Tunisino, in 2 anni ha violentato 21 donne: operaio di giorno e stupratore di notte

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Non solo le ’celle’ telefoniche avevano agganciato il segnale del cellulare quando lo stesso era all’interna dell’area dove si stava consumando la violenza sessuale, non solo gli indumenti trovati in casa dalla squadra mobile erano compatibili con quelli attribuiti dalle vittime all’aggressore. Makram Sabbagh, 35 anni, tunisino si è tradito anche con le sue stesse mani, nella misura in cui aveva attivato sul suo smarthphone l’applicazione per la geolocalizzazione personale via satellite. Per quattro degli 11 casi di violenza sessuale contestati è emersa anche la prova dell’inequivocabile presenza temporale in sito, ossia nei luoghi precisi in cui si sono consumati i reati, al momento degli affondi: palpate nelle parti intime di donne prese alle spalle.

La prova è emersa a conclusione del primo step investigativo e ieri ha avuto l’effetto-cemento sull’impalcatura accusatoria tessuta in aula dal pm Monica Burani che ha ottenuto quello che ha chiesto: la condanna dell’imputato di violenza sessuale a 6 anni di reclusione, più tutte le pene accessorie: interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per la durata della pena, divieto a frequentare scuole e altri luoghi dove si trovano minori. Questi ultimi obblighi sono connessi all’ultimo caso di violenza contestata, ai danni di una minorenne. Era accaduto il 18 gennaio, alle 7, al Canaletto; lì aveva preso di mira una studentessa sedicenne che andava a prendere l’autobus. Un mese dopo – a seguito della denuncia della ragazza, del riconoscimento effettuato dalla stessa e dell’emersione della connessione con i casi pregressi – era scattato l’arresto.

Alcune settimane fa la condanna.

La vicenda:

È stato arrestato all’alba, dagli agenti della Squadra Mobile della Questura della Spezia, il molestatore seriale che, da oltre due anni, incappucciato, terrorizzava le donne della città.

L’indagato è un operaio tunisino trentacinquenne, regolare sul territorio nazionale, assolutamente sconosciuto alle Forze di Polizia ed insospettabile in quanto non aveva mai dato adito a rilievi sia sul posto di lavoro che nel condominio dove risiede.

A suo carico è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale della Spezia dottor Fabrizio Garofalo, su richiesta del pool “fasce deboli” della locale Procura della Repubblica, composto dai Sostituti dr.ssa Federica Mariucci e dr.ssa Monica Burani, coordinati dal Procuratore Capo dottor Antonio Patrono, in ordine al reato di violenza sessuale per 11 episodi sui quali sono stati acquisiti inequivocabili elementi probatori, mentre è emerso un consistente quadro indiziario per altri 10, sui quali sono in corso ulteriori accertamenti.

Ventuno sono, infatti, gli episodi consumati nel periodo che va dalla fine dell’anno 2017 al 18 gennaio 2020, ultima volta che l’uomo ha colpito, prima di essere fermato dalla Polizia di Stato.

Il reato contestato dalla Procura della Repubblica è l’art. 609 bis C.P., aggravato perché commesso da persona travisata ed in orario notturno, che punisce con la pena da 5 a 10 anni di reclusione chiunque, con violenza o minaccia, costringa taluno a compiere o subire atti sessuali.

Le aggressioni avvenivano sempre in luoghi scarsamente illuminati e privi di telecamere di sicurezza, secondo il solito e ormai collaudato copione: un giovane, magro e molto agile, con il volto sempre parzialmente travisato dal cappuccio, dopo aver individuato e scelto le vittime, sempre donne sole, le seguiva e, senza pronunciare parola, le aggrediva da dietro afferrandole con forza, palpando le parti intime e, in alcuni casi, cercando perfino di sfilare la biancheria intima. Poi la fuga: veloce, con passi agili, tanto da far perdere subito le proprie tracce.

Le vittime: donne, sia italiane che straniere, anche minorenni, di età compresa tra i 16 ed i 55 anni. Determinante la strategia investigativa intrapresa dagli investigatori della Squadra Mobile che, intuendo quasi subito di trovarsi davanti ad un maniaco, hanno avviato una mirata attività d’indagine, senza trascurare alcuna iniziativa o il più labile spunto investigativo.

Dopo ogni episodio sono state raccolte le testimonianze delle vittime, tutte concordi nel descrivere l’autore come un giovane particolarmente agile e magro, ma non in grado di riconoscerlo non avendolo visto in volto; sono state acquisite le immagini di quelle poche telecamere di sicurezza installate nella zona interessata, incrementati i servizi di pattugliamento, anche con l’impiego di poliziotte che fungevano da esca.

Dopo mesi di lavoro la svolta, grazie ad un’immagine, che riprendeva una delle vittime seguita dal presunto molestatore il quale, passando sotto ad una telecamera, si copriva il volto per non farsi riprendere: troppo poco per poterlo identificare ma, comunque, un piccolo passo falso che ha fornito un importante input investigativo.

La tenacia degli agenti della Mobile, che proseguivano incessantemente nei mirati servizi di pattugliamento delle zone dove il maniaco seriale colpiva, è stata premiata quando hanno individuato un sospetto: un cittadino extra comunitario che girava in città in bicicletta, particolarmente magro e vestito con alcuni capi di abbigliamento simili a quelli ripresi dalla predetta telecamera.

L’uomo è stato pedinato ed è stata individuata la sua abitazione, un appartamento nel quartiere di Mazzetta, poco distante dai luoghi dove si era verificato il maggior numero di violenze; circostanza che poteva spiegare come il maniaco potesse svanire velocemente, dopo ogni colpo, senza lasciare tracce.

Una volta identificato ed accertato che l’uomo, un operaio edile, fosse appassionato di tecniche alpinistiche, sembrava ancor più verosimile potersi effettivamente trattare di quel giovane, particolarmente agile e magro, mai visto in volto ma sempre descritto dalle vittime in modo dettagliato.

Fiutata la pista giusta, gli investigatori proseguivano le indagini a 360 gradi con più mirati servizi di osservazione e pedinamento, per monitorarne abitudini e spostamenti.

Inequivocabili riscontri all’ipotesi investigativa in sviluppo sono stati raccolti grazie ad una particolare e complessa analisi del traffico telefonico del cellulare dell’indagato.

In occasione dell’ultimo episodio di violenza, consumato la mattina del 18 gennaio 2020 in danno di una minore che stava per prendere l’autobus, il molestatore ha introdotto un elemento di novità nel suo consueto modus operandi, avvicinandosi alla vittima in sella ad una bicicletta: la stessa con la quale era stato identificato la prima volta dalla pattuglia della Squadra Mobile.

Preziose si sono rivelate anche le immagini registrate da una telecamera installata dagli investigatori in un luogo attenzionato nel corso delle indagini che, la mattina del 18 gennaio, ha ripreso i movimenti dell’uomo con la sua bicicletta, immediatamente prima di consumare l’ennesima violenza, vestito nello stesso modo poi descritto minuziosamente dalla parte offesa in sede di denuncia.

La perquisizione personale e domiciliare eseguita in occasione dell’esecuzione della misura cautelare ha permesso, infine, di sequestrare i capi di abbigliamento con cappuccio indossati dal giovane cittadino tunisino per nascondersi il volto, nonché ulteriore materiale utile ai fini investigativi.




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