Il genocidio degli italiani nelle sale parto: 6 mln uccisi in 42 anni per sostituirli con 6 mln di immigrati

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Gli accoglioni pubblicano foto di piccoli immigrati affogati. Uccisi dalla foga umanitarista delle anime belle, usati come scudi umani per aprire i porti all’invasione.

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Ma il vero genocidio non è nel Mediterraneo. E’ nelle pance delle nostre donne. E’un genocidio che non possiamo mostrare, e che quindi non fa notizia. Innocenti che vengono affogati, ogni giorno, da quarantadue fottuti anni.

Ne hanno eliminati così quasi sei milioni. Sei milioni di bambini italiani eliminati nei lager. E che hanno sostituito con gli immigrati: che infatti sono proprio quasi sei milioni. Credete sia un caso? No, era il piano fin dall’inizio dei cultori dei diritti.

Come se il diritto di una donna ad eliminare il proprio figlio fosse superiore al diritto del bambini di nascere. Una follia. Un omicidio. La scusante è che nulla può interferire tra il diritto alla felicità della donna e la donna. E allora, perché il manager meneghino non può avere il diritto a stuprare? Se l’altro è solo oggetto, tutto è possibile. Tutto diviene tale se l’unica discriminante è il soddisfacimento del proprio sé.

E diciamo una cosa che nessuno dice: gli italiani non hanno mai votato l’approvazione dell’aborto. Ma solo l’approvazione dell’aborto terapeutico: donna a rischio che abortisce. Peccato che in quel rischio i medici abbiano fatto entrare tutto.

Intorno ai 5 miliardi di euro. Dopo 42 anni e quasi 6 milioni di bambini abortiti in Italia, il gruppo di lavoro composto da economisti, medici e giuristi, con il patrocinio della Sibce (Società Italiana per la Bioetica e I Comitati Etici), dell’Aigoc (Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici), della Fondazione Il Cuore in una Goccia, e di Pro Vita & Famiglia, ha presentato, in una conferenza stampa che si è tenuta a Roma, presso la sala Giubileo della Lumsa, il primo rapporto sui costi di applicazione della legge 194/1978 “e individuato numerose crepe, lacune e contraddizioni della legge sull’aborto – spiega una nota- Come ci si addentra nel ‘pianeta aborto’, si scopre un abisso che separa la teoria dalla realtà”.

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“Tutto questo ha un costo, non solo in termini di vite umane, ma anche di relazioni, di equilibri sociali – si legge nel comunicato -. Lo studio ha quantificato, attraverso una rigorosa analisi dei primi quarant’anni di applicazione della legge, il costo finanziario – peraltro sottostimato – sostenuto dalla collettività per la pratica abortiva, in un tempo, come il nostro, in cui le risorse economiche a disposizione del sistema sanitario risultano drasticamente limitate e che richiedono pertanto un’equa distribuzione sociale. Per produrre questa serie di oggettivi fallimenti i contribuenti italiani hanno dovuto impiegare ingenti risorse economiche. Si può stimare che nei primi quarant’anni di applicazione della legge il costo cumulato per il finanziamento degli aborti legali si sia aggirato appunto intorno ai 5 miliardi di euro (circa 120 milioni di euro all’anno), una somma che se fosse stata accumulata ogni anno, a fronte di un ‘accantonamento’ totale (in termini reali) di 4 miliardi e 847 milioni, sarebbe valutabile in un fondo che avrebbe maturato rendimenti per 6 miliardi e 362 milioni di euro fino a raggiungere una capitalizzazione totale di 11 miliardi e 209 milioni di euro”.

Eppure, continua la nota, “nonostante questa storia fallimentare, non sembra ancora possibile una presa di coscienza collettiva di quel che ha comportato la legalizzazione e la gratuità della pratica abortiva nel nostro Paese. L’analisi proposta in questo rapporto dovrebbe viceversa fare sorgere quanto meno una domanda: perché a carico del contribuente?”.

Alla fine della conferenza stampa è stato lanciato l’Osservatorio permanente sull’applicazione della legge 194 composto dal gruppo di lavoro sul report ma aperto ad enti, istituzioni e singole persone che vogliano aderire. L’Osservatorio “fornirà un servizio necessario e dovuto alla collettività, considerando in particolare quanto sia importante la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale – conclude il comunicato – specie in questo momento in cui la pandemia ha imposto ingenti sforzi in termini umani e monetari”.

Brandi (Pro vita): spesi miliardi con Sistema Sanitario Nazionale in crisi, politica valuti

“La ricerca svolta dal gruppo di studio sui costi di applicazione della legge 194, dura da un anno, è stata una impresa davvero ‘originale’, la prima in Italia e in Europa. L’analisi è stata condotta in maniera molto rigorosa e senza tener conto di molti costi relativi alla procedura abortiva che per vari motivi non sono stati considerati. È stato un lavoro necessario: la rilevazione dei costi di applicazione di una legge costituisce una delle componenti inevitabili di qualsiasi seria valutazione della politica in questione. In questo ambito ancor più urgente vista la crisi endemica in cui versa il Ssn: mancano letti, personale sanitario, farmaci, e sono in atto vere e proprie ingiuste discriminazioni verso gli strati più fragili della popolazione: lo denuncia la Federazione delle Cure palliative, e la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (Sigg), le associazioni che si occupano di persone con disabilità. Sarete quindi certamente interessati a scoprire in che misura le risorse dei contribuenti sono state impiegate per l’implementazione della legge 194, e in che misura queste spesa ha ottenuto gli scopi che il legislatore 40 anni fa diceva di perseguire attraverso la legalizzazione dell’aborto”. Così in un messaggio Toni Brandi, presidente di Pro Vita e famiglia, in occasione della presentazione a Roma del rapporto sui costi di applicazione della legge 194.




5 pensieri su “Il genocidio degli italiani nelle sale parto: 6 mln uccisi in 42 anni per sostituirli con 6 mln di immigrati”

  1. Abrogare la legge 194/78 non farà tornare l’Italia un paese fecondo e né ci farà recuperare i 6 milioni di italiani a cui è stato impedito di nascere. Ma abrogarla sarebbe un atto moralmente dovuto verso di loro, e costituisce la principale causa storica della nostra demografia malata. Nessuno è obbligato a fare figli, ma sopprimere un concepito è un delitto spacciato per diritto. Chi non vuole figli, o prende precauzioni o si astiene dai rapporti sessuali e si masturba.

    Comunque, se aspettiamo questa destra politica ufficiale per abrogare la 194/78, stiamo freschi.

    La cosa che più mi indigna è l’atteggiamento favorevole verso l’aborto da parte di chi si autodefinisce liberale. Un liberale non può essere abortista, perché dal momento in cui fa del sostegno alle libertà individuali i suoi principi, deve tutelare anche la libertà del concepito di poter venire al mondo. “La tua libertà finisce dove inizia la mia”, è il principio-base del liberalismo, per cui una donna non può in nome della propria libertà opprimere quella del bambino che porta in grembo di nascere. Non è un caso che la Bonino è abortista, perché il radicalismo rappresenta un liberalismo spinto e senza limiti, in cui prevale il concetto della libertà intesa come anarchia, di una libertà che opprime quella altrui.

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