*CTS CHIEDE LOCKDOWN NAZIONALE DURO*

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Un anno dopo siamo allo stesso punto. Chi ha governato deve essere processato per i morti e per la distruzione economica e sociale.

L’attuale situazione pandemica in Italia richiederebbe subito un lockdown duro. In alternativa, l’unico compromesso possibile e’ quello di una zona rossa automatica nel momento esatto in cui si supera la soglia dei 250 contagi per 100mila abitanti. Questa la posizione del Comitato tecnico scientifico che, secondo quanto apprende l’AGI, avrebbe ‘caldamente’ suggerito al governo di ancorare l’automatismo a questa soglia oltre la quale la gestione sanitaria diventa fuori controllo. Il limite dei 250 casi compare nel dpcm che entra in vigore oggi, ma rimette ai governatori la possibilità di decidere se attuare o meno la zona rossa. Per il Cts pero’ il cambio colore non dovrebbe essere facoltativo alla luce della condizione di stremo in cui versa il Paese. D’altronde, i dati aggiornati del monitoraggio settimanale ieri parlavano chiaro: la situazione epidemiologica segna un peggioramento, l’Rt è in salita e si fissa a 1,06. E si tratta di dati in ‘ritardo’ di 15 giorni. Forse troppo vecchi, secondo gli esperti che fanno appello a una revisione del sistema.




6 pensieri su “*CTS CHIEDE LOCKDOWN NAZIONALE DURO*”

  1. Letto bene?
    250 “contagi” ogni 100.000 abitanti.
    Non “casi”, cioè casi clinici, malattie.
    Ma “contagi”, cioè insulse positività ad un esame che rinviene filamenti forse compatibili con un virus.
    É una pandemia, come del resto c’è una gravissima pandemia di azoto, che ormai é ovunque.
    Tutti i documenti approvati e tutte le discussioni di questo comitato dovrebbero essere sottoposti al vaglio di tutti; tutto dovrebbe essere pubblico e pubblicato. Tutto.
    E costoro, prima di dar fiato alle trombe, dovrebbero avere la certezza che ogni idiozia, voluta o meno, dolosa o negligente, gratuita o prezzolata, che aggravi il danno al paese ed alla mente delle persone, sarà prezzata alla cassa, e arriverà il momento di pagare, ciascuno per il bene, o il male, che avrà fatto.

    1. Liuk, in questi giorni sconsolanti è una consolazione imbattersi in una persona che sa interpretare correttamente l’italiano, se necessario anche “leggendo tra le righe”. Dovremmo coltivare il più possibile questa attitudine, perché siamo di fronte a mistificatori di professione che piegano e impiegano il linguaggio per imporre con l’inganno il proprio volere.

      Aiutiamoci a vicenda a smascherare i trucchi nei quali incappiamo, perché quel che nota uno potrebbe sfuggire a un altro e, come ci insegnano anche antichi miti e leggende, cento occhi vigilano meglio di due.

      1. Caro Ugo,
        loro hanno “struttura” (“the construct”) e possono caricarci sopra ciò che vogliono.
        La proporzione tra i pochi di Zion (ironico, no?) o della Nabucodonosor e le infinitá di dormienti in quelle pile di cui la stessa Matrice si nutre, a mio avviso é molto realistica.
        Credo che il problema sia più radicato di quanto appaia a prima vista, perché non basta “risvegliare” chi non ha gli strumenti per comprendere, per essere un “sè, pensante”; non comprenderà la libertà,, anche solo del pensiero, e vorrà essere riattaccato alla macchina, per paura, o solo per pigrizia.
        Gli strumenti sono la formazione, i libri, la scuola, quando questa é tale, il confronto, le facciate in terra quando servono, la protezione e la sua mancanza.
        Cinquanta anni fa hanno iniziato a togliere tutto questo, e da fine anni novanta il moto é più veloce, dall’epoca in cui quell’altro imbecille parlava della “scuola delle tre i”. Come se inglese, internet e informatica risolvessero qualcosa in profondo.
        Il pensiero si forma secondo il linguaggio, e l’anima é il pensiero. Togli le parole, gli esempi di come si usano, di cosa vogliono far capire, sentire, togli quelle cose che sembrano inutili, una declinazione, a memoria, una poesia, una musica che sappia smuovere l’irrazionale; togli il concetto di libertà, impedisci l’esistenza di una parola che la definisca, e avrai impedito che qualcuno possa concepirne l’esistenza, potrai crearne tu – il padrone del discorso – la definizione, e impedire che gli altri possano desiderarla, e combattere per averla,
        Quindi, occorre un grosso sforzo.
        E vedremo come andrà a finire.

        1. Grazie per le belle parole, Liuk. In parte della tua risposta trovo riferimenti al modo in cui TENTO DI rendere costruttiva la mia attività di insegnante. In quest’ultimo anno di devastazione intenzionale del sistema formativo ho deviato una parte dei miei sforzi proprio in direzione del versante linguistico, non tanto impartendo nozioni sul lessico (utili, ma non se “chiuse in se stesse”), quanto indirizzando ad una maggiore attenzione a cogliere il messaggio veicolato dalla parola scritta e parlata e, prima ancora, a cogliere l’IMPORTANZA dello stesso voler comprendere. Analisi e sintesi, smontaggio e assemblaggio. I risultati sono quel che sono, anche per via dell’età degli interlocutori, ma un vecchio adagio insiste sul fatto che poco è meglio di niente. La semenza è a terra. Vedremo che accadrà.

  2. Nel 2020 in Italia sono morte 746.146 persone, di queste 486.255 avevano più di 80 anni quindi erano morti desiderabili. 184.708 morti avevano invece tra i 65 ed i 79 anni, potevano stare pure bene alcuni, ma diciamo che hanno avuto i loro anni, ed arriviamo a 670.963, circa il 90% del totale dei morti in Italia nel 2020, 746.146 come detto. A questo punto, anche assumendo per assurdo che i 184.708 morti con meno di 65 anni rimanenti siano morti tutti di coronavirus, bene, anche in questo caso il lockdown pare eccessivo.

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