La Francia si mangia il sistema produttivo italiano: sinistra vota contro la difesa della nostra economi

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Il motivo è molto più prosaico: il sistema produttivo italiano è forte e resistente perché, a differenza di quello di altri Paesi, Francia compresa, è più diffuso. Ma se avere diverse imprese invece di pochi giganti è un bene per il tessuto economico e sociale, diventa un problema di competitività nel sistema globale se dietro queste imprese non c’è una coordinazione del sistema bancario e dello Stato. Stato che dovrebbe proteggere le nostre imprese e creare sistemi che le rendano ‘giganti’ perché unite. Mantenendo così i pro delle due situazioni.

Il peso degli investitori francesi a Piazza Affari è in aumento nel 2020 e gli istituzionali, come grandi fondi o banche d’affari, sono diventati l’8% del totale della categoria, dal 7% del 2019. Tra di loro ci sono Amundi, Lazard, Bnp, Axa, Lixor, per citarne alcuni. Secondo i dati di Borsa Italiana consultati dall’Adnkronos, tra case di investimento e partecipazioni rilevanti (insider), gli investitori francesi sono 157 nel 2020, 33 in più di un anno prima, e pesano per circa 13,59 miliardi di euro, ossia il 2,6% della capitalizzazione del Ftse Mib a fine 2020, che era circa 519 miliardi di euro. A fine 2019, la stessa percentuale era il 2,5%.

Con l’arrivo di Peugeot e dello Stato francese, che possiedono il 13,4% di Stellantis, quota che oggi vale poco più di 7 miliardi, la Francia arriva ad avere in mano circa il 4% di Piazza Affari. Percentuali che salirebbero se si potesse calcolare il peso del retail e delle quote di minoranza su cui si mantiene riserbo. Gli investitori francesi, ad ogni modo, sono ancora poca cosa rispetto al peso di Stati Uniti e Regno Unito, che con i big del risparmio gestito (vedi BlackRock, Vanguard, State Street) possiedono complessivamente circa il 50% delle quotate.

La differenza, però, la fa il tipo di investimento, che nel caso dei ‘partner’ francesi è per lo più industriale, e quindi a lungo termine, mentre nel caso degli Usa è in gran parte finanziario. L’avanzata della Francia alla conquista di aziende italiane (quotate e non) è un fatto. In passato, i casi più eclatanti sono stati Parmalat, Edison, Bnl o i grandi brand del lusso passati a Lvmh come Bulgari, Loro Piana e Fendi. In anni più recenti ha destato preoccupazioni l’attivismo di Vivendi, che in poco tempo ha conquistato quote rilevanti nel capitale di Mediaset e Telecom.

Le ultime grandi operazioni hanno riguardato due big dell’imprenditoria italiana ma sono state amichevoli: è il caso di Luxottica, ormai fusa in EssilorLuxottica, e Fca, diventata Stellantis dopo il matrimonio con Peugeot. L’ultima, che ha suscitato clamore e perplessità tra alcuni esponenti politici, è stata l’acquisizione nell’ottobre 2020 di Borsa italiana da parte di Euronext, la società che controlla i principali listini europei a guida francese, dove Parigi ha un peso rilevante nell’azionariato con la sua Caisse des Dépôts et Consignations. Secondo Maurizio Novelli, gestore del Lemanik Global Strategy Fund, in Svizzera, il problema è che “i francesi hanno una strategia, l’Italia no”.

L’atteggiamento di ‘conquista’ adottato dai cugini d’oltralpe “trova riscontro nei fatti già da diversi anni: dopo la crisi del 2008 la Francia ha attuato una politica mirata di investimenti per acquistare società italiane indebolite dalla crisi”. Più di recente, i radar dei francesi si sono spostati su società più piccole: è significativo, ad esempio, l’ingresso della società tlc Iliad nel capitale di Unieuro con una quota del 12%, mentre la banca valtellinese Creval potrebbe presto passare al Credit Agricole, se la sua opa andrà a buon fine.

Lo shopping dell’industria e degli imprenditori francesi tra le società italiane non finirà molto presto. “Il problema è che non abbiano una politica industriale mirata” e, dopo l’emergenza Covid, “l’approccio francese è destinato ad aumentare, soprattutto se l’Italia passerà un altro periodo di debolezza economica e gli imprenditori cominceranno a vendere”, fa notare Novelli. Il passaggio della Borsa di Milano a Euronext non dovrebbe cambiare molto: il trend è già in atto.

Hanno votato per dare la nostra cittadinanza ad un egiziano, non si capisce bene il perché, ma votano contro la difesa del nostro sistema finanziario:

Oggi, infatti, l’aula della Camera ha approvato con 406 voti favorevoli e 50 astenuti la mozione di maggioranza sul ruolo del Ministero dell’Economia nell’ambito del processo di vendita della società Borsa Italiana. Bocciata la mozione di FdI a prima firma Meloni che chiedeva al governo anche «il corretto e tempestivo utilizzo delle norme sulla golden power». Nel pomeriggio è intervenuta la leader di Fratelli d’Italia. «La sinistra – puntualizza Meloni – fa cadere nel vuoto l’appello di FdI e boccia alla Camera la nostra mozione per tutelare l’assetto strategico, l’autonomia e la governance di Borsa Italiana SpA, difendere la stabilità finanziaria dell’Italia e la sicurezza dei nostri asset, anche attraverso l’uso tempestivo del golden power».

«Su questo tema il Parlamento avrebbe dovuto dimostrare unità e parlare con una voce sola. Ma il Pd e il M5S hanno scelto di votare contro solo per ragioni ideologiche. E forse per non riconoscere all’opposizione la paternità di una proposta di buon senso. Sono felice che tutto il centrodestra abbia sostenuto la mozione di Fratelli d’Italia. È un grande segnale di compattezza, che conferma l’unità della coalizione nella battaglia a difesa degli interessi nazionali italiani», conclude Meloni. Nei giorni scorsi la leader di FdI dalle colonne di Milano Finanza, era intervenuta sull’acquisizione di Borsa Italiana da parte dei francesi attraverso il consorzio franco-olandese Euronext.

Per Giorgia Meloni l’operazione espone «ancora di più l’Italia a operazioni di tipo predatorio». «Da anni la presenza francese nel tessuto produttivo italiano si è moltiplicata. Andando ad occupare ruoli di primo piano anche nelle aziende e nelle infrastrutture strategiche». La leader di Fratelli d’Italia aveva ricordato che «all’indomani della nascita del governo Draghi Fratelli d’Italia ha chiesto al premier di intervenire con urgenza nell’organizzazione dei nostri servizi. Per creare una forte struttura di intelligence economica e difendere i nostri asset. Tema sul quale, negli ultimi anni, è totalmente mancata una adeguata attenzione da parte dell’Italia».

Lollobrigida dal canto suo avverte: «Preoccupa che anche stavolta i partiti della sinistra si siano confermati così smaccatamente ottusi e ideologici. Hanno respinto un dispositivo che aveva come unico obiettivo la protezione e il rafforzamento del ruolo dell’Italia nel sistema finanziario nazionale e internazionale. Forse il problema era rappresentato dal fatto che a presentare il testo sia stato il leader dell’opposizione? Bene che il centrodestra si sia espresso in modo unito e compatto, le nostre battaglie non si esauriranno certo con il voto di questa mattina».




3 pensieri su “La Francia si mangia il sistema produttivo italiano: sinistra vota contro la difesa della nostra economi”

  1. Questo è il liberismo economico, quello del più mercato e meno Stato. Quando lo Stato non interviene nell’economia nazionale, il saccheggio dell’apparato produttivo da parte degli stranieri è inevitabile. Ci vuole un sistema dirigista e al contempo corporativo, dove lo Stato governa l’economia al fine di evitarne i possibili effetti distorsivi e funge da “arbitro” tra capitale e lavoro.

    1. Giusto. Lo Stato ETICO che “governa l’economia al fine di evitarne i possibili effetti distorsivi e funge da ‘arbitro’ tra capitale e lavoro” l’abbiamo avuto il secolo scorso dopo il 1922 fino al 1943 – in Nord Italia sino ai primi mesi del 1945.

  2. quando le forze politiche padane
    stanno scientemente ammazzando il loro stesso elettorato
    ma cosa pensiate che gliene possa mai fregare
    delle questioni produttive italiane?

    sapete cosa scrivono i leghisti
    dopo aver visto il video della dottoressa Tanja Erichsen che sviene in tv?
    ” per i vaccinati sarebbe opportuno portare dei cuscini dietro la testa o qualcosa che li protegga negli svenimenti”

    Hanno trovato la soluzione.

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