VOGHERA, TESTIMONI SCAGIONANO ASSESSORE: “MAROCCHINO STAVA PER COLPIRLO ANCORA”

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La ricostruzione del ferimento mortale dello spacciatore Youns El Boussetaoui è affidata a tre testimoni chiave, scagiona completamente l’assessore eroe.

Tre clienti del bar Ligure che martedì sera si trovano davanti al locale proprio nel momento in cui Massimo Adriatici e la vittima si incontrano. E che hanno assistito al momento dello sparo. Si trovavano in punti diversi della scena, sul piazzale davanti al bar di piazza Meardi, ma la loro versione è concorde.

Tutti e tre scagionano il nostro eroe: dicono di avere visto lo spacciatore marocchino colpire «l’uomo al telefono» e poi di avere visto la vittima dell’aggressione, caduta per il colpo ricevuto, sparare da terra verso lo straniero.

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Confermando quindi il video che tutti abbiamo visto ma aggiungendo anche il particolare dello sparo da terra: in pratica, l’assessore, trovandosi in situazione di inferiorità e pericolo ha agito per legittima difesa.

Non solo.

Due testimoni, i più vicini, riferiscono di una seconda aggressione: l’uomo a terra avrebbe sparato mentre lo straniero si avvicinava per colpirlo ancora. Solo uno di loro, un giovane cliente, dà una versione leggermente diversa. Conferma di avere visto l’assessore con la pistola in mano sparare verso l’immigrato ma nega la seconda aggressione. Dice, anzi, che lo straniero «era fermo», in piedi, e che l’assessore gli ha sparato subito non appena è caduto per terra. Una ricostruzione, tuttavia, per il giudice non del tutto attendibile, perché in contraddizione con quanto si può intuire dalla visione del filmato, dove si intravede l’immigrato muoversi con uno scatto verso l’assessore anche dopo che è già a terra.

Come sia possibile avere confermato l’arresto dell’assessore alla luce di due testimonianze concordi con il video, che quindi sappiamo mostrare, nella parte non pubblica, che l’assessore ha sparato per difendersi da una seconda aggressione.

La prima testimone sentita è una donna con il cane che si trova all’interno del bar. Racconta di avere visto a un certo punto arrivare il marocchino, che conosce e che in altre occasioni era stato gentile con lei. Stavolta, invece, è molesto, tanto da calciare una sedia contro l’animale. La ragazza a quel punto si allontana per paura, anche perché l’uomo la insulta: «Tanto siamo tutti cani», dice. Fuori dal locale nota un cittadino italiano, mai visto prima, intento a telefonare. «All’improvviso il nordafricano si è avvicinato all’uomo con il telefono e lo ha colpito, facendolo cadere a terra – racconta la donna ai carabinieri –. L’uomo, visto che il suo aggressore si avvicinava di nuovo, ha estratto una pistola e ha fatto fuoco contro il cittadino nordafricano».

Sul posto c’è un’altra persona, un uomo che si trova fuori dal locale, nell’angolo nascosto di una telecamera di corso XXVII Marzo che intanto riprende la scena. È in compagnia di un altro amico, che però in quel momento si trova dentro. Sente il cane abbaiare e vede in quel momento il cittadino nordafricano scagliare una sedia contro un cane e insultare la proprietaria. Dal tavolo dove la donna si trova prende una bottiglia di birra e la porta fuori, per scagliarla in mezzo alla piazzola del locale. «Poi si è rivolto al cittadino italiano che stava parlando al telefono – dice il testimone –. Lo ha colpito all’improvviso facendolo cadere. Da terra l’italiano ha estratto una pistola e ha esploso un colpo verso il suo aggressore».

Il testimone aggiunge di avere visto a quel punto la vittima piegarsi per proteggere l’addome e barcollare fino ad accasciarsi a terra.

Questo testimone viene sentito dai carabinieri mercoledì pomeriggio, il giorno dopo il fatto. Racconta ai militari che si trovava al bar per bere una birra quando è entrato il cittadino marocchino. «Si è avvicinato e mi ha detto: perché non mi saluti?». A quel punto il giovane esce dal locale per evitare problemi e resta vicino al muro e alla balaustra. Vede l’uomo con il telefono e il marocchino avvicinarsi e colpirlo. «Quando è finito a terra vedevo che in mano a quest’uomo era comparsa una pistola e da terra mentre era sdraiato puntava la pistola allungando il braccio verso Younes, che ricevuto il colpo si è portato le mani all’addome, si è girato su se stesso e dopo è caduto a terra». Secondo il testimone, l’uomo italiano avrebbe estratto la pistola solo quando era a terra.

Ma c’è anche un’altra versione della testimonianza, raccolta dagli avvocati della famiglia della vittima, Debora Piazza e Marco Romagnoli. In questa versione aggiunge un dettaglio: dice che non c’è stata una seconda aggressione. «Ho visto un signore italiano che stava parlando al telefono, Youns lo ha spinto e l’italiano è caduto in terra sulla schiena. A quel punto mentre era a terra ha estratto la pistola dal fianco e gli ha sparato un colpo a sangue freddo». Dice di non avere visto una seconda aggressione: «Youns era fermo. L’italiano non ha sparato per sbaglio, ha preso la pistola, l’ha puntata verso Youns e subito ha sparato».

Suggeriamo di indagare sui due avvocati del marocchino. Un uccellino ci ha detto cose. L’uccellino ha la stessa valenza di questo testimone.




6 pensieri su “VOGHERA, TESTIMONI SCAGIONANO ASSESSORE: “MAROCCHINO STAVA PER COLPIRLO ANCORA””

  1. Perché, c’è bisogno di queste giustificazioni?? Non basta prendersi un pugno per difendersi???
    No comment. Io spero solo e mi auguro che tutti i dem e sinistri crepino dal più piccolo al più grande.

  2. MAROCCHINI DI MMMERDA AVETE IL FIATO MARCIO, I DENTI DA CAPRA E I NASONI DA CORNACCHIE.
    Le camere a gas e la vivisezione sarebbero ancora troppo poco per sta razza di scimmie spastiche e malvage.

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