Coronavirus, il medico accusa governo: «Costretti a scegliere chi salvare e chi no»

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Sette mesi passati invano. Siamo di nuovo a febbraio.

Sta capitando in tutta Italia. Mesi a parlare di banchi a rotelle e monopattini, e ora siamo come a marzo, con medici che non hanno respiratori e posti in cui assistere i malati: e devono decidere chi lasciare morire. E’ intollerabile. E’ indegno. E’ vergognoso che questo governo rimanga al suo posto. Conte, Azzolina, Speranza e tutta la gang devono andare. Loro e il loro protettore al Colle.

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Malati Covid nei corridoi, altri in attesa sulle ambulanze, turni massacranti per medici e infermieri. «Siamo in guerra, e sappiamo che nonostante i nostri sforzi perderemo»: Pietro di Cicco è primario dell’Unità Complessa di Medicina d’Urgenza dell’ospedale San Leonardo di Castellammare. Nell’ambito della riorganizzazione delle strutture dell’Asl Na3 Sud, il nosocomio stabiese è diventato il centro di riferimento sia per la chirurgia sia per le emergenze. Al Maresca di Torre del Greco per fare spazio a letti Covid è stata chiusa la Chirurgia, i medici di Gragnano sono stati spostati a Boscotrecase, a Vico Equense è stato chiuso il pronto soccorso. «Gestiamo in maniera separati percorsi puliti per i malati e quelli sporchi per i positivi, ma non sappiamo più dove curare i pazienti» spiega il primario.

Castellammare non è un Covid Hospital, avete anche pazienti postivi ricoverati?
«Sì, abbiamo destinato a loro un’ala del pronto soccorso. Ci sono decine di pazienti che hanno il Covid ma anche la necessità di essere curati per un femore rotto, per un infarto o dializzati».

Quanti ne avete attualmente?
«In tutto sono 18: di questi, sei hanno gravi deficienze respiratorie e sono attaccati ai ventilatori, sette sono appoggiati nel corridoio con le bombole, gli altri in attesa almeno di poter entrare in reparto, fuori alla porta o sulle ambulanze».

In corridoio ha detto?
«Sì, ed è la migliore assistenza che riusciamo a garantire. Appoggiati su barelle che ci arrivano anche da altri ospedali, alcuni hanno atteso ore per entrare. Non lasciamo nessuno indietro ma siamo consapevoli che più di questo non riusciamo a fare».

Riuscite a gestire tutti gli arrivi?
«Siamo orgogliosi di quello che stiamo facendo, siamo il centro di riferimento della Napoli 3, ma curare significa anche scegliere chi ventilare e chi no».

E avete dovuto scegliere?
«Facciamo l’impossibile per tutti. Facciamo turni di 13 ore, ogni giorno provo a motivare il mio personale ma fino a quando riusciremo ad andare avanti così? I miei uomini sono angeli, a fine giornata siamo stremati e sappiamo che quello che facciamo può non bastare».

Mancano mezzi e personale quindi?
«Mezzi, infermieri e medici».

Novembre sarà peggio dello scorso marzo?
«Oggi il contagio è più diffuso e tra una settimana i numeri saranno triplicati. Dobbiamo trattare i positivi prima che debbano andare in rianimazione per dare una speranza concreta a tutti».

Mentre parliamo un’ambulanza dal Covid di Boscotrecase entra in ospedale con un paziente da ricoverare, e dal Comune di Castellammare arriva la notizia di altri 54 positivi.
«Non mi sorprendo, non ci spaventa lavorare, ci spaventa non avere i mezzi per vincere questa guerra».

Cosa è mancato in questi mesi?

«Potevamo fare tutto e prima, ma a livello nazionale. Come noi il direttore della nostra Asl Gennaro Sosto lavora fino a notte, noi siamo con lui in questa guerra, condividiamo affanni e difficoltà.».




Vox

5 pensieri su “Coronavirus, il medico accusa governo: «Costretti a scegliere chi salvare e chi no»”

  1. Cominciano le battaglie nei singoli ospedali ma stavolta la bella stagione non verrà in tempo per salvarne qualcuno: crolleranno tutti come i tasselli del domino. Il film ricomincia da dove lo avevamo lasciato, pop corn please! 😀

  2. Il sondaggio del lunedì: piccole impressioni basate sui posti che ho visitato stamane.

    La gente, a seconda della percezione del mondo, svaria fra lo smarrito e l’incazzato nero. Tutti comunque parlano della stessa cosa. Curiosamente rilevo una percentuale maggiore di smarriti nelle categorie tradizionalmente a supporto della “sinistra” fra cui femmine, note zecche eccetera. Noto che diversamente dal solito si sentono “traditi” da quelli che li prendono per il culo da una vita. Un politico accorto e con un po’ di pelo sullo stomaco potrebbe agilmente sfruttare la situazione e cavalcare l’onda. I media tradizionalmente “aziendalisti” e a favore del governo o tacciono o sparano bordate all’avvocato del popolo. Credo che in una congiuntura normale qualcuno non mangerebbe il panettone, tuttavia credo anche che nessuno se la sentirà di metterci la faccia; quindi l’ipotesi che qualcuno finisca veramente appeso per i piedi non è più solo fantascienza.
    La situazione potrebbe degenerare da un momento all’altro, in bocca al lupo a tutti.

    1. Lo avevi già previsto mi sembra e sinceramente mi ero stupito nel vedere una rincorsa ai fuffari del non c’è coviddi.
      E’ da tempo che lo dico, ma chi dice, come diversi anche qui, che non c’è nulla, di fatto stanno proponendo un ritorno alla ‘normalità’ dove la sinistra ha la maggioranza e tutto va ‘come deve andare’. No non andrà così, la nostra società ne uscirà modificata, come non so dire, ma non credo molto come piacerà alle persone di sinistra, per una serie di ragioni che ora non starò a ripetere.
      Alle istituzioni europee, peraltro, un tracollo degli stati nazionali potrebbe anche fare comodo per acquisire sempre maggiori spazi di sovranità diretta su territorio e popolazioni, per cui non mi aspetto aiuti concreti, sebbene molti li attendano come una panacea. Sono più di 40 anni che sento parlare dell’Europa come se dovesse coprirci d’oro, finora abbiamo solo pagato, al netto, ed ha impedito che alcune giuste rivendicazioni venissero al pettine.
      E faccio anche notare che l’opera di lavaggio delle responsabilità, per la Cina, sta funzionando benissimo, un paese che ha dimostrato, non so se questo era lo scopo ma certo hanno preso nota, di poter contenere una pandemia contagiosissima grazie a ferree prescrizioni, una popolazione docile nell’obbedire, un’industria di proporzione gigantesche e flessibile. E nonostante megalopoli che fanno impallidire Milano, Parigi o Londra. L’unico paese, per giunta, a stare incrementando in maniera esponenziale la propria produttività industriale e pil, confermandosi come la fabbrica del mondo.

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