il loro vizio fanno proseliti e coinvolgono più persone.

      La droga – sia lo spaccio che il consumo – va repressa nella maniera il più possibile dura e violenta. Altrimenti non se ne esce. Con essa va repressa alla stessa maniera la pornografia, che è come se fosse una droga.

      Certo, più che il GP, ci vorrebbe la N stampata sulle carni delle troie che si fanno scopare dai ne(g)ri. Al fine di evitare la cattiva sorpresa di sapere di stare assieme ad una negrificata, e di diffondere malattie veneree.

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