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Lamorgese riapre i centri accoglienza chiusi da Salvini: c’è un esercito invasore da ospitare

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I numeri in crescita esponenziale degli sbarchi lungo le coste italiane scatenano il governo a caccia di case per ospitarli.

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I prefetti iniziano a muoversi.

«Molti cas (centri per l’accoglienza straordinaria, ndr) sono stati chiusi nell’ultimo periodo e ora ci ritroviamo con l’urgenza di trovare spazi per ospitare richiedenti asilo», spiega il prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto.

Chiusi al tempo di Salvini, ora vogliono riaprirli.

Ad esempio, l’ex centrale missilistica di Conetta, al confine tra Venezia e Padova, che tanto ha fatto discutere negli anni del suo funzionamento, oggi non c’è più come è stato smantellato, sempre restando nel Veneziano, il centro di Jesolo. Vogliono riaprire tutto per ricominciare il business degli sbarchi.

Nel Padovano, invece, l’ex caserma Bagnoli quest’estate diventerà una piscina all’aperto ad accogliere le famiglie che non lasciano la città. Solo per citare tre dei casi maggiori che hanno sollevato proteste e malumori politici a destra come anche a sinistra.

«Ma non ci sono più nemmeno molti centri minori, più piccoli», si lamenta Zappalorto, il cui pregio migliore come prefetto sta nel nome.

In pratica, l’Italia sta facendo un salto indietro nel tempo di tre o quattro anni quando erano migliaia gli arrivi quotidiani alle nostre coste nel periodo estivo.

I 13.303 sbarchi da inizio anno (nel 2020 erano stati 4.305 e nel 2019 solo 1.218) di cui 4.290 solo nell’ultimo mese, «preoccupano e non poco», ammette il prefetto veneziano. Anche perché la pandemia non è conclusa. E così, quando il Viminale ha informato che di qui a breve arriveranno 25 richiedenti asilo, destinati al Veneto sulla base della suddivisione delle quote, i rappresentanti locali del governo si sono messi a controllare la situazione delle strutture (da un’indagine fatta in pieno lockdown nell’aprile 2020 ne risultavano 476 di accreditate nella regione).

Capito che business. Che diffusione capillare dell’invasore sulle nostre coste?

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A breve, Venezia pubblicherà il bando per l’accoglienza di 500 scrocconi in cui sarà chiesto di avere una stanza per l’isolamento in caso di contagi. «Vogliamo evitare di trovarci in emergenza – continua Zappalorto – anche perché ci vuole almeno un mese per reperire e aprire posti». Lo stesso farà anche Verona (Padova slitta tutto a luglio) ed è facile che altri capoluoghi di provincia si organizzeranno, se non altro perché i vecchi bandi risalgono a tempi pre-Covid. «Confermo – dice il prefetto di Verona Donato Cafagna – stiamo per procedere con le gare per l’accoglienza. È vero che nell’ultimo anno abbiamo liberato alcune strutture e che oggi i numeri sono ancora gestibili ma tutto va valutato in prospettiva».

Secondo i dati dell’Interno, elaborati ad aprile dalla Fondazione Moressa, oggi in Veneto ci sono 4.387 richiedenti asilo, di cui 3.766 ospitati nei cas. Al primo posto, per numero di scrocconi ospitati: Verona con 1.302 persone accolte. E da inizio anno sono arrivati un centinaio di profughi. «Stiamo assistendo alla ripresa degli arrivi dalla Libia e dalla Tunisia (il 58 per cento di chi sta sbarcando sulle nostre coste proviene dall’Africa e il 17 dal Bangladesh riferiscono i dati ministeriali, ndr). Inoltre qui da noi è ripartita la rotta balcanica – aggiunge Zappalorto – circa due settimane fa abbiamo trovato 50 persone».

Non si tratterebbe di un caso isolato: alla spicciolata, dai confini giuliani ci sarebbero sempre ingressi di immigrati. Nell’ottica, quindi, di «valutare in prospettiva», come sostiene Cafagna, adesso che si sta allentando la pressione del Covid, le prefetture iniziano ad attrezzarsi nel caso in cui i numeri dei nuovi richiedenti asilo quest’estate aumentassero, come succede di solito, e la suddivisione delle quote tra le regioni ripartisse. Un’ipotesi non proprio remota, a detta di Zappalorto. «Al momento attendiamo queste 25 persone – continua – poi vedremo, meglio comunque essere pronti a fronte delle enormi difficoltà che ci sono nei territori quando si parla di accoglienza». Le tensioni, negli anni del boom di sbarchi, con residenti e amministrazioni locali, erano all’ordine del giorno e si teme che l’emergenza sanitaria non abbia migliorato la situazione. «Con la pandemia non sono cambiate le cose – conclude – Resta l’avversione degli enti locali ad accogliere i profughi».

Ma loro se ne fregano dei cittadini, pensano solo ai clandestini. Che loro definiscono ‘profughi’.

Il governo costruisce sempre più centri di accoglienza per accogliere invasori, intanto gli italiani rimangono senza casa.

A questo link trovate i piani di costruzione di nuovi centri di accoglienza in tutta Italia.

La lista completa ma non aggiornata. Ad oggi sono molti di più.

In fondo alla pagina la lista per regioni.

La mappa aggiornata al 2021 solo dei centri SIPROIMI, quelli dei lusso:




2 pensieri su “Lamorgese riapre i centri accoglienza chiusi da Salvini: c’è un esercito invasore da ospitare”

  1. SIPROIMI, nome assegnato da Salvini al progetto SPRAR introdotto da Minniti. Cambiando il nome della prugna in pera, il prodotto non cambia, fa cacare lo stesso.

  2. Hanno voluto chiudere la base missilistica gli antimilitaristi, ora al posto dei missili e militari si trovano immigrati africani.

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