Formigoni si riprende il vitalizio grazie alla legge sul Reddito di cittadinanza

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Una legge dei grillini restituisce il vitalizio a Roberto Formigoni. Quella sul Reddito di cittadinanza.

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È esattamente così che stanno le cose. Per capirlo dobbiamo fare un viaggio a ritroso. E tornare al 193o (VIII E.F.), anno in cui, il novellato Codice penale aveva stabilito che l’interdizione dai pubblici uffici fosse seguita dal blocco dello stipendio e della pensione purché, s’intende, «a carico dello Stato». Nel 1966 la Corte Costituzionale dichiarò illegittima la disposizione «limitatamente alla parte in cui i diritti in esso previsti traggono titolo da un rapporto di lavoro». Una pronuncia che faceva salva, appunto, proprio la pensione (cui è ora equiparato il vitalizio), la cui erogazione trovava fondamento nei contributi versati dal lavoratore. Un anno dopo si adeguava anche il Parlamento, disponendo che chi avesse maturato diritto ad una pensione non potesse perderlo neanche a seguito di una condanna.

Da quel dì tutto è filato via liscio come olio. Fino al 2019, anno del varo del Reddito di cittadinanza. All’articolo 18 della legge di conversione del relativo decreto, un elenco fissa infatti tassativamente i casi in cui è possibile sospendere l’erogazione di una pensione di vecchiaia. Eccoli: l’aver riportato condanna definitiva per reati di mafia e/o terrorismo; l’essersi sottratto all’esecuzione della pena. Formigoni non rientra in nessuno di essi. Il vitalizio glielo aveva sospeso una delibera dell’Ufficio di Presidenza del Senato, che ora la decisione della commissione Contenziosa ha reso carta straccia. E proprio grazie alla legge che ha istituito il reddito di cittadinanza.




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