‘Profughi’ cacciati da Rimini: “I turisti qui vogliono dimenticare la società multietnica delle loro città”

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Alla fine fa un passo indietro Rita Rolfo, presidente della Croce rossa. I quaranta ragazzi restano nella casa a monte della Statale, dietro all’aeroporto. La fascia turistica per loro è “off limits” e dopo le proteste degli Albergatori (“niente profughi nella fascia turistica”) non raggiungeranno l’hotel di Rivazzurra. Troppo clamore.

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«Parto dal presupposto che la Croce rossa risolve problemi e non li crea – commenta la presidente Rolfo -. Considerata la bufera e le telefonate poco carine, ci fermiamo. Resto però perplessa sul fatto che ci siano zone adatte e altre non adatte, l’inclusione è inclusione».

«Vorrei tutelare giovani che hanno già i loro problemi, alcuni non stanno bene, hanno visto il peggio. Ho riflettuto: ci fermiamo. È una decisione presa anche nel rispetto di chi ha paure economiche, siamo tutti disastrati per colpa del Covid. Fino a tre giorni fa non sembrava ci fossero problemi così importanti, ora vediamo se riusciamo a restare nello stesso posto».

«Dicono che il turista si lamenta, ma ripeto, sono ragazzi che vanno a scuola, lavorano, fanno commissioni in giro per Rimini con gli operatori. Di quale problema si sta parlando? Noi dobbiamo dare un servizio, ci blocchiamo, però i migranti arrivano lo stesso».

«Abbiamo seguito tutte le procedure e per entrare aspettavamo di terminare l’iter come da prassi».

Patrizia Rinaldis, presidente dell’Aia Rimini dice una cosa ‘fantastica’ senza rendersene conto: «Ognuno di noi risponde eticamente a se stesso. Qua si tutela l’economia del territorio in un momento drammatico a causa della pandemia. Ognuno di noi in vacanza vuole dimenticare la quotidianità di ogni genere. So anche io che ormai la comunità è multietnica, nelle città chiunque lo vive ogni giorno, serenamente, non dico di no. Ma quando si raggiunge il luogo delle ferie, per una settimana, dieci giorni, vuoi dimenticare. Nessuno è contro l’inclusione, molti ragazzi profughi hanno lavorato e lavorano nelle nostre aziende, io stessa li ho sempre avuti. Qua il discorso è un altro, è economico. Per questo chiediamo di salvaguardare la fascia turistica».

In sostanza: la società multietnica fa schifo, e chi è costretto a viverla a Milano, poi in vacanza la vuole dimenticare.

Ma, ci chiediamo: perché si deve essere costretti a vivere in una società che fa schifo? Si cede al ricatto del ‘razzismo’. Come se fosse normale avere africani che vivono a milioni in Europa. Non lo è. Questa fase storica di qualche decennio non è la normalità, è un esperimento criminale.

Altra cosa: lei non li vuole intorno ma ama sfruttarli nei suoi hotel. Il problema italiano sono anche gli imprenditori senza scrupoli.

Se non vuoi che ci siano, non devi neanche assumerli per risparmiare quattro soldi.




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