Incredibile: 11 sottosegretati al M5s in caduta libera, ma per loro sono ‘pochi’: “Una porcata”

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Sul totale dei 39 sottosegretari e viceministri nominati dal Cdm stasera, 11 sono del M5s, 9 della Lega, 6 ciascuno di Forza Italia e Pd, 2 di Italia Viva, uno a testa per Leu, Centro democratico e +Europa e Nci. In più c’è un tecnico, Franco Gabrielli, con la delega ai servizi segreti.

Una incredibile sovrarappresentazione rispetto all’attuale forza elettorale del M5s, che è data sotto il 15 per cento, la metà di Lega e FI. E anche rispetto alla forza parlamentare, visto che dopo l’addio di molti senatori abbia ridotto il gruppo al Senato ai livelli delle Lega.

Ma nonostante questo, è rissa da bar perché in tanti volevano le poltrone.

Sciolto il nodo dei sottosegretari del governo Draghi, nel M5S è già scoppiata la rabbia degli esclusi. Sia nelle chat che nei capannelli di Montecitorio, secondo quanto rilevato dall’Adnkronos, serpeggia il malumore degli eletti che si aspettavano scelte diverse nella composizione del sottogoverno. E’ tardo pomeriggio quando un gruppo di deputati si riunisce nel cortile della Camera: tra loro Stefano Buffagni, uno degli esclusi eccellenti. Sottosegretario nel Conte I e II, il deputato era in lizza per un posto nel neonato ministero della Transizione ecologica ma alla fine l’ex consigliere regionale è uscito cardinale dal ‘conclave’ delle nomine.

Buffagni paga la provenienza geografica – Lombardia, tra le Regioni più inflazionate nella composizione dell’esecutivo – ma, secondo molti, anche le frizioni con il capo politico Vito Crimi, che ha guidato i ‘negoziati’ per il sottogoverno. “E’ stata una porcata!”, urla un parlamentare, affinché chi deve sentire, senta. “Siamo diventati un ufficio di collocamento, altro che navigator…”, gli fa eco un collega. Il malessere esplode anche nelle chat.

Sul piede di guerra i parlamentari campani, che avevano “espressamente chiesto” la casella del Lavoro, assegnata alla senatrice marchigiana Rossella Accoto e non alla deputata Maria Pallini. “Nulla di personale nei confronti della portavoce – spiegano fonti campane – ma è innegabile che questa decisione rappresenta l’ennesimo boccone amaro da ingoiare. Boccone che si aggiunge a quello mandato giù a fatica rispetto alla chiusura dell’esperienza del governo Conte e alle trattative politiche condotte dai vertici del M5S che ne esce purtroppo fortemente ridimensionato”.

Diversi eletti contestano inoltre l’assegnazione di Ilaria Fontana al super ministero per la Transizione, così come la scelta di affidare la casella della Giustizia ad Anna Macina, che non proviene dalla Commissione Giustizia bensì dalla Affari costituzionali (“è stato un commissariamento!”, si sfoga un grillino).

Qualcun altro giudica “eccessivo” il peso attribuito alla corrente ‘Parole guerriere’, che è riuscita a esprimere due sottosegretari: Carlo Sibilia, riconfermato all’Interno, e la new entry Dalila Nesci, animatrice del think tank, nominata al ministero per il Sud. Per alcuni pentastellati la misura è colma. Dopo le espulsioni della scorsa settimana, questa volta potrebbero essere altri deputati e senatori – scontenti per la gestione della partita da parte dei vertici – ad abbandonare la nave: “Nei prossimi giorni ne vedremo delle belle”, promette un 5 Stelle.




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