Ragazza stuprata dall’attivista gay indiana

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Una confessione giunge direttamente dal profilo Instagram di una giovane di nome Elodie (@yogawithelodie), con la denuncia di uno stupro subito dalla ragazza da parte di un’attivista Lgbtq. Lo rivela la giovane sui social, con un lungo post, tanto intenso quanto permeato da tristezza: “È difficile e doloroso scrivere ciò e anche un po’ imbarazzante, pur sapendo che non sono mai stata responsabile di ciò che è successo”, esordisce.

“Dopo lunghe esitazioni, e data la popolarità del mio aggressore (online e offline: dovrebbe persino organizzare un ritiro questa settimana), considero utile che la comunità sappia cosa mi è successo: la settimana scorsa sono stata rapita, aggredita e molestata sessualmente da un’acclamata psicologa indiana attivista LGBTQ, Divya Dureja (che ha temporaneamente disattivato il suo profilo Instagram, @divya_in, ndr). È stata arrestata, ma temo che alla fine sarà liberata su cauzione e potrebbe aggredire qualcun altro”.

Elodie, la giovane stuprata da un’attivista Lgbtq, racconta le modalità mediante le quali è stata avvicinata dalla donna: “Divya mi ha contattato su Instagram e sono rimasta colpita dal suo profilo, in quanto sembrava sostenere attivamente la salute mentale e i diritti LGBTQ. Insieme a un’altra amica, che sta scrivendo un libro sul femminismo, abbiamo deciso di pranzare tutte e tre insieme. Eravamo d’accordo che sarei andata a prendere Divya al suo hotel per incontrare la mia amica a pranzo. Quando sono arrivata al suo hotel, il “Sea View Resort” ad Ashwem, Divya mi ha chiesto di andare nella sua stanza per aiutarla con i capelli. Con il falso pretesto di aiutarmi con il mio dolore cronico alla schiena, mi ha drogato e mi ha chiuso nella sua stanza per 6 ore, dove ha eseguito con forza un cosiddetto rituale sciamanico, sostenendo che eravamo destinati dalle nostre vite passate ad essere riuniti, e che questo rituale era ciò di cui avevamo bisogno per stare insieme per sempre”. Elodie ha dichiarato di essere stata obbligata a bere un litro intero d’acqua senza interruzione, per pulirmi dalle energie negative. “In seguito, mi ha obbligato a chiudere gli occhi e a mettermi contro il muro. È durato per quattro ore, e ogni volta che cercavo di aprire gli occhi, lei iniziava ad urlare molto forte. Ero terrorizzata, sotto shock e sotto l’influenza della droga che mi aveva dato. Non potevo muovermi o fare nulla per difendermi. Sosteneva che stava eseguendo un rituale sciamanico destinato a riunirci, perché mi aveva cercato per secoli, attraverso questa vita e le vite passate, e che questa cerimonia intendeva permetterci ‘di stare insieme per sempre’”.

 

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