LA SINISTRA VUOLE DISARMARE GLI ITALIANI: NOI VOGLIAMO UNA TAGLIA SUGLI SPACCIATORI

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Dopo il caso dello spacciatore marocchino eliminato durante un’aggressione a Voghera, Enrico Letta, segretario del Partito democratico, getta la maschera su quali siano i piani del suo partito che odia gli italiani: disarmarli davanti all’invasione.

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Perché non basta scaricare orde di criminali ogni giorno. Gli autoctoni vanno resi impotenti difronte all’invasione.

Secondo lui bisognerebbe porre lo stop alle armi private: “In giro con le armi solo poliziotti e carabinieri. È un giorno triste. Saranno gli inquirenti e autorità giudiziarie a decidere. Nessuno si sostituisca a loro”.

Anche dal Movimento 5 Stelle arriva una delirante presa di posizione tipica di quel partito di analfabeti poltronari. “È un fatto drammatico e grave che andrà chiarito dalle autorità inquirenti. Invitiamo la Lega a stare al suo posto. La ricostruzione dell’accaduto non è questione di competenza del Carroccio”, sostengono fonti grilline. Le opposizioni al Consiglio comunale di Voghera stanno valutando se presentare una mozione di sfiducia rivolta sia al sindaco Paola Garlaschelli sia all’assessore Adriatici.

Più Adriatici e meno Di Maio. Più pistole e meno reddito di cittadinanza agli scrocconi. Loro vi vogliono obesi sul divano, non armati davanti a loro.

Scrive Enrico Letta: “Una cosa dobbiamo e possiamo farla: stop armi private”. Il commento, affidato a Twitter qualche ora dopo l’esplosione delle polemiche legate alla drammatica sparatoria di Voghera, è intriso della stessa ideologia pacifista che negli Stati Uniti ammanta la crociata dei democratici contro i repubblicani. Il colpevole non è mai la pistola in sé, che altro non è che uno strumento. Questa, infatti, può essere usata sia per difendersi sia per aggredire. Ed è qui che entra in campo la giustizia: il suo compito sarà appunto quello di accertare perché l’assessore alla Sicurezza, Massimo Adritici, ha premuto il grilletto contro il 39enne marocchino Youns Boussetaoui. Non a caso, compiute alcune attività istruttorie, il magistrato incaricato ha deciso di “ammorbidire” l’accusa: non più omicidio volontario ma eccesso colposo di legittima difesa. Insomma, checché ne dicano i progressisti, che vorrebbero Adriatici già rinchiuso in galera, il processo deve essere ancora scritto e non può essere usato politicamente per attaccare Salvini e la Lega, sotto accusa ora per aver “fomentato il clima d’odio” e la “violenza verbale”, o limitare l’uso delle armi che in Italia è già pressoché inesistente.

A Voghera le opposizioni al Consiglio comunale stanno valutando se presentare una mozione di sfiducia rivolta non solo ad Adriatici (già autosospeso) ma anche (non si capisce bene il perché) al sindaco Paola Garlaschelli. “Le sta sfuggendo la gestione della propria Giunta, che comunque si è scelta”, è l’accusa che le viene mossa contro dalla capogruppo piddì, Ilaria Balduzzi. Anche a livello nazionale la caccia alle streghe è partita di gran carriera. Il Carroccio ha subito fatto quadrato (prima con l’eurodeputato pavese, Angelo Ciocca, e poi con Matteo Salvini in persona) invitando tutti a rispettare il lavoro degli inquirenti che stanno cercando di capire se sia stata eccessiva o no la difesa messa in atto dallo sparatore. “Letta ha già deciso che è colpevole e ovviamente è colpa mia, a prescindere…”, ha commentato oggi il leader leghista contrario a far passare per “macellaio ed assassino” una persona “che ha semplicemente difeso se stessa e i suoi concittadini”.

Una prima ricostruzione dei fatti ha messo in luce l’ubriachezza molesta del marocchino che, all’interno del locale, avrebbe a più riprese infastidito i clienti. Adriatici sarebbe intervenuto proprio per invitarlo a darsi una calmata e a levare le tende. Ne sarebbe, quindi, nato un alterco durante il quale sarebbero volati una bottiglia di vetro e pure qualche spintone. In questa baraonda, l’assessore sarebbe finito a terra e inavvertitamente avrebbe sparato il colpo fatale per il marocchino. L’esame balistico accerterà la traiettoria e la veridicità del resoconto. I testimoni, però, devono già aver confermato la ricostruzione del leghista visto che, come abbiamo scritto all’inizio dell’articolo, l’imputazione è stata ammorbidita. “Youns El Boussetaoui era una persona cattiva – spiegano all’Agi alcuni vogheresi – in città è conosciuto perché importunava le persone e faceva gesti violenti. Una volta aveva rotto la vetrina di un bar”. Di precedenti, infatti, il nordafricano (pregiudicato e irregolare) ne aveva davvero una sfilza. A guardare il suo casellario giudiziale ce n’è davvero per tutti i gusti: reati contro il patrimonio, spaccio di sostanze stupefacenti, truffa, resistenza a pubblico ufficiale e minacce. Ma non è questo il punto. Altrimenti si finisce di fare il gioco di chi pensa, come Gad Lerner, che nella Lega “sparare agli africani è una vocazione”.

Una politica seria non demonizza la pistola in quanto tale. Si può, infatti, uccidere con mille altri armi improprie, in una infinità di modi inimmaginabili. Il compito di una politica seria è piuttosto circoscriverne l’uso all’interno di quello che è un sacrosanto diritto del singolo: la legittima difesa. Tocca, invece, al magistrato spetta verificare se l’imputato ha agito entro quel confine delimitato dalla legge. Per questo non ha alcun senso condannare, come fa per esempio Laura Boldrini, un assessore perché “gira armato”. Come se la legge prevedesse che alcune categorie, con regolare porto d’armi, possano farlo e altre no. Per questo, ancora una volta, bisognerebbe abbassare i toni, evitando magari di trasformare Voghera in una terra di nessuno dove ci si spara quotidianamente per strada, e non premere l’acceleratore della propaganda per guadagnare un pugno di voti in più. “Quando qualcuno muore è sempre una sconfitta – ha fatto notare Salvini – ma prima di giudicare e condannare bisogna andare cauti”.

Tutta questa articolessa per uno spacciatore clandestino con una lista di reati e decreti di espulsione: qualunque sia la dinamica, l’assessore è innocente a prescindere.

Devono avere paura di stare in Italia. Devono sapere che gli italiani sono in grado di difendersi dalle loro angherie e violenze.

Ed è proprio questo che disturba Letta e Lerner, e tutta la sinistra: ci sono italiani che sparano all’aggressore che loro scaricano in Italia. Per loro è intollerabile. Loro vi vogliono vittime silenti.

Vi tappano la bocca con le loro leggi sul sedicente ‘odio razziale’, che non valgono quando un africano fa a pezzi una ragazzina italiana, ma valgono se un italiano spara agli spacciatori africani. E poi vi disarmano.

Sono nemici del popolo. Non vogliono cittadini, vogliono sudditi.

Noi, invece, proponiamo una taglia di Stato su tutti gli spacciatori. Che non devono avere alcun diritto. Gli spacciatori sono la feccia dell’umanità, e devono essere eliminati. Serve una ‘legge Duterte’ che preveda la libertà per i cittadini di eliminarli in cambio di un premio in denaro. Perché gli spacciatori devono avere dei diritti?




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