Un milione di piccoli islamici, le ‘banlieus’ italiane bruciano: “Odiare gli italiani”

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Oggi vi raccontiamo la breve storia di Mohammed, ‘profugo’ albanese, in Italia con un permesso per protezione umanitaria, residente a Cremona, espulso dopo anni perché risultato essere un estremista islamico.

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Parliamo di un kosovaro 39enne espulso “per motivi di sicurezza dello Stato” quando Salvini era ministro.

Esponente di spicco delle comunità islamiche kosovare di Mantova e Cremona, il profugo era finito nel mirino degli inquirenti per aver esternato idee radicali durante le lezioni coraniche impartite a giovani musulmani.

Gli approfondimenti svolti hanno fatto emergere la sua vicinanza ideologica con noti predicatori di origine balcanica di orientamento filo-jihadista.

La presenza nel suo circuito relazionale di soggetti contigui all’estremismo islamico, nonché il suo attivismo on-line nel diffondere contenuti radicali sono stati, tra l’altro, gli indici di pericolosità che hanno condotto all’allontanamento dal territorio nazionale. Lo straniero, al quale è stato revocato lo status di protezione, è stato rimpatriato dalla frontiera aerea di Roma-Fiumicino.

Qui ci sono da analizzare e mettere in evidenza diverse cose:

  • Perché un kosovaro era ancora in Italia come profugo, visto che la ‘guerra’ in Kosovo è finita un decennio fa.
  • Perché in Italia ci sono le madrasse stile Pakistan dove si insegna il Corano.
  • Perché si deve aspettare che uno sia ‘estremista’ per togliere la protezione umanitaria, quando le condizioni per cui l’aveva ottenuta, se mai ci sono state, erano chiaramente finite.
  • Se oggi abbiamo un problema per poche centinaia di kosovari accolti come profughi, figuriamoci quanti ne avremo tra dieci anni con il quasi milione ‘accolto’ dal PD.

E, poi, un’altra cosa: ricordiamoci che una volta diventati italiani non si potranno più espellere.

E’ urgente tornare allo ius sanguinis abrogato nel 1991, da un parlamento abusivo come quello scorso che voleva definitivamente affossarci come popolo, approvando lo ius soli

Nel 2006 i nuovi italiani erano stati 35.260. L’anno dopo crebbero del 29 per cento, nel 2008 di un altro 18, nel 2009 del 10 per cento circa e nel 2010 dell’11 per cento. In quell’anno le acquisizioni di cittadinanza erano state 65.932: in meno di un quinquennio si era registrato un incremento dell’85 per cento. Il 2011 ha fatto segnare una stasi, con un passo indietro del 15 per cento. Ma dal 2012 il ritmo ha ripreso a galoppare anno dopo anno, fino a toccare il livello record del 2016, con circa 202mila cittadinanze: quasi sei volte più di dieci anni prima. Nel 2002, secondo il primo dato ufficiale disponibile dell’Istat, erano appena 12mila. In quattro anni, dal 2012 al 2016, le cittadinanze concesse sono raddoppiate: da 101mila a 202mila.

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Questa rincorsa ha portato l’Italia a conquistare anche il primato europeo delle cittadinanze concesse. Dalle 53.696 del 2008 si è passati alle 146.605 del 2017: quasi tre volte in più.

Il Regno Unito, secondo in questa speciale graduatoria, ha registrato 123mila nuovi sudditi della regina Elisabetta mentre il terzo Paese, la Germania di Angela Merkel, ne ha annoverati 115mila e la Francia di Emmanuel Macron si è fermata a 114mila. Nella classifica delle acquisizioni di cittadinanza, l’Italia domina dunque incontrastata. Dieci anni fa eravamo al quinto posto, superati da Paesi che richiamavano molti più stranieri: Francia, Regno Unito, Germania e Spagna. Oggi l’Eldorado dei non comunitari siamo noi. Nei dodici anni dal 2006 al 2017 compresi, l’Italia ha acquisito 1.138.052 nuovi cittadini. E il nostro è anche il Paese che mostra l’andamento più coerente rispetto alle altre nazioni Ue: una tendenza di crescita evidente, costante e sostenuta, almeno fino a tutto il 2016.

Quanto alla provenienza, la gran parte è originaria di Albania e Marocco, i Paesi che hanno sempre fornito il maggior numero di nuovi italiani. Albanesi e marocchini sono i più interessati a conseguire il passaporto italiano: su cento residenti in Italia di queste nazionalità, 7,3 lo ottengono. Molto meno interessati sono altre etnie che pure costituiscono comunità nazionali molto numerose nel nostro Paese, come romeni, cinesi e filippini.

La percentuale di acquisizione di romeni è ferma all’1,3. Del resto, la Romania fa già parte dell’Unione europea e i suoi cittadini possono già muoversi liberamente all’interno dei ventotto Paesi dell’Ue. Cinesi e filippini restano fortemente legati alle tradizioni e alla cultura dei loro luoghi di origine. Percentuali più significative fanno invece segnare indiani, bangladesi, pakistani, tunisini, peruviani, macedoni ed egiziani.

Più che degli sbarchi, il boom delle richieste di cittadinanza è conseguenza delle sanatorie che hanno accompagnato ogni cambio delle leggi sull’immigrazione. Regolarizzazioni massicce sono seguite alla legge Martelli del 1990, al decreto Dini del 1995, alla Turco-Napolitano del 1998 e anche alla Bossi-Fini del 2002, che pure inasprì le norme in materia. Nel 2006 il secondo governo Prodi varò una sanatoria mascherata quando il decreto flussi allargò il diritto di ottenere il permesso di soggiorno a tutti i richiedenti: non è un caso che il massimo storico delle cittadinanze sia stato registrato esattamente dieci anni dopo quell’operazione.

L’ultima sanatoria risale al 2009, quella riservata all’emersione di colf e badanti. In quell’occasione furono presentate 300mila domande. Secondo l’Istat, negli anni Novanta più del 60% dell’aumento della presenza straniera in Italia è stato legato alle regolarizzazioni.

Sono numeri di cui avevamo già parlato. E anche nel triennio seguente c’è stata un’altra crescita. Parliamo in questi anni di più di 1 milione di non italiani diventati tali sulla carta. Di questi quasi 1 milione islamici. Un corpo estraneo. Un tumore che rischia di espandersi nel tessuto sociale fino a renderlo irriconoscibile. Sono quelli che cacciano la polizia dai ‘loro’ quartieri:

La rivolta del quartiere islamico contro la polizia italiana: “Questa è casa nostra” – VIDEO

Giornali e politici di ‘destra’ hanno preso questi numeri come la prova che lo ius soli non serva perché, dicono, la legge attuale funziona già nel dare la cittadinanza agli immigrati. Folli.

Sono dati allarmanti. Semmai indicano che già senza Ius Soli la situazione è sfuggita completamente di mano, figuratevi cosa sarebbe accaduto se fosse stato approvato. Figuriamoci cosa accadrebbe se vincesse quel folle espatriato di Letta.

ISIS l’aveva detto: “Abbiamo terroristi con cittadinanza italiana”

Ma già così stiamo allevando migliaia di futuri terroristi islamici.

Serve, per evitare la scomparsa del popolo italiano, un ritorno allo Ius Sanguinis integrale che blocchi la concessione della nostra cittadinanza a questi individui.

Migliaia di islamici pronti a diventare italiani come Mohammed di Trieste

Qualcuno, ad esempio, deve spiegarci perché ci si preoccupa tanto, giustamente, dell’origine degli animali:

Maxi frode: 12mila agnelli romeni spacciati per italiani

E non di quella degli uomini. Eppure, l’identità di un individuo e di un popolo che è la somma di quella degli individui che lo compongono, è ciò di più sacro che possa esistere.

IUS SOLI, vogliamo una legge di cittadinanza sul modello Nigeria

Quindi è urgente tornare allo ius sanguinis. Ma anche bloccare i famigerati ricongiungimenti familiari: perché negli ultimi anni è così che arrivano 200mila immigrati l’anno. Anche quelli che sgozzano, come Said. E quelli che cacciano la polizia dai quartieri occupati.




3 pensieri su “Un milione di piccoli islamici, le ‘banlieus’ italiane bruciano: “Odiare gli italiani””

  1. scusate
    ma chi sta vaccinando i leghisti come maiali,
    con tutte le gravissime ed irreversibili conseguenze che ne conseguiranno?

    L’Imam
    oppure Zaia, Fedriga, Fontana, Tosi, Tesei
    con la regia dall’alto del fuoriclasse?

  2. Se lo hanno abolito nel’91 vuol dire che i comunisti merdosi sapevano del loro declino in un lontano futuro.Questi oltre che essere comunisti del cazzo erano pure veggenti.Di certo NON deficenti.

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