Lombardia, ipotesi lockdown: “Milano, focolaio inarrestabile”. L’ombra delle rivolte, ore decisive

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AGGIORNAMENTO:

Il tam-tam è partito di primo, primissimo mattino: la Lombardia pensa a un “lockdown generale”, il piano sarebbe stato pronto, sulla scrivania del governatore Attilio Fontana. Una notizia, bomba, lanciata da Il Messaggero e che anche noi avevamo ripreso, attribuendola ovviamente al quotidiano capitolino. Poi, però, è piovuta la secca smentita dal Pirellone, che anzi spinge per misure più “soft” per la tutela di commercianti e ristorazione. Ma non solo. Successivamente, Attilio Fontana ha voluto aggiungere qualcosa su Facebook, dove ha scritto: “La notizia pubblicata dal quotidiano Il Messaggero e ripresa da altri organi di informazione è falsa”. Ma non solo. Il governatore aggiunge: “Ciò che rende ancor più grave la fake-news è che, ieri pomeriggio, alla richiesta da parte de Il Messaggero di una conferma alla notizia, Regione Lombardia aveva già dato smentita. Oggi la notizia è sulla prima pagina del quotidiano”, accusa Fontana.

L’ombra del lockdown totale sulla Lombardia. A darne conto è il Messaggero, che riferisce del piano del governatore Attilio Fontana, più vicino dopo le cifre della vigilia: 3.570 contagi in regione, di cui 2.023 nella sola provincia di Milano. Insomma, le misure adottate fino ad ora per contenere il coronavirus potrebbero non bastare, la pressione sugli ospedali è altissima. E così starebbe prendendo piede l’ipotesi di un lockdown totale, come quello già vissuto da tutta Italia a marzo e aprile. “Il documento è da giorni in fase di approfondimento. Il presidente Fontana si sta confrontando con le organizzazioni di categoria, a cominciare da Assolombarda che riunisce le imprese, per stabilire quale parte produttiva possa continuare a lavorare. L’intenzione sarebbe quella di chiudere le attività non ritenute essenziali. Per il resto, tutti a casa”, scrive Il Messaggero.

A spingere in tal senso, nel dettaglio, il rapporto tra contagi e tamponi effettuati, che ha raggiunto il 16,7 per cento; i ricoveri in terapia intensiva sono saliti a 242 unità e i ricoverati con sintomi sono in totale 2.459. Cifre da emergenza vera, in particolare a Milano, dove la progressione del focolaio urbano pare inarrestabile. Certo, quanto accaduto già nella serata di lunedì 26 ottobre fa riflettere su quali potrebbero essere le conseguenze di un lockdown totale: dopo i violenti scontri in strada (a Milano così come in molte altre città d’Italia), si capisce come un provvedimento simile potrebbe avere drammatiche conseguenze. Già nella serata di ieri, i manifestanti avevano tentato l’assalto alla sede della regione. E la protesta era contro l’ultimo dpcm, non contro un ad ora ipotetico lockdown totale (per gli scontri sono state portate in Questura 28 persone).




Vox

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