Buonisti distruggono l’opera in ricordo di Pamela, il papà: “Non vi è bastato farla a pezzi?”

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Una lettera aperta, straziante e dolorosa, sui Social per dire “basta” e chiedere di lasciare “in pace” sua figlia, Pamela Mastropietro, la diciottenne romana violentata, uccisa a coltellate e fatta a pezzi dal richiedente asilo Innocent Oseghale, su mandato morale di una ben nota parte politica, a Macerata il 29 gennaio del 2018.

Stefano Mastropietro, nella lettera postata sulla pagina facebook dedicata alla ragazza ammazzata, smembrata e infilata in due trolley da quello che la sinistra definiva ‘profugo nigeriano’, rivela i terribili attacchi subiti e perfino i danneggiamenti all’opera che le è stata dedicata in piazza Re di Roma, nel quartiere San Giovanni, dove la giovane era nata e viveva.

E non è la prima volta che qualcuno profana la memoria di Pamela.

In precedenza qualcun altro aveva tolto la foto di Pamela Mastropietro dal giardino di via Spalato, dove si trova l’appartamento degli orrori. Ora l’ultimo sfregio alla ragazza morta.

Non è il solo caso. A Macerata il Pd aveva impedito di erigere un monumento in sua memoria. Meglio un monumento all’integrazione dei nigeriani.

“Basta. Lasciate in pace mia figlia Pamela. Potete pensarla come volete sul perché e sul per come sia morta, potete offendere, infangare, colpevolizzare e giudicare noi genitori, ma lasciate stare lei. Che fastidio vi da’, ormai? Avete, ancora una volta, profanato la sua memoria, danneggiando l’opera che, per lei, era stata apposta a piazza Re di Roma, nella sua città, lo scorso 30 gennaio, terzo anniversario dai quei tragici e demoniaci fatti“, scrive, su Facebook, il papà.

“Non vi è bastato leggere (anche se non è detto che ne siate capaci) del suo corpo vilipeso, senza più una goccia di sangue, tagliato in più di venticinque pezzi, della nostra impossibilità di darle un ultimo saluto, il giorno in cui la vedemmo nella bara, per il pericolo che il suo corpo, faticosamente ricomposto, e neanche per intero, si sfaldasse sotto la pressione del nostro ultimo abbraccio terreno – dice il papà di Pamela. – Non vi è bastato darle della tossica e della “poco di buono”, sui social, o su qualche scritta sui muri, non conoscendo nulla della sua storia e di chi fosse veramente. Non vi è bastato rubare la sua fotografia o i suoi peluche“.

“Non vi è bastato leggere (ma, come detto, dubito che ne siate capaci) di due sentenze che, comunque andrà, hanno accertato la ferocia di colui che si è accanito sul suo corpo. No, non vi è bastato, figli dell’ignoranza. Dovevate, ancora una volta, offendere un simbolo a lei dedicato – prosegue Stefano Mastropietro. – Che ne sapete voi della droga? Che ne sapete voi della sofferenza che si prova a cercare di strappare una figlia a quel mondo, a cui purtroppo è avvinghiata a causa di un maledetto male psichiatrico, di cui in molti si sono approfittati? Che ne sapete del dolore di un genitore, chiamato a rispondere delle proprie azioni (fatte anche di errori, per carità, ma commessi certamente in buona fede, in un mondo dove tutto corre e dove il compito di accudire la cosa più bella che hai è sempre più complesso e difficile) davanti ad un corpo martoriato, con il cuore di una figlia, che spesso ha battuto all’unisono con il tuo, strappato via dal suo petto, ritrovato a parte in un sacchetto?”.

“Che ne sapete delle notti insonni trascorse ad immaginare i suoi ultimi momenti? Si sarà resa conto della fine che stava per fare? Quanto avrà sentito male? Quanto avrà sofferto? E perché diavolo è andata via da quella Comunità dove, con tanta speranza, era stata ricoverata, per curare, innanzitutto, il male della sua anima? – si chiede il papà di Pamela nella lettera. – Come è possibile che, a rispondere di tutti quei tragici e sventurati accadimenti, sia stata chiamata a rispondere una sola persona, condannata sì all’ergastolo, ma mai quanto noi? Che ne sapete del valore di quella fotografia o di quei peluche? O di quell’opera che, al di là se possa piacere o no, rappresenta un ricordo, da relegare non solo nell’intimo di una famiglia distrutta per sempre, ma nella coscienza della collettività, a presente e futuro monito di non abbassare o, meglio, di alzare, la guardia contro certi fenomeni, senza paura o ipocrisie? In gioco c’è la salute e la sicurezza di tutti, infatti, e, comunque la si pensi, certi fatti devono servire per riflettere e migliorare”.

“Perché non accada ancora, si potrebbe auspicare, se vivessimo in un mondo utopistico, o perché accada sempre meno, facendo i conti, invece, con quella che è la realtà – incalza Stefano Mastropietro. – Se così non fosse, si finirebbe con l’essere complici, sicuramente morali, di colui o coloro che compiono certi crimini, dallo spaccio alla violenza sessuale, all’omicidio, al resto”.

“Non sapete leggere, ho scritto prima. Forse è così. O forse no, pensandoci bene. Perché, in questa storia, abbiamo anche scoperto la grettitudine di chi magari dice di saper leggere, di essere un intellettuale (tra cui qualche giornalista o sedicente opinionista), di essere colui che difende i diritti all’autodeterminazione di tutti – si toglie qualche sasso dalla scarpa il papà di Pamela – salvo poi affermare, in maniera più o meno diretta, che Pamela, mia figlia, se la sia quasi andata a cercare e, quindi, a meritare, la fine che ha fatto“.

“Innestando nelle menti, allora, il pericoloso modo di ragionare secondo cui, allora, pure il barbone che dorme alla stazione potrebbe andarsi a cercare, magari, di essere bruciato da qualche squilibrato, così come la prostituta di essere menata o abusata, così come una donna vestita con una bella gonna violentata, e via dicendo”.

“Fate semplicemente schifo. Questa è la verità – conclude Stefano Mastropietro – Sono stato in silenzio in molti frangenti, ma ora sono io a dire basta. Per tornare a quanto da ultimo accaduto, dunque, denuncerò il fatto, e non sia mai dovesse essere preso l’autore o gli autori di questo ultimo, indegno gesto, vorrò incrociarne lo sguardo. Per guardare dal vivo l’ignoranza che, quando offende la memoria di un morto, rende colui che ne viene guidato, il più meschino tra gli uomini”.

Buonisti di merda. Voi siete la stirpe inferiore tra gli uomini.




18 pensieri su “Buonisti distruggono l’opera in ricordo di Pamela, il papà: “Non vi è bastato farla a pezzi?””

  1. Il Signor Stefano Mastropietro è stato un GRAN SIGNORE, nello scrivere quella lettera colma di tutto l’ amore che un padre sa dare e che glielo hanno spezzato, in tutti i sensi.
    Cari buonisti come ai cristiani Dio raccomanda di “nutrirsi della sua parola quotidiana”, altrettanto io faccio con voi nel farvi leggere questa lettera. Una lettera composta e commovente.

    1. Infatti, bisogna guardare il lato “positivo” della vicenda. Perché questi buonisti del ca**o facendo queste cose altro non fanno che gettarsi merda da soli di fronte all’opinione pubblica, che magari così comprende quali razza di individui sostiene gli immigrati.

  2. E ne prende le distanze. Devono danneggiarsi la reputazione da soli, che è l’unico modo affinché la maggioranza delle persone passa dalla nostra parte, quella dei “razzisti cattivi”.

  3. E’ veramente curioso che molti di coloro che hanno dato della drogata a Pamela, faccia parte dei cessi sociali, che da sempre si battono per ‘liberalizzalaaaa!’, e sono ben noti assuntori e clienti proprio dei pusher nigeriani, tra gli altri.

  4. Forse i tempi non saranno ancora maturi. Con ciò non intendo esprimere frasi fatte o discorsi triti.
    Quel che penso è che il sistema globalista è ancora forte e se un santo patriota agisse cercando di liberare l’Italia da tutte le sue piattole e cercasse in ogni modo di ripristinare il normale equilibrio antropologico italiano, darebbe l’opportunità a troppi figli di mignotta di recitare la parte dei buoni, che accusando lo stesso leader patriota di ogni male, eliminandolo all’istante senza alcuna resistenza(vista la docilità della popolazione prona ad ogni padrone) e portando nuova linfa alla fin troppo non consumata, narrazione ufficiale.

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