Immigrati devastano locale, armati di coltelli terrorizzano quartiere: “Costretti a chiuderci in casa”

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Se non li fermi alla frontiera, poi diventi prigioniero in casa tua. L’immigrazione è la più grande minaccia alla vita civile.

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Savona – «Subito un incontro dal prefetto. Siamo esasperati». Il giorno dopo ha ancora il terrore negli occhi Giuliana Allarchi, titolare della pizzeria “Il Nulla”, in piazza del Popolo, dove domenica si è verificata l’ennesima rissa. Un fenomeno, purtroppo, con cui gli esercenti e i residenti si stanno abituando a convivere.

Questa volta, però, sono tutti d’accordo: «Chiederemo un incontro urgente al prefetto, così non si può più andare avanti», hanno detto ieri. Anche perché domenica la situazione è degenerata ed è divenuta pericolosa per tutti i presenti. Il parapiglia si è innescato in pieno giorno, attorno alle 13,30, e l’inseguimento tra i due protagonisti dello scontro, due stranieri del nord Africa, è finito dentro il locale della signora Giuliana.

«È stato spaventoso – racconta la titolare- Mio marito si è visto entrare in pizzeria il fuggiasco con l’inseguitore, che ha afferrato un coltello appuntito, appoggiato sul bancone per il taglio della carne. Io sono accorsa per le urla. I clienti erano terrorizzati, c’era anche una famiglia con un bambino piccolo nel dehors.

Il resto è cronaca: fioriere distrutte, tavoli all’aria, grida. cocci di bottiglie usati come armi».

Ieri mattina, intorno al locale di Giuliana, c’erano tutti, esercenti e residenti, solidali con lei e pronti a chiedere una svolta definitiva. Tanta la rabbia nell’aria, tra il viavai del mercato del lunedì che anima la piazza.

«Siamo stufi, arrabbiati e ci sentiamo abbandonati – il commento della titolare- La situazione, qui, la conoscono tutti: c’è un gruppo di stranieri, ma ci sono spesso anche degli italiani, che stazionano tutto il giorno nei giardini. Bevono birra sino all’ubriacatura e basta una scintilla per far esplodere la rissa. Quelli che hanno voglia di integrarsi chiedono aiuto in Caritas: qui restano i violenti».

Quelli che hanno voglia di integrarsi chiedono aiuto in Caritas!

Accanto a Giuliana Allarchi c’è la titolare del ristorante “Da Mario”, all’angolo di via XX Settembre. «La situazione, per tutti noi, è invivibile – dice – A chi, come me, lavora o vive qui, fa soprattutto rabbia un pensiero: abbiamo la sensazione che alle forze dell’ordine e ai politici, tutto sommato, vada bene che i balordi della città si raggruppino in piazza del Popolo. Stiamo diventando il ricettacolo dei malavitosi, lo “scarica barile” della città, gli agnelli sacrificali, utili per lasciare in pace le altre aree di Savona. Siamo cittadini con gli stessi diritti: qui abbiamo paura e non possiamo lavorare».

Lo sa bene Giorgio Odenato, titolare dell’Albergo Savona: «A una certa ora- dice- mi chiudo dentro perché ho paura».

Stufi anche i residenti, riuniti nel Comitato di piazza del Popolo. «Abbiamo una petizione pronta- dice uno dei membri, Laura Rossi- e chiederemo un incontro urgente al prefetto e al questore, perché siamo esausti. Serve un presidio costante: abbiamo bisogno che le forze dell’ordine stiano qui 24 ore su 24, almeno per un periodo, in modo da allontanare i facinorosi. Mia figlia, qualche tempo fa, è stata aggredita in pieno giorno: non vogliamo essere costretti a chiuderci in casa dopo una certa ora. Per questo, intendiamo andare sino in fondo pretendendo dal Comune e dalle forze dell’ordine un impegno maggiore».

C’è ancora una componente della popolazione che crede nello Stato, e chiede incontri ai prefetti, ovvero a quel branco di parastatali il cui unico lavoro è diventato trovare hotel ai clandestini che sbarcano.




4 pensieri su “Immigrati devastano locale, armati di coltelli terrorizzano quartiere: “Costretti a chiuderci in casa””

  1. “Siamo stufi siamo arrabbiati chiederemo un incontro al prefetto”
    E il prefetto che cazzo fa?Chiacchiere,propositi promesse.In definitiva delle lamentele se ne sbatte i coglioni ed intanto la vita prosegue con il suo deleterio andazzo.

  2. Quando l’Italia aveva un’impostazione prevalentemente agricola era comune tenere in casa un assortimento di falcetti, zappe, vanghe (gli inglesi chiamano le vanghe spades, per dire), paranchi, un assortimento di martelli, mazze e mazzette, picconi, roncole, catename, corde di varia foggia…

    Oggi che siamo moderni abbiamo televisori, PC, tablet e smart phones.

    Non so se è chiaro il punto…

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