Ammiraglio rivela: “Migliaia di criminali tunisini sui barconi”

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“Truppe turche e mercenari russi sono presenti nello scacchiere libico, attori potenziali della minaccia ai nostri interessi. Migliaia di tunisini arrivano clandestinamente in Italia, molti dei quali criminali, terroristi ed ex foreign fighter dell’Isis. L’Italia, uscita malconcia dall’Afghanistan, deve ora ripensare alla sua strategia nazionale di sicurezza. Al di là delle critiche verso gli americani e dell’ipocrita iniziativa per un utopico esercito europeo quale risposta all’insuccesso dell’Ue, ritengo necessario affrontare il tema in senso geopolitico, scevro cioè da ogni perturbazione politica di parte e con maggiore senso di convenienza, ponendo il focus sui nostri interessi nazionali”.

E qual è il nostro interesse nazionale? Difendere i confini, quelli italiani, non quelli israeliani in Libano. E dov’è il nostro interessa nazionale? In Libia, non certo a Kabul.

“Risulta evidente che l’Italia è andata in Afghanistan senza un vero e proprio progetto strategico nazionale, ma unicamente spinta dal frastuono mediatico ed emotivo legato ai fatti dell’11 settembre 2001 a New York, in un contesto multinazionale di intervento di gestione di quella crisi. Nell’ambito delle dinamiche delle situazioni conflittuali la strategia, nell’accezione più vasta, è una logica dell’azione, cioè si occupa dell’agire umano dal punto di vista della sua efficacia. Ora, analizziamo insieme la presenza di truppe italiane in Afghanistan e domandiamoci: qual è stata la logica del nostro intervento? Cosa ne abbiamo ricavato? Francia, Germania e Gran Bretagna qualcosa ne avranno ricavato, ma l’Italia? Da un punto di vista prettamente militare il confronto con le altre Forze Armate porta sempre a migliorarsi. Ma aver seguito gli americani per vent’anni – con 54 morti e centinaia di feriti – ne è valsa la pena? Cosa abbiamo avuto in cambio?”

“Abbandonato l’Afghanistan, vista la situazione in Libia dove esistono degli interessi strategici nazionali importanti e la necessità di ridurre il fenomeno del flusso migratorio clandestino, vedrei piuttosto l’azione strategica italiana orientata verso la sponda sud del Mediterraneo”.

“Il governo deve delineare la strategia complessiva della gestione di quella crisi (e non di altre), il livello di impegno, le risorse da dedicare, lo stato finale e gli obiettivi, gli aspetti strategici della comunicazione nonché i ruoli dei vari ministeri ed altre entità coinvolte nelle varie fasi che la crisi stessa richiede. Gli obiettivi nazionali, essendo nel caso della Libia perseguiti nel quadro di un’azione che coinvolge organizzazioni internazionali, devono essere portati ad una fase di negoziato multinazionale sulla definizione degli scopi della missione, sulle modalità e sui piani per la conduzione delle operazioni, sui tempi dell’impegno collettivo. Se non mettiamo ordine nella mente delle nostre autorità politiche, sarà dura difendere gli interessi, vitali, strategici e contingenti del popolo italiano”.




2 pensieri su “Ammiraglio rivela: “Migliaia di criminali tunisini sui barconi””

  1. Scusate,ci voleva un ammiraglio per venircelo a dire?Per la questione libia a risolverla mandateci Maio_nese.In quattro e quattrotto sistema tutto lui.Come la Whirpool di Napoli.

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