“ALLAH AKBAR”, richiedenti asilo somali a caccia di cristiani da sgozzare

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Che quello di Rimini sia stato o meno un attacco terroristico islamico ha poca rilevanza: lo sgozzatore era un africano islamico. Punto.

«Non è un attacco terroristico». Lo ha ripetuto più volte il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, arrivata ieri a Rimini dopo la mancata strage da parte di un richiedente asilo somalo. Il 26enne, arrivato in Italia da due mesi, appena terminata la quarantena Covid, ha accoltellato 4 donne e un bambino.

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Non è terrorismo, ma le coincidenze balzano agli occhi. Ed elencarle tutte aiuta a fare chiarezza e aiuta a evidenziare le tante incongruenze di questa vicenda. Che cosa sappiamo di Somane Duula, il 26enne somalo che sabato 11 settembre 2021 ha tentato di compiere una strage?

Non è terrorismo, però…L’11 settembre 2021, ventennale dell’attacco delle Torri gemelle, sale su un filobus, sceglie casualmente il numero 11. La versione ufficiale è che sia solo squilibrato. Il suo legale dice che era sotto effetto di cocaina, ma dalle analisi delle urine non risulta che abbia assunto sostanze stupefacenti. Somane Dulla ha lasciato la sede della Croce rossa dove alloggiava e si è procurato alcune armi da taglio. Aveva nello zaino cinque coltelli da bistecca (i coltelli di uso domestico più affilati) e un paio di forbici. Evidentemente non è salito sul bus per fare una passeggiata al Miramare.

Il somalo di Rimini ha individuato 5 donne come bersaglio
Non è terrorismo, però…aspetta l’arrivo di due controllori donne (sono con la divisa dell’azienda di trasporti, quindi in qualche modo simbolicamente) per scatenare la sua furia. E nel corso dei suoi attacchi colpisce o tenta di colpire 5 donne. Una coincidenza, 5 bersagli su 5 di sesso femminile? Il bambino colpito era infatti in braccio alla madre ed era sicuramente la donna il bersaglio. Sulla strada incrocia anche uomini, ma non li ferisce. Un esempio? L’uomo al quale cerca di rubare lo smartphone. Soumane lo minaccia con le forbici, ma non lo colpisce.

Somane Duula arriva il 25 agosto a Riccione. Finisce ospite di una struttura gestita dalla Croce Rossa. Deve rispettare il periodo di quarantena Covid e attende disciplinatamente fino al 9 settembre.

Prima dell’Italia, aveva fatto tappa in Svezia, Danimarca, Austria, Germania e in ultima sede in Svizzera. Regolarmente, ha proposto la domanda di protezione internazionale. Abbiamo escluso quella che è la pista terroristica. Su questo abbiamo certezza, perché nel mentre avveniva questo episodio le polizie europee erano in collegamento tra di loro per avere certezza di questo elemento importante. Le altre polizie lo hanno escluso. Di sicuro, la tecnica di assalto con il coltello, il numero di armi portate nello zainetto, la strategia di colpire donne “in divisa” e solo donne, spargendo panico per la città, è quella degli attacchi terroristici consigliati dall’Isis ai suoi adepti.

Per quel che riguarda gli sviluppi delle indagini coordinate dal pm Davide Ercolani sono attesi per oggi la convalida dell’arresto e l’interrogatorio di garanzia di Somane Duula, indagato per tentato omicidio e tentata rapina. Il ventiseienne era arrivato a Riccione lo scorso 25 agosto, ospite di una struttura gestita dalla Croce Rossa ed è stato catturato sabato sera dopo un lungo inseguimento.

Sabato 11 settembre, il migrante somalo esce dalla struttura di Riccione sale sul bus 11 diretto a Rimini. All’altezza di Miramare, alle 18.50 due ispettrici addette alla verifica dei biglietti si avvicinano al giovane per un accertamento di rito. Dopo aver cercato di guadagnare l’uscita Somane tira fuori dallo zaino uno dei 5 coltelli e colpisce le due donne – la prima alla gola e all’avambraccio e la seconda al torace.

Durante la fuga, Duula cerca di rubare l’iphone del conducente di un’auto parcheggiata in sosta che ha pure minacciato con un paio di forbici. Quindi aggredisce la terza vittima: una ragazza alla vicina stazione del Metromare. La quarta vittima è una pensionata di 76 anni in Viale Regina Elena, a qualche chilometro di distanza. Non è terrorismo, ma la strategia è da terrorista del manuale Isis. Colpisce, semina il panico in zone diverse della città. Soggetti vulnerabili, donne. La quinta vittima è una bambino bengalese di 6 anni, ma il bersaglio è la mamma, colpito alla gola vivo per miracolo (guarirà in 60 giorni).

Alcuni testimoni hanno dichiarato di avere sentito il 26enne somalo gridare alcune frasi durante gli attacchi alle sue vittime. Anche in questo caso, la versione ufficiale è che fossero esclamazioni nella sua lingua e non ci fosse alcun riferimento a slogan religiosi.

La linea difensiva è pertanto quella dei disturbi di natura psichiatrica, in particolare manie di persecuzione. Tanto che la Procura sta valutando una perizia specifica. Somane Duula aveva denunciato un suo coinquilino accusandolo di minacce. Il giorno prima era stato segnalato alla Prefettura dalla Croce Rossa per aver aggredito gli operatori che gli stavano facendo un tampone. Non era un terrorista, ma se era ritenuto pericoloso, perché era libero di circolare liberamente?

Il 24 giugno, a Wurzburg, in Germania un altro richiedente asilo somalo ha aggredito i passanti (anche in questo caso quasi solo vittime femminili) uccidendo tre donne e ferendo undici persone al grido di “Allah akbar”. Ora si trova ricoverato in un ospedale psichiatrico. Anche in quel caso, come il 26enne somalo di Rimini, è stato classificato come uno squilibrato.




2 pensieri su ““ALLAH AKBAR”, richiedenti asilo somali a caccia di cristiani da sgozzare”

  1. Caro ministro dell’inferno e lady boldrini ecco il loro stile di vita, siete contente? Generalmente gli islamici mirano al collo, con un coltellaccio, perché “gli infedeli vanno eliminati ed il sangue deve scorre”.

  2. “Una sura del Kuran dice:Uccidete gli infedeli ovunque essi siano e con qualsiasi mezzo”…Vale a dire,camion,armi bianche,armi da fuoco,auto,bombe,mani nude,sostanze chimiche velenose ecc.Questi,e sottolineo qualunque musulmano,NON hanno paura di morire,forti del suo premio finale che è il wahabba con le sue 72 vergini.

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