La fabbrica dei permessi di soggiorno: “Dite che fuggite dalla guerra” – VIDEO

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3 pensieri su “La fabbrica dei permessi di soggiorno: “Dite che fuggite dalla guerra” – VIDEO”

  1. Si tratta di schemi ben noti a chi abbia visto un po’ di sentenze in materia di protezione umanitaria e sussidiaria; sono pubbliche e pubblicate, anche su siti che si vantano dei loro risultati.
    E le storielle sono sempre le stesse, compresa la ricorrente lettera manoscritta, con allegato documento di identità, degli amici del paese che scrivono al povero profugo: «non tornare! ti stanno cercando! ti vogliono uccidere! resta lì dove sei, in sicurezza!».
    Le storielle, poi, sono ben note e seguono sempre le stesse narrative. Lo zio cattivo che dopo la morte del padre vuole che il povero malcapitato sposi una certa donna di una certa religione, di cui però lui non é innamorato; la matrigna infernale, che l’ha trovato a letto con la sorellastra; la polizia corrotta; lo spirito maligno; la lotta per la successione al del villaggio; l’incendio di cui lo accusano ingiustamente al campo del vicino; l’incidente di caccia per cui ha ucciso un “caro amico”, ma di “un clan rivale”; l’attivismo politico (però non sanno neppure chi sia il presidente in carica), l’investimento con il pulmino, di cui non è responsabile, del figlio del capo “del clan rivale”;. la fuga con la cassa di un parente, di cui incolpano il povero malcapitato.
    E poi la fuga rocambolesca, dal tribunale, dalla stazione di polizia, dalla capanna dei nemici… e corri corri, poi arrivi sempre in Italia, no? Dove è ovvio che sei innocente, che sei stato incastrato, che non hai fatto nulla.
    E soprattutto, dove è ovvio che è tutto vero, tanto quanto è vero che ho ereditato 12 milioni di dollari americani dalla moglie, in punto di morte, di un famoso ex politico della costa d’avorio; mi ha scritto – il giorno dopo che avevo vinto la lotteria delle nazioni unite, per altri 3 milioni di dollari americani; devo solo trasmettere i miei numeri di conto e di carta di credito e mi fanno subito avere il bonifico. E poi addio miseria!
    Il bello che quale sentenze dove queste narrative stereotipate sono nero su bianco, considerano sempre inattendibili i dichiaranti cui, però, una protezione umanitaria non si nega, perché hanno fatto il corso di italiano (che bravi!), perchè non hanno avuto condanne penali (e, ma che bravi!), perchè sono ben integrati (ma bravi davvero!), perchè hanno fatto tre quarti d’ora alla settimana di volontariato (oh, ma che preziosi!); oppure perchè hanno sofferto tanto in Libia! In Libia? Caro giudice, se non accogli la domanda, questi vanno rimandati a casa loro, mica in Libia!
    E chi giudica, altrimenti attentissimo, e severissimo (come Lino Santolamazza) diventa distratto; tutti distratti, credono, credono, credono, e danno, danno, danno; danno del nostro, ma danno. che danno!
    In definitiva un sistema da cui tutti mangiano, dall’ultimo scafista al primo professionista, o si sdebitano per posti immeritatamente ricoperti. Una pantomima cui è d’obbligo porre termine.

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