“Per Varese, meglio Bianchi”: la sinistra vuole eliminare i Bianchi da Varese

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La sinistra moderna non è un’idea politica, è una patologia mentale. Resistono elettoralmente – sempre più ai margini – solo per quell’intrico di interessi che nel sud verrebbero definiti ‘mafia’. Non a caso vanno ‘meglio’ nelle elezioni locali che in quelle più ideologiche e meno clientelari nazionali.

Prosegue la caccia ai presunti candidati “impresentabili” del centrodestra. Stavolta a finire nel mirino è il candidato a sindaco di Varese e deputato della Lega, Matteo Luigi Bianchi, “reo” di aver scelto come slogan per il suo manifesto elettorale la frase «Per Varese, meglio Bianchi». Uno slogan dal chiaro sentore razzista per Repubblica, che sul caso ha sguinzagliato il segugio Paolo Berizzi, noto per fiutare ovunque piste nere.

A sostegno della tesi secondo cui Bianchi avrebbe voluto strizzare un occhio ai bianchi (di pelle) in opposizione ai cittadini di pelle scura, Repubblica, seguita a ruota da Open, cita una battuta sui social fatta da un consigliere regionale della lista “Lombardia Ideale”, Giacomo Cosentino: «In effetti soprattutto in Piazza della Repubblica, non se ne vedono più», ha ironizzato l’esponente leghista, spiegando più sotto, in uno scambio con un utente, quella frase che si può trovare più o meno di cattivo gusto, ma che certo appare più come una facile battuta che come un programma elettorale: «Ovviamente ho giocato ironicamente sul doppio senso della parola “bianchi”».

Ma poiché notoriamente un indizio non fa una prova, Berizzi si esercita sulla grafica del manifesto, sottolineando che, «“per Varese” – che compone il gioco di parole – è meno visibile, scritta a caratteri più piccoli, in corsivo, in bianco e senza lo sfondo giallo sul quale invece spicca “Meglio Bianchi”». E poco importa che tutti i manifesti siano organizzati così, anche quello in cui si legge in grande «basta barriere» e più in piccolo «Varese, uno spazio per tutti» o quello che recita «per Varese» in piccolo e poi in grande «il nostro mercato anche al coperto».

A volersi proprio mettere a interpretare la grafica, dunque, appare abbastanza plausibile che, essendo candidato a sindaco, Bianchi dia per scontato che si parli di Varese, preferendo rimarcare altri aspetti della comunicazione, dal nome ai contenuti. Comunque sia, per Repubblica «il manifesto che gioca sul nome del candidato sindaco leghista accende la polemica».

A cercare sui social di Bianchi e di Cosentino, però, sembra più che altro che la polemica sul presunto razzismo di Bianchi sia nata dopo e non prima dell’articolo. Così, se il candidato sindaco non pare curarsene, è Cosentino a rispondere alle illazioni. «C’è una categoria di persone che davvero mi fa pena: sono i repressi, i tristi, i rosiconi e gli schiavi del politicamente corretto. Gente rancorosa col mondo diverso dal loro, gente che ti dice che sei razzista, ma sotto casa propria non vuole gli zingari», ha scritto il consigliere regionale, rilanciando il titolo di Repubblica. «È questa la stessa gente che usa la prima pagina di un “fantastico” quotidiano nazionale per provare a mettere in difficoltà Matteo Luigi Bianchi. Ma ci fanno solo un grande favore».

Che poi, Varese non ci risulta una città nigeriana, a meno che il Partito Di Bibbiano non l’abbia ceduta in leasing ai boss di Benin City, quindi, che male c’è a volerla mantenere ‘bianca’?




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