Sociologo: “Migranti spacciano perché è un lavoro che italiani non vogliono fare”

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La brutale violenza sessuale compiuta pochi giorni fa da un branco di richiedenti asilo pakistani, con vittima un’adolescente italiana a Udine, è stata quasi silenziata dalla stampa nazionale, che teme l’evidenza del nesso tra immigrazione e aumento della criminalità.

Un dibattito in cui pesano come un macigno le parole con cui pochi giorni fa il capo della Polizia, Franco Gabrielli, si è visto costretto a rilevare come negli ultimi anni vi sia stato in Italia «un aumento degli stranieri coinvolti tra arrestati e denunciati», con un’incidenza specifica dei migranti sul totale delle denunce e delle misure cautelari che dal 29,8% del 2017 è passata al 32% del 2019.
E poiché, ha osservato Gabrielli, «gli stranieri nel nostro paese sono il 12% (del totale della popolazione), questo dà la misura del problema».

La schiacciante evidenza delle statistiche non può essere smentita. E allora i media cercando di nasconderla evitando di dare ‘certe’ notizie.

Il sociologo delle migrazioni dell’Università di Milano Maurizio Ambrosini ha buon gioco a evidenziare ad esempio che «in tutto il mondo, la probabilità di commettere reati si concentra in una categoria di persone: giovani, maschi, soli. E questa popolazione è percentualmente più altra tra gli immigrati». Ergo: importiamo elementi ostili.

«L’incidenza degli immigrati nelle attività criminali – spiega Ambrosini – è più alta al Nord che al Sud. Questo significa che nell’ambito criminale succede qualcosa di simile ai mercati del lavoro regolare: gli immigrati entrano soprattutto dove c’è meno offerta italiana.

Ora, sappiamo che al Sud c’è ancora una quota di popolazione italiana che finisce nei circuiti della criminalità, e c’è dunque meno spazio per gli immigrati. A Nord invece, dove c’è meno offerta italiana, è più facile che si infiltrino gli immigrati. In un certo senso – è la sintesi che fa il sociologo – c’è bisogno di qualcuno che venda stupefacenti, e se non lo fanno gli italiani lo fanno gli immigrati»

Al di là della bizzarria dell’analisi con un velato ‘razzismo’ contro i meridionali – che viene sempre buono, quando serve a scusare gli immigrati -, è vero che gli immigrati vengono in Italia a fare i lavori che gli italiani non vogliono fare: rubare, stuprare e uccidere.




Vox

2 pensieri su “Sociologo: “Migranti spacciano perché è un lavoro che italiani non vogliono fare””

  1. Per il governo, i migranti vanno tutelati secondo i dettami costituzionali che mettono in primo piano i diritti della persona umana, anche se straniera, e mettono in secondo piano il benessere della Comunità Nazionale. Per tutelare i migranti e garantire loro i diritti costituzionali, occorre reprimere i meccanismi di difesa della Comunità Italiana. Noi italiani non dobbiamo arrabbiarci per quanto succede. La rabbia è un meccanismo di difesa che ci potrebbe spingere a reagire. Per questo motivo i crimini degli immigrati sono nascosti. (vedi: dirittiumani.net/i-meccanismi-di-difesa-emotivi)

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