Figli di immigrati nati in Italia a caccia di italiani da massacrare: emergenza baby gang a Milano

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In cella a 17 anni per una serie di rapine violente ai danni di coetanei. Mercoledì gli agenti del commissariato Porta Ticinese, guidati dalla dirigente Anna Bruno, hanno rintracciato e arrestato in via don Primo Mazzolari il minorenne senza fissa dimora, in esecuzione dell’ordine di carcerazione emesso nel gennaio del 2019 dal Tribunale dei minori per una condanna a due anni e sei mesi di reclusione. All’adolescente, recluso nell’istituto penale minorile Cesare Beccaria, è stata notificata pure un’ordinanza di custodia cautelare in cui gli viene contestata una rapina andata in scena nel novembre 2020 all’interno del parco Mazzolari: in quell’occasione, stando a quanto ricostruito dalle indagini dei poliziotti di via Tabacchi, il ragazzo aveva pestato un minorenne, provocandogli lesioni alle ossa nasali giudicate guaribili in quindici giorni, per portandogli via cellulare, portafogli e orologio.

Non è la prima volta che gli investigatori del commissariato si occupano di baby gang. A metà maggio, infatti, è stato arrestato un diciannovenne nato in Italia da genitori immigrati dal Marocco, ritenuto il capo di una banda della Barona. Un “branco” che, per usare le parole del gip Patrizia Nobile, ha messo in atto blitz “di efferata violenza” tali da far pensare che “l’attività illecita” fosse la vera e stabile forza.

Blitz come quello andato in scena la notte del 27 settembre 2020, quando in dieci o forse più (tra loro certamente un diciannovenne romeno, tre minorenni e due ragazze di 18 e 19 anni) avevano assaltato una comitiva di coetanei in piazza XXIV Maggio, tra Darsena e Navigli. La solita scusa della sigaretta per avere un pretesto per menare le mani e poi il raid improvviso. Una telecamera aveva ripreso in particolare un ragazzo con un giubbotto blu che si accaniva con calci e pugni su un altro, mai visto prima e capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato: era proprio il diciannovenne marocchino.

Come ulteriore sfregio, quasi un trofeo da esibire, si era chinato su quel corpo inerme e si era preso il cellulare. Il malcapitato era stato soccorso da alcuni passanti e poi trasportato d’urgenza in ospedale: inizialmente dimesso con una prognosi di un mese per il trauma cranico e altre contusioni, il conto dei giorni aveva in seguito superato quota 40, con un danno permanente all’udito.




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