Stadio Tor di Valle, ‘Roma’ rinuncia alla grande speculazione edilizia americana

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Ma qualcuno ancora non ha compreso che gli americani (e prima i cinesi) acquistano squadre di calcio italiane come veicolo per mostruose speculazioni edilizie in Italia con il cavallo di troia degli stadi? Puntando sulla pressione ‘democratica’ dei tifosi sui sindaci?

Le nostre città hanno bisogno di verde. Non di cemento. Fanculo la destra liberista che pensa al territorio come un qualcosa da saccheggiare. Esattamente come la sinistra progressista pensa della nostra identità. Sono alleati naturali. L’identitario è nemico di entrambi.




Un pensiero su “Stadio Tor di Valle, ‘Roma’ rinuncia alla grande speculazione edilizia americana”

  1. Le speculazioni edilizie sono una cosa aberrante, ma lo stadio di proprietà di un club non è in sé una cosa sbagliata. Non lo è, se questa cosa dello stadio di proprietà riguarda i grandi club e i club che rappresentano città con almeno 100.000 abitanti. Poi per tutte le altre realtà, soprattutto quelle dilettantistiche, va benissimo anche il campo di gioco di proprietà comunale.

    C’è un dato di fatto incontestabile: lo stadio e un centro sportivo di proprietà producono utili. Inoltre, non si deve pagare il canone di concessione al Comune e gli introiti pubblicitari per la cartellonistica vanno tutti al club. Si paga solo l’IMU. Non è un caso infatti che la Juventus è il club con più risorse in Italia, perché ha lo stadio di proprietà. Di conseguenza, club come la Roma e altri, per avere più introiti vogliono costruire uno stadio di proprietà.

    Ciò non toglie comunque, che urge una riforma integrale del sistema calcio, che abbia come primo obiettivo la de-aziendalizzazione delle società. La trasformazione dei club in SpA o Srl decisa a fine anni sessanta dalla FIGC, è stata la rovina del calcio, che da allora perdeva gradualmente la sua dimensione agonistica, fino ad arrivare ai tempi di oggi, dove l’aspetto relativo al business prevale su ogni cosa. È per questa ragione che molte società calcistiche spariscono, perché sono aziende a tutti gli effetti, e in quanto tali pagano le tasse come qualsiasi impresa, hanno costi gestionali da sostenere, e per sopravvivere hanno bisogno di avere utili in positivo, altrimenti se registrano perdite devono portare le carte in tribunale che poi ne decreta il fallimento. Ci sono infatti club di una certa importanza come il Bologna, la Fiorentina, il Napoli e il Torino, che non hanno la stessa società da sempre, ma sono state rifondate una seconda volta.

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