Natale vietato, Sacerdoti contro l’Ue: “Pensino alle moschee”

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“La diocesi di Roma a breve dovrebbe farci sapere come comportarci per le celebrazioni della notte di Natale, in base alle disposizioni del Vicariato ci adatteremo”.

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Padre Cristian Galluccio, sacerdote della chiesa di Santa Maria in Vallicella, nel centro della Capitale, è in attesa, come tutti gli altri sudditi italiani, del Dpcm di Natale.

La linea del ministro Boccia sembra aver avuto la meglio: “Gesù bambino può anche nascere due ore prima”. Il Consiglio episcopale permanente ha già preso nota. E così, come riferito da “Adnkronos”, i vescovi fanno sapere che “per la messa nella notte sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto coprifuoco”. Che non è tanto coprifuoco.

Don Pietro Bongiovanni, parroco di San Salvatore in Lauro: “Anticiperemo la messa alle 18:30, perché sarebbe impensabile spezzare il cenone di Natale, ma – assicura – la faremo bella e con tutti i crismi”. Allo scattare della mezzanotte, però, il sacerdote tornerà dietro all’altare. “Celebrerò la messa notturna a porte chiuse e la trasmetterò via streaming”.

Anche padre Cristian è d’accordo. “Siamo in tempo di guerra, meglio celebrarla prima – ragiona il sacerdote – che non celebrarla affatto”. Dal punto di vista liturgico, in fin dei conti, la trovata non è poi così eretica. A confermarcelo è uno che di queste cose se ne intende. Don Nicola Bux, teologo e fidato consigliere del Papa emerito Joseph Ratzinger, che raggiungiamo al telefono.

Prima però il don ci tiene a fare una premessa: “L’intervento di un esponente di governo su questo argomento è assolutamente improprio”. “Nella liturgia – continua Bux – non si parla di messa di mezzanotte, ma di messa della notte”. Quindi? “Si può anticipare, purché non venga officiata prima delle 21, sennò è una messa della vigilia”.

Al clima di incertezza, oggi si aggiunge anche un po’ di amarezza. Nelle linee guida della Commissione europea, infatti, viene consigliato ai fedeli di assistere alle celebrazioni che scandiscono le festività natalizie in streaming, per evitare assembramenti. Quando è troppo è troppo. “Chissà perché non dicono le stesse cose per i musulmani, visto che in Europa ci sono anche le moschee”, attacca don Bux.

“Frequentare le chiese non è pericoloso, da quando sono uscite le disposizioni anti-contagio, noi, le abbiamo applicate pedissequamente”, ci spiega ancora padre Cristian. Quella della partecipazione ai sacramenti non è affatto una questione marginale per il sacerdote, e non può essere delegata ad una diretta social. “L’uomo è naturalmente un essere religioso, ha bisogno di Dio, e la Comunità europea deve assolutamente tenere conto di questo bisogno”.

Il ragionamento è semplice: “I luoghi di culto assolvono ad un bisogno primario del fedele, così come gli ospedali per gli ammalati”. “L’Europa – afferma padre Cristian – pensi alle materie che gli competono, che al culto e alla dimensione della fede cattolica ci pensa la chiesa di Cristo”.

Il problema è che non siete più la Chiesa di Cristo, siete la chiesa di Giuda.




6 pensieri su “Natale vietato, Sacerdoti contro l’Ue: “Pensino alle moschee””

  1. Tecnicamente, al 24 di dicembre del 18:30 SONO notte a tutti gli effetti. Rimane la bastardaggine di un provvedimento insulso, arbitrario e dispotico che sarebbe stato da evitare e che non mi lamenterò caso mai venisse contestato/boicottato. E lo dico da ateo, nota bene.

    Ottima l’osservazione che riguarda le “altre” religioni. Vedremo come si comporteranno quando sarà il momento delle celebrazioni legate al ramadan. Per sapere invece come si comportano per le manifestazioni di preghiera in strada spalla-a-spalla e testa-contro-culo non c’è bisogno di aspettare tanto: non mi risultano azioni repressive nei loro confronti, anche se si tratta di manifestazioni condotte “alla luce del sole” in luoghi accessibilissimi e visibilissimi, oltre che ricorrenti. A voi risultano azioni repressive? Ditemelo, che mi rassereno un po’.

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