Africano ammazza gatto e lo arrostisce: sindaco PD lo nasconde a spese dei contribuenti per evitare ritorsioni

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Ripreso in video mentre su un fuoco improvvisato di fronte alla stazione di Campiglia arrostisce la carcassa di un gatto. La parabola italiana dell’ivoriano di 24 anni senza fissa dimora, balzato alle cronache a giugno dello scorso anno, si è chiusa nei giorni scorsi con il rimpatrio volontario in Costa d’Avorio. Da mesi aveva spostato il suo raggio d’azione in terra piombinese. E come base aveva scelto un magazzino di proprietà comunale al Cotone. Ma la fama per il suo gesto ai danni di quell’animale lo aveva seguito.

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Riavvolgiamo il nastro. La mattina del 30 giugno 2020 l’uomo si è reso protagonista di un fuoco improvvisato sul marciapiede di fronte alla stazione di Campiglia dove per ore, dalla notte all’alba, ha arrostito la carcassa di un gatto. La scena è stata immortalata in un video che ha fatto il giro (internazionale) dei social, scatenando un fiume di commenti. Rabbia e sdegno.

«Ho trovato il gatto morto in strada – raccontò l’uomo al Tirreno –. Tutte le notti sono qui verso le tre. Quando ho visto l’animale morto ho pensato di prenderlo per cuocerlo e mangiarlo».

Il Comune di Campiglia Marittima, PD, invece di cacciarlo, aveva attivato i servizi Sociali, trovato una sistemazione per metterlo al “riparo da eventuali ritorsioni”.

Insoddisfatto di quella soluzione l’ivoriano aveva fatto perdere le sue tracce nel giro di pochi giorni.

Originario della Costa d’Avorio il ventiquattrenne è arrivato in Italia nel 2018. E prima della denuncia per uccisione di animali senza necessità e con crudeltà, a norma dell’articolo 544 bis del codice penale, che non prevede l’arresto. Ospite per un periodo al centro per immigrati Le Caravelle, che si trova a qualche chilometro di distanza dalla stazione, a Riotorto, noto per le proteste degli ospiti contro il cibo, evidentemente preferiscono i gatti.

Da tempo era senza fissa dimora. Aveva chiesto lo status di protezione internazionale, ma gli era stato ovviamente rifiutato. Al provvedimento aveva fatto opposizione ed era in attesa del pronunciamento del Tribunale di Firenze. Nel frattempo ammazzava i gatti.

Impossibile conoscere le ragioni che lo avevano portato a scegliere di stabilirsi al Cotone, utilizzando come alloggio un magazzino comunale all’interno di un parco pubblico. La sua presenza non è passata inosservata, tanto da rimediare nel tempo altre denunce per occupazione abusiva e disturbo della quiete pubblica. Eppure è sempre stato monitorato dai carabinieri che non hanno mai avuto motivo di ritenerlo un pericolo sociale. Figurati, cucinava ‘solo’ gatti.

Eppure sono state numerose le segnalazioni arrivate in Comune da chi vive in zona.

In collaborazione con associazioni accreditate alla Prefettura l’ivoriano è stato inserito in un programma di rimpatrio volontario. L’avvio del percorso si è incagliato all’ambasciata della Costa d’Avorio che avrebbe dovuto inviare la documentazione. La soluzione è arrivata nei giorni scorsi.




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