Migranti: 160 mila ragazzine italiane ostaggio di spacciatori arrivati col barcone

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Secondo uno studio, nel nostro Paese sarebbero almeno 160.000, le ragazzine ostaggio di una droga che sembrava cosa del passato. Di uno spaccio divenuto capillare ‘grazie’ ai profughi arrivati coi barconi.

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Migliaia di Pamela e Desirée, vittime poco più che bambine, dai fisici acerbi ma già devastati da droghe come eroina, anfetamine, metadone e antidolorifici. Sono le altre Desirée Mariottini e Pamela Mastropietro, invisibili alle cronache finché non diventano loro stesse un titolo di cronaca. Desirée è morta di overdose il 16 ottobre in un palazzo abbandonato di Roma dopo essere rimasta per ore in ostaggio di un branco di tossici e spacciatori. Pamela era stata fatta a pezzi 8 mesi prima in un appartamento di Macerata mentre, sola e in fuga da una comunità di recupero, cercava disperatamente una dose. Travolte, come troppe loro coetanee, dalla marginalità e dal degrado per colpa di una dipendenza che ormai si è fatta piaga sociale.

Sono 320.000, secondo uno studio dell’istituto di Fisiologia clinica del Cnr, gli adolescenti che hanno assunto eroina almeno una volta negli ultimi 12 mesi, e la metà di loro sono ragazze. In un decennio, sono aumentati del 36%, mentre l’età media del primo contatto con la sostanza si è abbassata da 18 a poco più di 14 anni, e quella del policonsumo (l’assunzione abituale di più droghe) da 20 a meno di 16. Merito, per così dire, del crollo dei prezzi e delle nuove modalità di sballo. «Oggi l’eroina non si inietta quasi più in vena, ma si fuma oppure si inala dopo aver sciolto la polvere su un pezzo di carta stagnola» spiega Luigi Cervo, responsabile del laboratorio di psicofarmacologia dell’Istituto Mario Negri di Milano.

In effetti i brandelli di alluminio, lungo le vie fangose che costeggiano i binari prima di perdersi nel bosco di Rogoredo, sono centinaia. E centinaia sono i teenager che ogni giorno, a ogni ora, escono da qui con in mano la loro dose di stordimento chimico pagata fra i 4 e i 15 euro. «Fare a meno del buco induce molti a pensare di correre minori rischi» conclude Cervo. «Purtroppo non è così: l’eroina, come ogni oppiaceo, raggiunge rapidamente il cervello e altera moltissime funzioni del nostro corpo». Senza contare che i danni sono permanenti per chi, come un teenager, non ha ancora finito di sviluppare neuroni e fegato.

Davanti al sottopassaggio della stazione, due volontari con le magliette gialle offrono siringhe sterili, fazzoletti, bevande calde. Una ragazza si avvicina, anche lei avrà al massimo 18 anni. Faccia pulita, non ancora deturpata dall’ultimo stadio. Bionda, sorridente, educata. Prende un volantino e va via. «All’inizio sono tutte così» dice Andrea, che dal 2016 presidia Rogoredo 3 volte a settimana con altri operatori della onlus Comunità Nova. «Credono di poter gestire una sniffata ogni tanto. Poi le sniffate diventano 2 al giorno, poi 4, e quando i soldi stanno per finire passano al buco, perché con una singola dose riempi anche 3 o 4 siringhe». Alla fine, i soldi terminano comunque. «Sai quante ne ho portate via dalle grinfie dei maghrebini prima che…» si limita a dire Andrea. E basta ascoltare i racconti della polizia, o leggere le relazioni del Tribunale dei minori, per accorgersi che i pagamenti in natura non sono una rarità. Un rapporto orale vale 1 bustina, per uno smartphone si arriva a 4, quasi ogni giorno c’è chi si prostituisce fra i cespugli per un po’ di metadone.

Nessuno è in grado di dire se anche la discesa all’inferno di Desirée sia iniziata così. Ma di certo le tante San Lorenzo e Rogoredo d’Italia sono diventate un palcoscenico dove esistenze difficili ballano avvinghiate all’abiezione. Dal Parco Verde di Caivano, a nord di Napoli, alla Barriera di Torino, passando per il Librino di Catania, le piazze di spaccio a cielo aperto prosperano grazie soprattutto ai giovanissimi, e all’abile regia delle mafie italiane che non si sporcano più le mani, lasciando lo smercio in mano agli immigrati. Un’emergenza che in molti hanno ignorato.

Noi tutti sappiamo perché la droga è dilagata. Perché costa troppo poco. E costa troppo poco perché ci sono troppi spacciatori disponibili sul territorio, diffusi in modo capillare. E ci sono, perché qualcuno li ha portati in Italia con i barconi.

Se 320 mila ragazzi italiani sono schiavi della droga, lo dobbiamo al Pd e allo Ong. Che non hanno scaricato solo rifiuti e clandestini infetti, anche un esercito di spacciatori. L’esercito della Mafia Nigeriana.

Ma forse l’obiettivo era anche quello, diffonde la droga perché il consumo di droga inebetisce. E loro avevano e hanno bisogno di ebeti: altrimenti chi li voterebbe? Chi osserverebbe immobile il disastro che hanno fatto, se non fosse inebetito dal consumo di droga? Se non avesse il testosterone ai minimi ‘grazie’ al fumo della marijuana?

Lo spaccio è un’emergenza nazionale. E a noi piacerebbe tanto vedere scene come questa per le strade italiane:

Con spacciatori portati via come sacchi di immondizia. Perché sono immondizia. L’unico spacciatore buono, è lo spacciatore morto.




4 pensieri su “Migranti: 160 mila ragazzine italiane ostaggio di spacciatori arrivati col barcone”

  1. L’educazione contro le droghe dovrebbe partire dalle scuole ma x far questo bisognerebbe togliere tutti gli insegnanti di sinistra e poi, incoraggiando il meticciato e l’uguaglianza coi negri e mussulmani già sponsorizzano il restarne vittime.Poi le famiglie, controlli rigorosi di ciò che fa il bambino o l’adolescente ed inoltre servirebbe uno stato che non c’è, che proibisse e punisse severamente l’uso e lo spaccio, ergastolo automatico agli spacciatori ecc.
    Soprattutto ricordare ai nostri giovani che negri e mussulmani non sono esseri umani ma mostri da distruggere.

  2. Raramente come in questa epoca storica si sono viste tante saldature remare tutte insieme verso lo stesso scopo del male assoluto.
    Alle sinistre global fa comodo avere ebeti rimbambiti dalla droga, agli immigrati fa comodo avere dei coetanei ebeti che non possano opporsi ai loro piani di invasione, e allo stesso tempo sfruttino l’occasione per arricchirsi, marcare il territorio scopando le donne e umiliando gli uomini.
    Vorrei poter direi che finirà male, per loro, ma per il momento le cose stanno andando male per noi, e finché esisterà una spada di damocle nucleare fosse anche un governo si ribellasse a questo andazzo, non miglioreremo. Perché, un conto certe cose le fa lo stato delle Filippine, per giunta perlopiù verso i propri cittadini spacciatori, ben diverso lo facesse una grande nazione europea, che potrebbe essere d’esempio, e verso i coloni che devono garantire il futuro meticcio.
    Solo sotto l’ombrello atomico di una grande potenza nucleare eviteremmo la gang bang che di solito fanno alle nazioni che chiamano ‘canaglia’.

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