Casarini voleva soldi in cambio di clandestini: “Abbiamo i creditori alle calcagna” – VIDEO

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FINTI TENTATIVI DI SUICIDIO SULLE NAVI DELLE ONG PER IMPORRE GLI SBARCHI

Casarini si lamentava di avere i creditori alle calcagna e per questo era necessario massimizzare il traffico:

Tentativi di suicidio mai riscontrati, malattie diagnosticate da un medico che non sapeva neanche trovare una vena per un prelievo, gravidanze inesistenti e, soprattutto, l’ombra di un consistente pagamento per prendersi a bordo i migranti. Dall’inchiesta della Procura di Ragusa sulla Ong Mediterranea e la nave Jonio, capitanata da Luca Casarini, emergono circostanze inquietanti sulla vera natura di quei “salvataggi in mare”.

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Emblematico il caso del salvataggio di 27 migranti avvenuto da parte della Ong lo scorso agosto e conclusosi a settembre con l’immancabile approdo in Italia, a Pozzallo. A raccontare il quadro ricostruito dalla Procura di Ragusa è Fabio Amendolara su La Verità, riportando ampi stralci degli atti dell’inchiesta, dai quali emergono tutte le incongruenze fra il racconto dei “soccorritori”, guidati da Luca Casarini, e i riscontri degli investigatori, basati anche sulla stessa documentazione delle navi coinvolte. La vicenda, infatti, non coinvolge solo la Mare Jonio, ma anche la petroliera danese Maersk Etienne.

I migranti erano a bordo di quest’ultima e furono poi trasferiti sulla nave della Ong, che per questo “servizio” ricevette un compenso che, come emerge dalle intercettazioni, faceva esultare Casarini in questi termini: «Domani a quest’ora potremmo essere con lo champagne in mano a festeggiare perché arriva la risposta dei danesi». Proprio nel giornale di bordo della Maersk Etienne manca qualsiasi riferimento ai tre tentativi di suicidio tra migranti denunciati dall’equipaggio della Mare Jonio, secondo il quale in tre si sarebbero lanciati dalla petroliera danese. La circostanza era utile a rimandare il quadro di una situazione insostenibile, ma, per gli inquirenti, «rimane allo stato non compiutamente riscontrata». Insomma, ci sarebbe il racconto, ma mancherebbero le prove.

Qualcosa di simile sarebbe successo anche nella descrizione delle condizioni di salute fisica e mentale dei migranti. Nella relazione all’Usmaf, l’ufficio di sanità marittima, il tema medico della Mare Jonio descrisse la situazione sulla Maersk Etienne come gravemente compromessa. «Alcuni (migranti, ndr) presentano disturbi del tratto gastro enterico; diarrea; ematochezia; episodi emorroidari; vomito; epigastralgie oli purulente; infezioni cutanee; coliche renali; stranguria; ematuria; tendenze autolesioniste; intenti suicidiari. Uno in particolare presentava manifestazioni psico somatiche di profondo stress».

Peccato che, come emerso dalle intercettazioni, alla guida di questo team medico vi fosse una dottoressa neolaureata caratterizzata da una assoluta «sprovvedutezza professionale», come scrivono gli investigatori. Le intercettazioni, infatti, l’hanno captata mentre chiedeva un consulto perfino su come trovare una vena per un prelievo. O sull’«accertamento di stati di ipotermia e disidratazione». In questo stesso contesto lo staff medico di bordo diagnosticò a una donna con dolori addominali una gravidanza che, invece, non c’era. Ma che certo era buona a suffragare l’idea di una estrema fragilità dei migranti a bordo. Il rapporto, comunque, prima ancora che dalla procura di Ragusa, dovette suonare strano allo stesso medico delegato dell’Usmaf a Pozzallo. Il professionista, infatti, certificò che «nulla di patologico emerge di obiettivamente rilevabile». Non a caso nessuno dei 27 migranti descritti in condizioni così drammatiche dallo staff della Mare Jonio ebbe bisogno di cure ospedaliere.

Non solo. Per i pm che hanno firmato il decreto di perquisizione «si ha motivo di affermare che l’intervento della Mare Jonio non risulti coperto nemmeno dalla scriminante del dovere di soccorso». «Va rilevato – proseguono i magistrati – che, benché la Mare Jonio si sia accollata il completamento di una operazione di search and rescue iniziata da un’altra unita navale battente bandiera danese […] l’intera operazione risultava concepita e portata a termine per finalità che pare non perfettamente compatibile con il fine solidaristico proprio delle Ong che operano nel Mediterraneo Centrale allo scopo dichiarato di salvare migranti».

Dalle intercettazioni, del resto, emerge come questo “salvataggio” dal punto di vista economico sia stato una manna dal cielo per la Ong. «Abbiamo svoltato e possiamo pagare stipendi e debiti», diceva Casarini, dopo aver auspicato di poter brindare con lo champagne. Il riferimento era al «rimborso» atteso dalla danese Maersk per essersi accollati i 27 migranti. Il contenuto e il tenore delle conversazioni è ricostruito in un servizio di Quarta Repubblica. Vi si parla di una richiesta di 270mila euro, per ottenerne la metà. Obiettivo pressoché centrato se, come riporta ancora La Verità, la società armatrice della Mare Jonio, «la Idra social shipping, srl con finalità commerciali», alle fine avrebbe spuntato un risarcimento di 125mila euro.




Un pensiero su “Casarini voleva soldi in cambio di clandestini: “Abbiamo i creditori alle calcagna” – VIDEO”

  1. Però lo si deve dire: è un onest’uomo! Chiedeva soldi per un traffico illecito, è vero, ma soltanto per rimanere nella legalità pagando le fatture!
    Ma và a dar vì i ciàp, spurgo di centro sociale…

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