100 poliziotti per rimpatriare 1 tunisino positivo: e ora sono in quarantena

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Il 20 ottobre un aereo con una quarantina di clandestini tunisini destinati a tornare in nord Africa è decollato prima dell’esito dei tamponi. All’interno del velivolo è risultato poi esserci un tunisino positivo al coronavirus.

La cosa ridicola è che, invece di imbarcare i clandestini su aerei militari, li mettono su charter e che per ogni clandestino rimpatriato ci sono due agenti impiegati per l’accompagnamento.

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Voi capite come mai i rimpatri sono poi farraginosi. E poi, invece di rimpatriarli con un aereo militare direttamente da Lampedusa, fanno il giro di tutta Italia.

L’aereo diretto in Tunisia, è infatti decollato da Gorizia con destinazione Hammamet e con scali a Roma e Palermo: a bordo 102 agenti per una quarantina di clandestini tunisini.

E ora dovranno osservare un periodo di quarantena. Tolti al servizio.

Così come ricostruito da La Verità, il pasticcio si è materializzato il 22 ottobre, data in cui dal ministero dell’Interno è stato inviato un telegramma alla direzione centrale di sanità dove è emersa la positività di uno dei migranti rimpatriati. “La questura di Gorizia – si legge nel documento – ha comunicato l’esito positivo della prova tampone da infezione da Covid-19 di uno dei cittadini tunisini rimpatriati con il volo charter del 20 ottobre”. Una comunicazione arrivata due giorni dopo quindi, girata poi a 31 questure interessate e alla Polaria.

Non solo. Sempre secondo il quotidiano La Verità solo pochi poliziotti sarebbero finiti in quarantena, mentre a nessuno è stato fatto il tampone. Più semplicemente, agli agenti che si trovavano nell’aereo è stato chiesto se indossavano in quel momento le mascherine e si sono attenuti a tutte le procedure previste. Se la risposta è stata positiva, allora nessuna quarantena.

A denunciare il fatto è stato anche il segretario del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), Stefano Paoloni. Quest’ultimo ha inviato una lettera al capo della Polizia, Franco Gabrielli: “Per il giorno 20 ottobre veniva programmato un volo charter finalizzato al rimpatrio di circa 40-45 cittadini tunisini ospitati nei C.P.R. di Gorizia e Roma – è la ricostruzione fatta nella missiva – Il volo sarebbe partito da Ronchi dei Legionari, avrebbe fatto scalo a Roma e Palermo per poi giungere ad Hammamet. Il dispositivo prevedeva complessivamente l’impiego di 102 operatori provenienti da diversi uffici di polizia del territorio nazionale. Come disposto dalla circolare di riferimento, in base alla quale “gli stranieri dovranno essere muniti di certificazione sanitaria attestante la negatività al SARS-COV-2 risultante da tampone”, tutti i soggetti trasportati prima della partenza sono stati sottoposti ai predetti test.”

“Tuttavia i risultati dei test sono arrivati solo dopo la partenza del volo – è la denuncia di Paoloni – con la comunicazione da parte della Questura di Gorizia dell’esito positivo della prova da tampone da infezione da Covid-19 di uno dei cittadini tunisini rimpatriati dal centro di Gradisca di Isonzo. A causa di tale episodio tutti i colleghi provenienti dai diversi uffici del territorio nazionale sono stati posti in quarantena per la giornata del 23 ottobre e solo dopo la mappatura dei contatti stretti con il cittadino extracomunitario risultato positivo sono state adottate misure nei confronti degli operatori che hanno avuto contatti stretti con il medesimo”.

“Signor Capo della Polizia – conclude il segretario del Sap nella lettera – è evidentemente inaccettabile che il volo di rimpatrio sia stato effettuato prima di conoscere l’esito dei test da tampone. Ogni ulteriore commento appare del tutto superfluo”.




Vox

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