Il folle piano di Brunetta: assumere 150mila dipendenti pubblici l’anno

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Lo Stato italiano deve dimagrire quanto a burocrazia. Chi esce non va sostituito perché l’Italia ha troppi dipendenti pubblici.

Il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta è tornato sul tema del ricambio generazionale degli statali e sulla necessità di assumere “almeno 150 mila giovani l’anno per ripristinare un minimo di turn over serio qualitativo e quantitativo”. L’immissione di giovani preparati è legata ai nuovi concorsi, più snelli, senza carta e penna, digitali. “Sto cambiando le regole gioco del reclutamento dei dipendenti pubblici, le regole dei concorsi, perché altrimenti non si può fare il ricambio generazionale, lo sviluppo del turn over, migliorare gli skills e non si possono avere i volti della Repubblica in grado di interpretare la modernità. E’ una cosa complicatissima, facile a dirsi e difficile a farsi” ha detto durante un webinar organizzato da Pwc Italia in media partnership con Sky.

Lui deve migliorare gli ‘skills’. Ma vai a cagare e impara l’italiano. Magari lo impari anche il giornalista durante un ‘webinar’. Più sono incapaci e più usano inutili termini inglesi. La lingua più stupida del mondo.




6 pensieri su “Il folle piano di Brunetta: assumere 150mila dipendenti pubblici l’anno”

  1. L’inglese è una lingua come un’altra. E’ stata assunta al ruolo di “lingua franca” per le comunicazioni? E va bene, cambiarla dopo tanto sforzo sarebbe semplicemente cretino. Ciò non significa che la si debba infilare dappertutto: gli Italiani che si rivolgono ad altri Italiani usino l’italiano, non l’inglese (né altre lingue); le parole forestiere non siano ammesse se miscelate alle lingue delle varie culture quando si usano nel loro ambito territoriale, e non valga solo per l’inglese, VIETARE i cartelli multilingue, IMPORRE a chi giunge in Italia per qualsiasi ragione (sì, anche per turismo) di usare l’italiano nelle proprie relazioni sul posto, in particolare in quelle con gli enti e con i funzionari che ci lavorano. Tra gli enti dai quali bandire la comunicazione multilingue sia compresa la scuola, che NON DEVE ESSERE UN ORGANO DEPUTATO A INSEGNARE L’ITALIANO A CHI, STRANIERO, SI TROVA SUL NOSTRO TERRITORIO. L’italiano lo imparino a proprie spese PRIMA di intraprendere il viaggio (che comunque si auspica breve e di andata-e-ritorno). Nella scuola italiana occorre diffondere un italiano di qualità, appreso nelle sfumature e in modo articolato (oggi la linea è alquanto al ribasso, e non va bene per niente – chi fatica, aumenti gli sforzi). Difendere la propria identità significa anche dare spazio a questi accorgimenti.

    Riconosciamo all’inglese il valore che indubbiamente ha…

    1) come validissima e dignitosissima lingua madre per chi vive in nazioni anglofone
    2) come lingua franca ormai acquisita e dunque da preservare nel suo ruolo di comunicazione interculturale

    Neghiamo la penetrazione delle lingue straniere (inglese incluso ma non unico idioma foresto) in ogni altro ambito. Come? Per cominciare, acquisendo per primi un italiano di qualità, USANDOLO in modo esclusivo e PRETENDENDO che venga usato in modo esclusivo anche da chi comunica con noi (fingere di non comprendere quel che viene comunicato con termini provenienti da altri ambiti linguistici, quali che siano, e non fanno eccezione certi ambiti dialettali “interni”, davvero troppo invadenti, se usati fuori dalla propria area di origine).

    “Esclusivo”, in italiano, ha un significato preciso, deriva dal verbo “escludere”, chiudere fuori. Gli Italiani imparino ad avere atteggiamenti esclusivi, perché in un mondo aggressivo (come è sempre stato) gli atteggiamenti esclusivi sono una salvaguardia per la propria sicurezza da una miriade di punti di vista.

    Pure Brunetta se ne faccia una ragione. Lìho sempre trovato e lo trovo tutt’ora un personaggio improponibile, e non solo per quanto ho appena esposto.

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