Ragazza italiana stuprata da branco di risorse, loro amica fa da palo

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È cominciato ieri in Tribunale il processo a carico di due imputati, un 28enne marocchino e una 24enne di Cadorago, rinviati a giudizio di fronte al Collegio di Como per difendersi da accuse pesanti.

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L’immigrato deve rispondere di rapina, violenza sessuale e lesioni mentre un altro africano complice (26 anni) è nel frattempo fortunatamente deceduto in carcere.

Accusata di concorso nella rapina, anche la ragazza, che per la Procura (pm Giuseppe Rose) sarebbe stata il “palo”.

La storia risale al 9 giugno 2019, poco prima della mezzanotte, nei pressi della stazione di Cadorago. Una ragazza era stata stuprata a turno da due migranti usciti da un cespuglio, mentre il fidanzato veniva tenuto a 30 metri di distanza, sotto la minaccia di un coltello puntato alla gola.

I carabinieri di Lomazzo indagarono su quel brutale abuso, arrivando a incastrare tre persone, i due presunti violentatori più una donna che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe fatto da palo.
Quest’ultima tuttavia (assistita dall’avvocato Ivana Anomali) ha sempre negato ogni accusa, sostenendo che quella sera in realtà era nella propria abitazione e non in stazione a Cadorago. Nel corso delle indagini, la vittima era stata sentita anche con un apposito incidente probatorio, in cui aveva ribadito le accuse ricostruendo la violenza subita in modo molto dettagliato.

Lo stupro avvenne lungo i binari che escono dalla stazione di Cadorago, procedendo verso Sud. Dopo la fine della banchina, in prossimità di un cavalletto che chiude un binario morto, si materializzò l’incubo di una giovane comasca e del suo compagno.

A incastrare i responsabili era stato sia il riconoscimento da parte delle vittime, sia le telecamere di videosorveglianza della stazione. Ieri in aula è stato sentito uno dei carabinieri che indagarono sulla vicenda. Il processo proseguirà a marzo.




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