Gli 800mila schiavi afroislamici importati dal PD: era tutto previsto

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Non crediate che i quasi 800 mila giovani maschi afroislamici scaricati in Italia in questi anni – compreso l’ultimo – siano il mero frutto del caso: non è così. E’ un progetto che arriva da lontano.

Il PD ha traghettato in Italia 716.603 clandestini: è record mondiale

Primo: non fuggono da alcuna guerra, non sono qui perché in cerca d’asilo. Sono qui per creare quel famoso esercito di riserva di marxiana memoria che le élite economiche – affamate di ‘negri’ – vogliono sfruttare, per spezzare definitivamente le reni ai lavoratori italiani.

E per farli arrivare, si ha prima destabilizzata la Libia, di fatto aprendo il tappo che li teneva in Africa, poi si è fatto cadere il governo italiano eletto nel 2011.

Ascoltate:

Queste non sono risorse, ma un danno alla nostra economia. E li ha importati tutti il PD con il sostegno di Cgil e Caritas coi barconi. Insieme a spacciatori e prostitute. A stupratori e macellai di ragazzine italiane.

Nell’era dei robot e dell’automazione sempre più pervasiva, dell’imminente rivoluzione AI, nella quale servono sempre meno dipendenti per merce prodotta, il governo italiano, invece di puntare sull’intelligenza dei propri giovani, li costringe a ‘fuggire’ importando, invece, braccia low-cost per un inesistente produzione di massa. Questo significa distruggere il futuro di un Paese.

Ma del resto, in Italia, abbiamo a che fare con un giornalismo e una politica dalle personalità dissociate: un giorno gridano all’allarme occupazione, e quello successivo, in preda a psicosi collettiva, ci informano di “quanto abbiamo bisogno di immigrati”. Le due cose, care testevuote, non possono coesistere: non è ontologicamente possibile, la sintesi tra disoccupazione e bisogno di immigrazione.

Solo nel meraviglioso mondo del giornalismo italiano, si può leggere, nella stessa pagina, l’allarme disoccupazione e un articolo nel quale un pennivendolo si delizia dell’arrivo di nuovi immigrati.

Naturalmente, la tesi che gli xenofili usano quando vengono posti davanti a questo dilemma, è che gli immigrati non rubano il lavoro agli Italiani, fanno i lavori che gli Italiani non vogliono fare.

Questo ormai vetusto e bizzarro ragionamento lo abbiamo sentito e risentito, letto e riletto. Non ha alcuna base economica.

Non esistono lavori che noi non vogliamo fare, ma lavori che non possiamo fare se la concorrenza degli allogeni li rende economicamente off-limits. Noi non possiamo (e non vogliamo) vivere in dieci in una stanza, non possiamo e non vogliamo tornare all’epoca della Londra dickensiana.

L’immigrato, come un parassita si insinua nel mercato del lavoro e, con la sua disponibilità al para-schiavismo, lentamente esclude gli autoctoni dal mercato del lavoro: questo avviene in Italia, ma avviene in tutta Europa e in tutto l’Occidente.

Oltre alla concorrenza verso il basso, una sorta di lavoratori “low-cost”, e l’Occidente sta morendo di low-cost, esiste un altro danno che l’immigrazione causa al mercato del lavoro, un danno indiretto ma non meno pericoloso: catastrofico a lungo termine.

L’immigrazione uccide l’innovazione e la ricerca, perché la disponibilità di lavoratori a basso costo, invita le imprese a non innovare e a non meccanizzare. Questo, ha l’effetto indiretto di colpire i settori ad alta frequenza di innovazioni come la meccanica e l’elettronica andando a ridurne l’occupazione. Con l’effetto più a lungo termine di una lenta degradazione produttiva e competitiva. Quella che Prodi invocava anni fa, per abbattere il costo del lavoro.

Il progetto parte da lontano. Lo spiegò uno dei padri ‘nobili’ del centrosinistra italiano, Romano Prodi:

Il piano è sempre stato qui, davanti ai nostri occhi.

E quello che oggi sta avvenendo, la sostituzione etnica attraverso massiccia immigrazione dall’Africa, non è un fenomeno subito da chi ci governava, ma la fase finale di un piano a lungo termine concepito dalle forze oscure della Globalizzazione che in Italia hanno i propri servi nell’odierno PD. Un piano che altro non è possibile definire se non di invasione e di integrazione forzata.

E c’è una data da tenere in mente. Questa data è il 18 settembre 1988. Perché ? Che accadde ? Dove ? Il luogo è Campi Bisenzio, comune alle porte di Firenze, l’evento è il Festival Nazionale de “L’Unità” , un Festival importante, ove si presentava alle “masse” il nuovo segretario nazionale: Achille Occhetto. E quella che segue è la testimonianza di un ‘infiltrato’.

Era un Festival per qualche verso diverso a tutti gli altri, erano scomparsi i gazebo dei paesi dell’Est, al loro posto c’erano quelli di varie industrie, anche multinazionali… Mi colpì la cucina multietinica – anche questa era una novità – e uno sparuto gruppetto di anziani , meno di dieci , che ascoltavano l’oracolo di un alto esponente del partito, un parlamentare presente anche in questa legislatura, che avevo conosciuto da ragazzo nei primi anni sessanta.

Mi avvicinai ed ascoltai : “Compagni, vi vedo preoccupati, ma non ne capisco la ragione… il Partito si è mosso. Sì all’Est siamo in crisi e può anche darsi che salti tutto per aria… Ma da noi non succederà niente. Per certi versi anzi è meglio… non ci potranno più accusare di essere i servi di Mosca…Dal prossimo anno faremo arrivare in massa gli extracomunitari, ci serviranno per rilanciare la lotta di classe, disarticolare l’Occidente e la Chiesa Cattolica.” Sbalordito ricordai subito la prosa profetica del mio Amico don Lorenzo Milani che sul comunismo, il 31 luglio 1966, ebbe a dirmi: “Il comunismo è la mediazione e l’organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire, ad una classe dirigente parassitaria e brutale, la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”. Credo che si possa affermare, senza ombra di dubbio, che il criminale cinismo dell’esponente comunista toscano, è perfettamente coerente con la prosa, lucidissima, del Profeta di Barbiana.

Il fatto, sul piano personale, mi sconvolse a tal punto dal trasformare la pacifica organizzazione del Movimento Solidale,1 che incarnava il Decalogo di Barbiana, nel combattente Movimento Autonomista Toscano, perché ero certo, per lunga esperienza e per l’autorevolezza dell’esponente comunista, che si trattava di una operazione gravissima che si sarebbe risolta in una aggressione a danno dei nostri Ultimi – giovani, anziani, ammalati, senza casa, disoccupati – e della nostra cultura ed identità. Fu seguita da allora, con estrema attenzione, la strategia comunista. Poco dopo il Festival de “L’Unità” inizio l’invasione clandestina cinese di San Donnino, non a caso frazione di Campi Bisenzio. I cinesi , raccontavano gli abitanti, arrivavano di notte ed andavano ad affollare capannoni obsoleti , si venne poi a conoscenza che i primi capannoni erano di proprietà di imprenditori falliti o semifalliti già demo “cristiani”.

I vigili urbani, capaci di censurare un tetto alzato di dieci centimetri, erano scomparsi, scomparsi anche i carabinieri, la guardia di finanza, la prefettura, la questura … Tanto che, un po’fessi, ci domandavamo: Chi gli ha dato l’ordine di non vedere ? Vi fu una reazione degli autoctoni che si costituirono in Comitato e stamparono una cartolina, nel davanti si vede il disegno della chiesa parrocchiale, mentre il cartello di San Donnino, viene coperto con la scritta “San Pechino”. Nel retro c’è la scritta : “Il paese della vergogna chiede aiuto !!”, c’è sotto un rigo per la firma e l’indirizzo del Presidente della Repubblica alla quale ingenuamente, molto ingenuamente… la povera gente si rivolgeva…

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Occhetto con Napolitano e D’Alema.

Contemporaneamente alla prima invasione cinese, apparse quella senegalese, sembra che questa fosse sponsorizzata da Bettino Craxi, amico del loro corrottissimo governo, la scusa di questa invasione era “l’impoverimento” del Senegal, ma un grande sacerdote e missionario Padre Piero Gheddo, dimostra in un saggio l’oggettiva falsità della “scusa” e contesta anche la tesi dello sfruttamento unilaterale dell’Occidente. E’ un testo su cui, affrontando la questione extracomunitaria , occorre assolutamente riflettere:  “… Si parla di “popoli impoveriti”. Ma dove e come e da chi ? Chi ha impoverito il Sudan che combatte una guerra civile da 50 anni ? Chi ha impoverito Etiopia, Eritrea, Somalia, Congo, Algeria, Guinea-Bissau, Myanmar, Corea del Nord, Tanzania, Haiti, Ruanda, Burundi, Madagascar, Mozambico, Egitto, Repubblica centro-africana, Uganda e via dicendo ? Il termine stesso di “paesi impoveriti” è contrario alla verità storica, illude e deresponsabilizza i poveri. Il grande missionario comboniano mons. Enrico Bartolucci, vescovo di Esmeraldas (Equador), nel 1989 mi portava a visitare l’ospedale moderno costruito e donato dalla Comunità Europea e da lui inaugurato pochi anni prima: era quasi distrutto dall’incuria e dai furti, ascensori fermi, porte che non chiudevano, sporcizia ovunque, materassi e lenzuola rubati, ecc. E diceva: “Affermare che le cause del sottosviluppo sono solo e sempre esterne, imposte dall’esterno, a me pare diseducativo. Si parla molto anche ad Esmeraldas, di multinazionali, di imperialismo americano, di sfruttamento economico delle ricchezze di questa regione da parte di compagnie. Tutto vero, ma deresponsabilizzante. La gente comune pensa che non c’è niente da fare, tanto gli americani e il capitalismo internazionale sono più forti di noi. Adesso poi, ogni discorso sui mali di questo paese finisce inevitabilmente nel parlare del debito estero, secondo un cliché marxisteggiante comune anche nella stampa italiana.

E lo stanno facendo. Stanno vincendo loro. Hanno messo in atto in complicità con la Chiesa, da allora degradata ad essere una Ong dissoluta e terzomondista, un piano di sostituzione etnica senza precedenti. Una vera e propria sostituzione di popolo per la qual erano e sono pronti a passare sul cadavere dei propri avi. Perché per loro, la terra è solo valore monetario, non è sangue e identità.

La ex sinistra, persa l’ideologia marxista – anche le parti positive di critica al capitalismo che deumanizza l’individuo – si è venduta all’idolotria del ‘diverso’. E soprattutto, in un perverso rovesciamento di valori, in crisi di elettori ha scelto di eleggersi un nuovo popolo. Ed è evidente che essenziale alla riuscita di questo piano è lo ius soli.

Insomma, l’incontro di due interessi convergenti: quello delle élite finanziarie di avere schiavi a basso costo, quello della ex sinistra e dei sindacati di avere nuovi elettori.

E per ottenere questo, sono pronti ad ucciderci come popolo. Questo noi dobbiamo impedirlo. Pacificamente, se possibile. In altro modo, se necessario.

E questo vale per noi, ma deve valere per ogni popolo. Ogni popolo ha diritto alla propria identità: è un diritto naturale contro chi ha ‘fame di negri’.

E difronte a questo catastrofico scenario, i Sindacati hanno completamente abbandonato i lavoratori italiani: perché ormai anche i sindacalisti sono una “oligarchia”. E tutte le oligarchie “adorano” gli immigrati, per ovvi motivi “elettoralistici”.

La corda è vicina a rompersi. Dio protegga gli immigrati, quando si romperà.

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