ONG spagnola ha coperto lo scafista: scaricato a Reggio di nascosto – FOTO

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Tre foto. Negli scatti, un presunto scafista che cintura e tubo di ferro in mano si rivolge ad alcuni migranti stipati in uno dei tanti barconi in viaggio nel mediterraneo. Nel mezzo, l’arrivo dei volontari di una Ong e – a quanto pare – l’assoluta non curanza dei membri dell’equipaggio rispetto ai soprusi. Il presunto scafista – secondo quanto riporta La Repubblica – sarebbe poi stato ripreso mentre passeggiava come se nulla fosse al porto di Reggio Calabria. Nessuno lo ha denunciato.

«Le foto – pubblicate da La Repubblica – sono state scattate da un agente sotto copertura, che nel 2017 ha finto di essere un volontario e sono diventate per la procura di Trapani un atto d’accusa contro una Ong». I comandanti e capi missione sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso. Il materiale raccolto dall’agente infiltrato è nelle mani dei giudici: voci registrate, foto e immagini saranno fondamentali in un eventuale processo. Nelle registrazioni compare il comandante di una nave che in una circostanza rispose a muso duro ad un collaboratore: «Ti ho detto seimila volte che io a bordo ho altri ruoli e non quello di fare la spia o l’investigatore». Il pool del procuratore facente funzione Maurizio Agnello contesta al comandante di «non aver fornito informazioni alla polizia sugli scafisti». Il capitano che non è un membro della Ong, era alla guida dell’imbarcazione affittata dall’organizzazione senza fini di lucro e nel periodo più difficile dei salvataggi in mare pare non si sia mai tirato indietro come confermato da un volontario: «la priorità di tutti è stata sempre quella di salvare vite umane». Ma allora perché nessuno ha segnalato la presenza di presunti scafisti a bordo?

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Un episodio dell’inchiesta porta dritti in Calabria e più precisamente al porto di Reggio. Come emerge dalla relazione dell’agente infiltrato, «il comandante indicando un giovane con la maglietta bianca e il numero tre sulla manica, disse: Ha picchiato i migranti». Il capitano si riferiva al presunto scafista e questa per gli investigatori è la prova schiacciante del fatto che fosse a conoscenza dei soprusi ma avesse preferito tacere. Nei giorni scorsi – come riporta La Repubblica – «la procura di Trapani ha chiuso l’indagine nei confronti di 21 persone che operarono fra il 2016 e il 2017 a bordo di tre diverse navi». Sul tavolo ci sarebbero altre foto.




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