Metà imprese italiane a rischio chiusura, soluzione FMI: più tasse

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Una “mappa della solidità” delle im-
prese indica che “circa il 45% di esse
è strutturalmente a rischio: esposte a
una crisi esogena, subirebbero conse-
guenze tali da metterne a repentaglio
l’operatività”. E’ quanto emerge da un
rapporto dell’Istat sulla competitività

La crisi legata al Covid ha accentuato
il divario Nord-Sud. L’allarme per sei
regioni il cui tessuto produttivo ri-
sulta ad alto rischio combinato, cinque
appartengono al Mezzogiorno (Abruzzo,
Basilicata, Calabria, Campania e Sarde-
gna) e una al Centro Italia (Umbria).

In questo contesto, arriva il FMI:

Fmi:tasse sui ricchi e sui redditi alti
“I governi dovrebbero considerare tasse
più alte sui ricchi per pagare i conti
del Covid”. Lo sostiene il Fondo Mone-
tario Internazionale.

“Un contributo temporaneo alla ripresa
dal Covid” da fare pagare ai redditi
più alti consentirebbe di ridurre le
disuguaglianze.

In tale maniera “aumenterebbe la proba-
bilità di una mobilità intergenerazio-
nale”, considerato che i giovani sono
coloro che stanno pagando il prezzo più
alto della crisi dovuta alla pandemia.

No. No. No. Non dobbiamo tassare i ricchi che producono reddito in Italia. Dobbiamo far pagare montagne di tasse alle multinazionali come Google e Facebook che non producono alcuna ricchezza e che razziano moneta in Italia e negli altri Stati per poi parcheggiarla esentasse alle Cayman attraverso l’Irlanda. Non è un caso che Bezos, l’uomo più ricco del mondo sia concorde col piano di aumento delle tasse voluto da Biden: i suoi soldi sono al sicuro come tutti i soldi dell’1 per cento dell’uno per cento.

Il contrario sarebbe folle. Perché andremmo a punire chi crea ricchezza invece di chi se la porta via.

Dieci ‘paradisi fiscali’ ricevono la maggior parte dei profitti delle multinazionali: tre sono Paesi europei – Lussemburgo, Paesi Bassi e Svizzera – e poi ci sono i soliti noti, Isole Cayman, Singapore, Bermuda, Porto Rico. Sono i dati di un recente studio dell’Ictd, International Centre for Tax and Development, con sede nel Regno Unito, che ha evidenziato come le multinazionali abbiano spostato un migliaio di miliardi di dollari in profitti dal luogo in cui si svolge l’attività economica verso i ‘paradisi fiscali’, privando gli Stati di oltre 200 miliardi di dollari in entrate.

Lo studio si basa principalmente sui dati disponibili relativi soltanto al 2016, forniti dalle stesse aziende, resi pubblici dall’Ocse per la prima volta nel 2020. I ricercatori dell’Ictd hanno anche scoperto che le multinazionali con sede negli Stati Uniti e nelle Bermuda si servono del trasferimento degli utili in modo massiccio.

L’elusione fiscale delle multinazionali incide su Paesi ad alto reddito, come Stati Uniti, mentre si stima che Italia, Germania o Francia perdano almeno un quarto della loro base di profitto a causa del trasferimento degli utili, afferma l’economista. Nel 2017, un’indagine del Consorzio internazionale di giornalisti investigativi – Paradise Papers – ha rivelato che sono oltre 100 società multinazionali, tra cui Apple, Nike e il produttore del Botox, Allergan, a servirsi dei paradisi fiscali.




3 pensieri su “Metà imprese italiane a rischio chiusura, soluzione FMI: più tasse”

  1. Le tasse devono pagarle tutte, multinazionali comprese. Ma compiere un’estorsione ai danni delle imprese che danno lavoro in Italia e producono ricchezza, come purtroppo ormai si fa da molti decenni, assolutamente no. Semmai bisogna aumentare le tasse sui prodotti industriali finiti di importazione extra-UE, e destinare il ricavato per sovvenzionare le imprese che intendono avviare certe attività industriali che in Italia non si fanno più.

    1. E BASTA CON STO MEZZOGIORNO DEL CAZZO SOLO XCHÉ SON TUTTI TERRONI AL GOVERNOOOOOO!!!LA DISTRUZIONE É GENERALE PORCA TROIA E SI PAGANO TASSE SOLO X MANTENERE NEGRI E COMUNISTI!!!!FA TUTTO CAGARE IN ITALIA, SIAMO PEGGIO DEL BURUNDI(X NOI), SE SEI NEGRO HAI TUTTO!!!BASTA!!!

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