Immigrati vietano agli italiani di uscire nel loro quartiere: “Qui coprifuoco scatta alle 18” – VIDEO

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Dopo l’ondata di scippi migranti delle ultime settimane, i residenti del Pigneto, quartiere romano della movida, hanno lanciato una petizione per chiedere più sicurezza. La denuncia: “Siamo ostaggio di pusher e balordi, qui non si può più uscire di casa”. La potenza delle petizioni. C’è ancora chi crede di risolvere i problemi raccogliendo firme.

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“Qui il coprifuoco scatta già alle 18, quando chiudono i bar e la maggior parte delle attività, le strade sono buie e percorrerle da soli è pericoloso”, ci dice la titolare di una bottega di alimentari. Anche lei, di recente, è stata derubata della borsa mentre scaricava la merce dall’auto al suo negozio.

Una decina di giorni fa, ad un’altra ragazza, è stato sottratto il cellulare mentre stava rientrando a casa in via Ascoli Piceno. È una delle strade che i residenti indicano come più pericolose assieme a via Fanfulla da Lodi. Qui, un vecchio rudere abbandonato, al civico 38, è diventato il quartier generale di un gruppo di stranieri. Due giorni fa c’è stata l’ennesima retata. Ma i vicini assicurano che chi frequenta quello stabile fatiscente è già tornato per portare avanti i suoi traffici come se nulla fosse.

“È una settimana che vengono, fanno piazza pulita e loro tornano lo stesso”, ci spiega un uomo che abita qualche civico più in là. “Il viavai di chi viene qui ad acquistare droga è continuo. Arrivano da tutti i quartieri di Roma, non ne possiamo davvero più”, si lamenta. Secondo Massimo Improta, dirigente dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura, che incontriamo nel suo studio all’interno della Sala Operativa, i reati negli ultimi mesi in realtà sono diminuiti. Ma la percezione di insicurezza no.

“La visibilità che pusher e malintenzionati hanno in questo periodo all’imbrunire è massima e quindi questo può far percepire ai cittadini un incremento di delittuosità, che però non ci risulta”, ci spiega. Il quartiere, assicura Improta, è sorvegliato speciale delle forze dell’ordine. L’appello, quindi, è di denunciare tutti gli episodi che avvengono, per aiutare gli investigatori ad accendere un ulteriore faro. “Basta anche una segnalazione fatta al telefono o tramite YouPol, una app gratuita che garantisce l’anonimato”, spiega il dirigente di polizia. “Per noi – conclude – si tratta di informazioni preziosissime che ci permettono di essere sempre più presenti al fianco delle persone”.

Per carità, bene segnalare. Ma fino a che chi viene segnalato non verrà rimpatriato insieme ad altre migliaia ogni settimana, il problema non sparirà. E’ come prendere un antidolorifico senza rimuovere la pallottola.




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