Caritas: “Costretti a respingere italiani per sfamare i migranti”

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Sono sempre di più i casi di italiani che diventano poveri perché perdono il lavoro e finiscono per strada. Se cercano casa, si vedono sorpassati dagli immigrati, perché hanno il solito nugolo di figli. Quando provano a rivolgersi alla Caritas, magari dopo averla finanziata per anni con l’8 per mille, si sentono respingere perché prima ci sono ‘loro’.

In molti casi la Caritas nega. Ma, a volte, confessano candidamente.

Come accadde a Lecco.

Lì, per anni, la mensa Caritas di via San Nicolò ha servito quasi esclusivamente immigrati. Infatti i sedicenti profughi che per anni sono stati assistiti a spese nostre nella zona, preferivano andare alla mensa piuttosto che fare ritorno per pranzo e cena in hotel. La Caritas era ed è più vicina ai vicoli…

Sorpassando i senzatetto. Italiani discriminati, sempre. E così, non c’è posto per i ‘nuovi poveri’ italiani: disoccupati e mariti separati.

Sostituiti da fancazzisti. Soprattutto da giovani fancazzisti pakistani. Che rappresentavano quasi un quarto dei clienti della mensa.

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Tino Fumagalli, responsabile della mensa, dovette ammettere: «I posti disponibili sono 40 ma ora abbiamo un forte afflusso di profughi che ci chiedono di entrare anche se sospettiamo siano ospitati in altre strutture. Il problema è che non possiamo controllare. Fatto sta che tanti profughi che hanno ricevuto assistenza altrove, tolgono il posto a chi non ha altre forme di sussistenza».




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