Macron esalta le famiglie che parlano arabo: “Bene per la Francia”

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La Francia, di questo passo, finirà con un mullah al’Eliseo.




10 pensieri su “Macron esalta le famiglie che parlano arabo: “Bene per la Francia””

  1. Cortocircuiti del giacobinismo francese. La Repùblique é tanto sciovinista con le minoranze alloglotte presenti nel suo territorio, dato che vieta ai Bretoni di conoscere il bretone, ai Còrsi di conoscere l’italiano, agli Alsaziani di conoscere il tedesco, ai Rossiglionesi di conoscere il catalano, ovvero le loro lingue madri, e impone loro di conoscere unicamente il francese. Anziché adottare, come imporrebbe il buonsenso, il bilinguismo come facciamo noi in Italia con l’Alto Adige e la Valle d’Aosta. Peraltro in VdA, la Francia giacobina che opprime le minoramze etniche, impose all’Italia dopo la SGM il bilinguismo italiano-francese e lo statuto speciale. E ci ritroviamo con una regione piccola, che non arriva a 130 mila abitanti, e per giunta autonoma! E non solo, il francese non lo parla quasi nessuno, perché gli abitanti della VdA oggi sono in netta prevalenza piemontesi, liguri, veneti, friulani, pugliesi e calabresi.

    Invece si osserva come agli arabo-islamici che sono allogeni, lo Stato francese non impone loro la francesizzazione, se non esclusivamente sul piano burocratico, visto che a milioni di loro ha regalato la cittadinanza. E dunque permette a loro anche di poter conoscere l’arabo. Con loro l’assimilazionismo non vale, é davvero assurdo. Non vi é dubbio che assimilare gli arabo-islamici, come pure i ne(g)ri, é impossibile, ma lo Stato francese non ci ha provato. Li ha lasciati liberi di conservare la propria identità.

    1. Parole sante, Werner, ma, vedi, la differenza è nei numeri, nella capacità riproduttiva, e nell’orgoglio e disponibilità al sacrificio per difendere la propria identità.
      Oltra la fatto che, trattandosi le prime di identità occidentali, non godono della tutela, informale, concessa dalla demenziale ideologia postmoderna alle identità dei cosiddetti paesi del terzo mondo, ex coloniali soprattutto. Fattore decisivo quest’ultimo.

      1. “La prima guerra mondiale (1914-1918) coinvolge pesantemente la Corsica e rivela il perdurare della disparità di trattamento verso la sua popolazione nel seno dello Stato francese. Per i còrsi sembra non valere la regola che, in genere, vede i padri di famiglie numerose esentati dal prestare servizio militare o dall’esser destinati alla prima linea. Così i montanari dell’isola vengono gettati in massa nelle feroci battaglie sul fronte franco-tedesco, facendo assegnare alla Corsica il poco invidiabile primato di soffrire, percentualmente, circa il doppio delle perdite rispetto alla media nazionale, e il più alto rispetto a qualsiasi altra regione del Paese.[56]

        Secondo le stime, circa il 10% dell’intera popolazione dell’isola trova la morte sui campi di battaglia. L’impatto demografico è disastroso e aggravato dall’interruzione, per motivi bellici, dei collegamenti navali regolari con l’isola, che approfondisce la crisi già in atto e spinge la popolazione affamata a ridursi ad un’agricoltura e ad un’economia arcaica, recuperando tecniche di coltivazione del XVIII secolo per sopravvivere.” (Fonte:Wikipedia)

        In Corsica soprattutto, lo Stato francese è stato particolarmente duro, repressivo e snazionalizzatore. Ha indebolito demograficamente l’isola costringendo i còrsi a emigrare nei territori dell’Esagono, e poi ha favorito l’immigrazione di coloni maghrebini dopo gli anni settanta. Anche se c’è un discorso lungo e complesso. In Corsica la snazionalizzazione è stata favorita soprattutto dall’élite che la governa, filo-francese, ovvero dei clanisti.

        1. L’elité ha semplicemente cercato di mantenere i propri privilegi, se si fosse contrapposta al potere centrale questo l’avrebbe spazzata via e sostituita con un’altra più malleabile, o malgari importata.
          In realtà hanno fatto entrambe le cose, non rinunciando affatto a voler sostituire l’elité, ma semplicemente ‘aspettando’.
          E’ quanto accade oggi su scala molto più ampia. Le guerre e le rivoluzioni succedono quando una elité, esclusa del potere, è sufficiente forte rispetto a quella al potere, ed ha una base sufficientemente forte su cui contare.
          Non saranno le plebi nere e arabe a sostituire il potere delle elites bianche europee, ma sarà grazie al loro supporto che le elites nere e arabe riusciranno ad infiltrarsi nel potere e, gradualmente, sostituire quelle bianche. E’ lo stesso, identico, processo accaduto in Sudafrica dopo l’aparteid, così come molte altre volte, nella storia.

  2. “… macron consente loro… “???
    Ma guarda che gli arabi se prendono macron gli fanno un culo così. L’unica lingua di cui si occuperanno sarà la sua quando finalmente gliela strapperanno dalla bocca! Smetterà immediatamente di sciorinare editti e speriamo che la stessa sorte capiti anche allo sciorinatore seriale pugliese.

  3. Non avevo finito, è partito il post per un gesto inconsulto, ebbene dicevo… gloria al popolo che si ribella facendo scorrere il sangue a fiumi dell’oppressore. Vorrei che gli italiani avessero un centesimo dell’ardore patriotico dei giacobini a prescindere dai dettagli che si possono eventualmente biasimare. Quanti italiani oggi avrebbero il coraggio di prelevare conte da palazzo REALMENTE e tagliargli la testa? Ebbene loro lo hanno fatto e li ammiro smodatamente.

  4. Ma quale chance? Ma va là in Italia si parla italiano,, dialetti regionali vari ed a casa propria ognuno la propria lingua. A fare così, in Francia, il francese diventerà una seconda lingua se non un dialetto.

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