Sconto di pena per lo stupratore africano che ha strangolato una donna italiana

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La giustizia italiana è uno scherzo. Abbiamo dei ragazzi ai domiciliari perché hanno distribuito in una scuola volantini contro il governo abusivo, mentre uno stupratore africano ottiene, automaticamente, lo sconto di un terzo della pena. E’ ridicolo.

Verrà processato con rito abbreviato e otterrà, qualora si dovesse arrivare a una sentenza di condanna, lo sconto di un terzo della pena. L’udienza è fissata: 27 gennaio.

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Quel giorno si discuterà il caso di Dibba Adboulihe, 32 anni, gambiano, oggi detenuto in carcere, che, secondo la ricostruzione di Procura e polizia, lo scorso 27 luglio stuprò una cinquantenne che stava facendo jogging al parco di Pegazzano. L’uomo, difeso dall’avvocato Federico Lera, s’è sempre dichiaro innocente, ma gli elementi raccolti durante l’inchiesta, e in particolare il riconoscimento da parte della vittima in sede di incidente probatorio, hanno spinto il pm Monica Burani a chiedere e ottenere il «giudizio immediato».

«Mi ha afferrata per il collo, mi mancava il respiro, mi stava strangolando – ha detto invece la donna davanti al pm – ero uscita di casa alle 5.30 e, arrivata sulla pista ciclabile, ho notato dalla parte opposta, all’altezza del campetti, un uomo alto circa 1,78 che indossava una maglietta chiara e un berretto di lana». L’ultimo particolare è ritenuto d’un certo rilievo dagli investigatori perché rafforza l’ipotesi Adboulihe avesse puntato da tempo la sua preda. «Mi ha colpita alle spalle, dalle scalette che portano alla pista. Con una mano mi ha afferrato per il collo e con l’altra s’è abbassato i pantaloni: mi ha violentata», ha puntualizzato. La donna aveva urlato e lottato con tutte le forze. Quando era riuscita a liberarsi, però, il suo aggressore era ancora lì, davanti a lei. «Mi ha detto di continuare a correre, faceva finta di conoscermi».

La donna aveva chiesto aiuto a una coppia di runner che si stava avvicinando: li conosce perché da tempo frequentano la pista ciclabile di via dei Pioppi. Soltanto a quel punto, l’aggressore s’era dato alla fuga. Gli inquirenti erano arrivati ad Adboulihe dopo aver raccolto le testimonianze della donna aggredita sulla ciclabile e degli altri sportivi intervenuti per soccorrerla. L’avevano bloccato nelle vicinanze di piazza Brin, s’era appena cambiato: i vestiti erano stati sequestrati alla lavanderia del Don Bosco. «Crediamo che stesse andando in stazione per lasciare la città», osserva un investigatore. Poche ore prima s’era verificato in città un altro caso sospetto: una lite in centro in cui una donna aveva lamentato alcune attenzioni morbose da parte di un uomo la cui descrizione combaciava con l’identikit fornito dalla vittima dell’aggressione al parco di Pegazzano.




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