Pd e Caritas contro Lega: “Dobbiamo pagare immigrati che fanno figli in Italia”

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In Trentino su 3200 bambini e bambine che hanno i requisiti per accedere al bonus nascita trentino, 140 restano tagliati fuori perché stranieri: come giusto che sia, non si finanzia la propria sostituzione, come invece fa il governo italiano a livello nazionale.

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Sono i numeri creati da una la misura voluta dalla Giunta Fugatti — che concede il bonus bebè solo per chi ha almeno 10 anni di residenza, uno dei modi per darlo quasi esclusivamente agli italiani nell’impossibilità di scriverlo nero su bianco con la magistratura che ci ritroviamo — che sta provocando accese proteste dalla sinistra e da tutto quell’apparato parassitario che lavora per sostituire gli italiani con i ‘negretti’, perché ritenuta discriminatoria.

Caritas, sindacati e componenti della politica trentina hanno organizzato un fronte di protesta, riunitosi già l’altro ieri davanti al Palazzo della Regione per una prima protesta. Anche per questa ragione la raccolta di firme e l’impegno di Cgil, Cisl Uil e Acli proseguirà nelle prossime settimane con nuove iniziative. I manifestanti hanno detto «No ad una società che discrimina tra cittadini fin dalla culla».

Per ben due volte un tribunale amico ha dichiarato «discriminatoria» la norma che prevede 10 anni di residenza in Italia per avere aiuti di Stato.

Zebenay Jabe Daka, il rappresentante della cosiddetta comunità etiope in Trentino: «La politica deve essere a servizio delle persone, non uno strumento per discriminare tra persone. Nessuno sceglie dove nascere. Chi oggi sostiene questa misura non è nato per scelta in Trentino. Dobbiamo batterci per continuare a far comprendere che la comunità è un punto di forza. Tutti i 4mila bambini che nascono ogni anno su questo territorio sono trentini, a prescindere dalla provenienza dei loro genitori. Mio figlio è trentino e canta l’inno di Mameli. Questa norma vuole dire che i bambini non sono tutti uguali».

Infatti, non sono tutti uguali. Potete anche cantare la Divina Commedia con la musica di Toto Cutugno, ci fotte sega: non siete italiani. E in un Paese civile si finanzia la demografia dei cittadini, non quella degli invasori.

La voce della Caritas
Sul valore della diversità, dell’inclusione è intervenuto anche don Cristiano Bettega della Caritas diocesana sottolineando il rischio che sta correndo la comunità trentina richiudendosi in se stessa. «Chiudersi, costruire muri non è la strada per difendere la propria identità. La storia ci insegna che le società che si sono chiuse, che hanno escluso, sono destinate a morire». Duro il commento anche di Claudio Bassetti del Cnca che ha parlato di demolizione della cultura dell’accoglienza attraverso atti che sono di vera e propria discriminazione .

Il consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino, Denis Paoli, ha replicato alle critiche affermando: «Il contestato requisito dei 10 anni di residenza, oltre a rispettare impegni elettorali e ad essere coerente con la politica leghista, rispecchia la determinazione dell’amministrazione provinciale leghista ed anche criteri di equità. Infatti, personalmente non solo ritengo i 10 anni un criterio sacrosanto, ma dipendesse dal sottoscritto non escluderei di includere, per i punteggi di graduatorie, anche conteggi relativi alla pregressa contribuzione fiscale». Prima i trentini, dunque: «Un principio fondamentale — continua Paoli —, perché è giusto che chi per anni se non per generazioni ha contribuito a rendere grande questa terra veda oggi riconosciuti i propri sacrifici passati. Nessuno, ovviamente, deve essere lasciato indietro, ma soprattutto non deve esserlo lasciato chi, per il Trentino, ha fatto tanto».

Un po’ timido ma giusto.




9 pensieri su “Pd e Caritas contro Lega: “Dobbiamo pagare immigrati che fanno figli in Italia””

  1. La ennesima prova che i catto-comunisti con la loro sperticata propensione per gli immigrati ( prevalentemente islamici o islamizzati ) rappresentano, oltreché un grave problema di sicurezza nazionale, anche un grave problema psichiatrico.

    1. Il cattocomunista sarà Prodi, sarà persino il suo fu portaborse Renzi: gli altri sono essenzialmente comunisti all’italiana, cioè marxiani (non marxisti) e “rispettosi delle altrui credenze religiose”.

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