Una ragazza bianca elimina la paladina degli antirazzisti: Osaka fuori dalle Olimpiadi di ‘casa’

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Scelta alla cabala globalista per imporre anche al recalcitrante Giappone la società multirazzile attraverso una massiccia infusione di immigrati, per questo imposta come volto delle olimpiadi di casa, allo stesso tempo imposte ad una popolazione fortemente contraria – la democrazia -, tanto da farle accendere il tripode olimpico, finisce la sua avventura agli ottavi.

Doveva essere la dimostrazione anche per l’omogeneo Giappone che l’infusione di sangue straniero serve a vincere medaglie anche dove prima non riusciva, come se una medaglia valesse il degrado che l’immigrazione porta con sé, e invece nulla.

Naomi Osaka, atleta mezza nera e mezza giapponese che ha acceso il tripode olimpico, e testa di serie numero 2 del seeding di Tokyo, è stata battuta in due set dalla ceca Marketa Vondrousova 6-1, 6-4 in poco più di un’ora al terzo turno del torneo.

Ciaone. La maledizione del 2021 non finisce per gli antirazzisti. Kiricocho!




7 pensieri su “Una ragazza bianca elimina la paladina degli antirazzisti: Osaka fuori dalle Olimpiadi di ‘casa’”

  1. Ovviamente la Osaka è ne(g)ra da parte di padre, un haitiano. Scrivo ovviamente, perché penso sapete che all’èlite globalista giudaico-talmudica gli incroci tra razze diverse gli piacciono se l’elemento maschile è ne(g)ro. E soprattutto gli piacciono da impazzire in particolare quelli in cui l’elemento femminile è di razza bianca. Perché a noi uomini bianchi e cristiani ci odiano, in quanto esseri migliori di altri.

    Guardate cosa ho trovato nella sua biografia su Wikipedia:

    “È figlia di Leonard François, originario di Haiti, e di Tamaki Ōsaka, una giapponese dell’isola di Hokkaidō, dove i due si erano conosciuti nel periodo in cui François studiava a New York. Si sposano ma vengono ostacolati dal padre di lei e si trasferiscono a Ōsaka, dove nel 1997 nasce Naomi. A lei e alla sorella Mari, che a sua volta sarà una tennista professionista, viene assegnato il cognome Ōsaka per facilitarne l’integrazione in una società che può essere ostile con gli stranieri, in virtù della legge giapponese che consente ai figli di una donna locale e di un un uomo straniero di prendere il cognome della madre. Nel 2000 la famiglia si trasferisce a Valley Stream, località della Long Island nello Stato di New York, nella casa dei genitori di François.”

    Il nonno materno della “Osaka” secondo l’odierna vulgata liberalprogressista è un “razzista” perché contrario all’unione contronatura della figlia con un ne(g)ro. Eh sì, guai a voler impedire che la propria figlia non deve rinunciare al proprio onore e alla propria dignità per frequentare e farsi contaminare da un ne(g)ro, altrimenti è uno sporco “razzista di merda”. Ma almeno in Giappone penso esistano ancora quelli come il nonno materno della “Osaka”, anche nelle realtà metropolitane, il problema è che qui da noi in Europa e negli Stati Uniti non esistono più padri bianchi come si deve che impediscono alle proprie figlie anche soltanto di rivolgere la parola ad un ne(g)ro. Che è una cosa sacrosanta.

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