Figli di africani nati in Italia con una missione: “Massacrare i figli degli italiani”

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Lo ius soli in azione. La loro missione? Massacrare e rapinare i vostri figli nel Veneto di Zaia, l’integrazionista.

Erano finiti in carcere il giorno di San Valentino i componenti della banda ritenuta responsabile di diverse scorribande in città. Una gang composta da ragazzi poco più che ventenni di origine africana, giunti a Verona in «missione» da Mantova, che nel corso dello stesso fine settimana aveva prima preso di mira e rapinato tre ragazzi (di cui due minorenni) a passeggio in via Roma, e poi picchiato tre poliziotti delle Volanti intervenuti nel bed&breakfast prenotato per la notte, scaraventandone uno giù dalle scale.

Ieri la prima sentenza pronunciata nei confronti dei quattro (tutti tra i 20 e i 23 anni, alcuni nati in Italia da genitori stranieri e nonostante la giovanissima età quasi tutti con alle spalle una sfilza di precedenti penali): quella a carico di B.A., 20 anni, di origine marocchina e residente nel Mantovano, che ha patteggiato due anni e quattro mesi di reclusione e 1.200 euro di multa, pena sospesa. Una pena ridotta in virtù «dell’incensuratezza e della giovane età dell’imputato», scrive il Giudice per l’udienza preliminare Raffaele Ferraro, che ha tenuto anche conto del «ruolo marginale» svolto dal ventenne nel corso della rapina. Un «mero concorso morale» più che un ruolo attivo quello del ragazzo (difeso da Gianfranco Manuali), che con la sua presenza fisica, raccontano i giovani presi di mira, contribuiva a intimorire le vittime prescelte.

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Tutto era cominciato il sabato sera dopo un accertamento da parte della Polizia su sette nominativi arrivati da un B&B in via Berni: su una di quelle persone pendeva un mandato di carcerazione. All’arrivo delle Volanti sul posto per darne esecuzione, l’accoglienza della banda non è stata delle migliori: i poliziotti sono stati aggrediti a più riprese riportando prognosi tra una e due settimane, mentre una collega è stata scaraventata dalle scale. Poco prima, intorno alle 22, il «branco» era invece entrato in azione in via Roma, dove aveva accerchiato tre ragazzi: un quindicenne, un sedicenne ed un ventenne. Minacce, poi insulti, infine un’aggressione in piena regola. Prima un membro della banda avrebbe preso per il collo e schiaffeggiato il più grande dei tre, spingendolo contro il muro e intimandogli di consegnargli denaro o droga. Un altro se la sarebbe presa con i più giovani, frugando nelle loro tasche e spingendone uno scontro una saracinesca, minacciandolo di accoltellarlo se non gli avesse consegnato tutto quello che possedeva, e ancora strappando la custodia con le cuffie dalla cintura del maggiorenne. Un terzo delinquente avrebbe strappato di mano il giubbino di marca a uno dei ragazzi, brandendo una bottiglia di vetro per ottenere dei soldi, e avrebbe anche tentato di rubare loro un telefono, per poi frugare nelle loro tasche e sottrarre loro le sigarette. Il quarto, ovvero il ventenne che ieri ha patteggiato davanti al Gup, «intimoriva le persone offese con la propria presenza fisica» e «impediva alle stesse di allontanarsi, salvo poi impossessandosi degli auricolari, che sono stati ritrovati nel suo giubbotto.

I tre giovani, terrorizzati, sono riusciti a fatica a divincolarsi dal branco e a fuggire, allertando subito le forze dell’ordine e fornendo una descrizione dei responsabili e degli oggetti rubati. Per gli altri tre membri della banda, che hanno chiesto il rito abbreviato (tra cui un ventiduenne cittadino tunisino di un ordine di carcerazione per l’espiazione di una condanna a 4 anni di reclusione, l’udienza è stata rinviata al prossimo 14 dicembre. Dovranno rispondere anche di lesioni aggravate finalizzate a commettere il reato di resistenza a pubblico ufficiale.




9 pensieri su “Figli di africani nati in Italia con una missione: “Massacrare i figli degli italiani””

    1. Non ne essere sicuro che sia tutta africa….A Padova i Camerati sono intervenuti in zona industriale.Era stata segnalata la presenza di elementi che fermavano le auto per rapinarle.Dopo l’azione non si è visto più nessuno da quelle parti.Zona liberata e pulita dalla merda.

  1. Eh sì, nati in Italia. Ma il DNA è quello c’è poco da fare. Quello delinquenziale di matrice saracena, che non può mutare a seconda della latitudine. Come qualsiasi altro del resto. Il figlio di due ne(g)ri nato e cresciuto in Italia è sempre ne(g)ro, ed esattamente come i suoi simili che ci invadono dall’Africa coi barconi, è un libidinoso che ha il suo chiodo fisso nella passera bianca. Oppure i figlio di cinesi nato in Italia, per il quale il suo avere la pelle gialla e gli occhi a mandorla è ben più importante di ogni altra cosa e si sente giustamente più asiatico che altro. Persino per gli Ebrei, apparentemente assimilabili e che sono poco più di 40.000 unità, conta prima di tutto l’appartenere al proprio gruppo etnico, piuttosto che quella al paese di cui sono cittadini. Non a caso, gli Ebrei che vivono in Europa sono tutti fanatici immigrazionisti.

    Stiamo allevando la serpe in seno, e ne vedremo ben presto gli effetti negativi.

  2. Un mulo nato in una scuderia da cavalli non sarà mai un cavallo.
    Letta, Bergoglio ed il popolo catto-comunista-pentacagato e covidiota se ne deve fare una ragione. La merda è merda anche se ci metti lo zucchero sopra.
    Fuori dal paese questa gentaglia che delinque!

  3. Sono pur sempre delinquenti.
    Nessuna attenuante o forma di clemenza dai giudici.
    “Non si fanno figli e figliastri.”
    Ogni cazzata che commettono deve tramutarsi nella perdita di decenni di integrazione da parte delle relative famiglie.

  4. Letta, perché non legge vox ed ascolta Francesca Totolo? Forse si farebbe un’idea migliore dei suoi nuovi futuri italiani. Fdi è fratelli d’Italia, mentre il PD, diverrà PDI, cioè Partito Degli Immigrati.

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