IMMIGRATI DEVASTANO CENTRO, POLIZIOTTI: “CI VOGLIONO INFILARE VETRI NELLO STOMACO”

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Non si contano più i tentativi di rivolta, più o meno organizzati, che hanno animato le giornate del Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli a Milano. Anche venerdì sera ci sono stati momenti tensione perché alcuni degli ospiti hanno innescato una protesta con il solito repertorio: materassi ammassati e arredi danneggiati, così come le porte e le finestre, vetri rotti e clandestini sul tetto.

La manifestazione, durata circa un’ora, una quarantina di nordafricani e diverse squadre dei reparti mobili della polizia.

E pensare che appena giovedì c’era stata l’ultima ‘rivolta’, benché solitaria, di una delle “persone” ospitate nella struttura: che alla fine era stata arrestata e portato in carcere.

Lo sanno bene i poliziotti che, per bocca di Massimiliano Pirola, segretario provinciale di Milano del Sindacato autonomo di polizia, denunciano l’inadeguatezza della struttura.

«Innanzitutto – dice Pirola – perché attualmente su cinque reparti ipotizzati all’inizio, ne stanno funzionando solo due. Colpa delle devastazioni. Per esempio c’era anche un reparto covid ma non c’è più. Così gli ospiti positivi al coronavirus sono isolati in una stanza ma non sempre è possibile controllarli. Venerdì sera alcuni dei positivi al covid hanno partecipato alle rivolte. E lì c’eravamo anche noi». Il problema più grave, tuttavia, è proprio strutturale secondo quanto riferisce il rappresentante sindacale degli uomini che quotidianamente sono lì per garantire la sicurezza di tutti, ospiti e operatori dell’ente che gestisce il centro.

«Ci sono delle cose che evidentemente devono essere cambiate. Non puoi costruire un centro per espulsioni – spiega Pirola – mettendo delle porte e delle finestre normali. Vengono distrutte sistematicamente. Ferro, vetro e allumino poi possono essere usati contro gli operatori che rischiano la vita ogni volta che scoppiano queste rivolte. I Cpr a nostro avviso devono essere studiati e costruiti come tali».

«Gli operatori civili del Cpr – aggiunge ancora Pirola – devono essere accompagnati dalle forze dell’ordine che devono garantire la sicurezza. Ma poliziotti, carabinieri e finanziari sono i primi a pagarne le conseguenze. Abbiamo colleghi che si ammalano, altri che vengono feriti. A nessuno viene fatto il tampone quando prima dell’apertura ci era stato garantito un controllo periodico».

«È l’ora di accendere un faro sulla gestione dei centri come quello di via Corelli. Non basta dire che va tutto bene. Non va bene per niente. Quel centro – la proposta del Sap – va chiuso e ristrutturato. Non ci viene garantita la salute. Non possiamo far rischiare la vita a chi ci lavora. Chi entra lì non sa se a fine giornata esce con un pezzo di vetro conficcato nello stomaco».




6 pensieri su “IMMIGRATI DEVASTANO CENTRO, POLIZIOTTI: “CI VOGLIONO INFILARE VETRI NELLO STOMACO””

  1. Persino le piante si armano contro i parassiti facendo del loro meglio per combatterli. Questi ignobili vigliacchi che aggrediscono fisicamente solo i connazionali a patto che sia gente per bene e magari avanti con l’età, seguono alla lettera le vergognose leggi emanate ai nostri danni da un gruppo di malati di mente ma sottostanno a qualsiasi angheria dei nostri nemici piagnucolando come donnette impaurite, coprono le malefatte degli stranieri quindi non chiamiamoli VEGETALI perché non meritano nemmeno questo appellativo. Si chiamano infami.

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