L’islamico confessa: “Il prete è morto come un cane, era giusto così”

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Ridha Mahmoudi, il tunisino di 53 anni arrestato per l’omicidio di don Roberto Malgesini, non si è mostrato minimamente pentito di ciò che ha fatto ieri mattina. Un’aggressione e una morte da lui decisa perché “era giusto così”, secondo quanto dichiarato alla polizia della Squadra Mobile e davanti al suo avvocato, Davide Giudici, dicendo che il sacerdote era “morto come un cane”.

Dal 2015 aveva accumulato sei denunce per violazione della legge sull’immigrazione, ma prima di questi anni difficili, Mahmoudi aveva avuto una vita regolare in Italia.

Arrivato nel ‘93 , dieci anni dopo aveva sposato una donna italiana, da cui aveva successivamente divorziato. Una fine del matrimonio che era coincisa con l’inizio dei suoi guai: la revoca del permesso di soggiorno, che aveva ottenuto per motivi familiari, le ripetute espulsioni, man mano appellate davanti al Giudice di Pace. La prima, del 2015, gli era stata annullata nel 2017 per motivi di salute. Durante un lavoro svolto in Sicilia, aveva avuto un problema agli occhi: una malattia che aveva spinto il giudice ad annullare l’espulsione. Ma successivamente una perizia medica aveva stabilito che la malattia poteva essere curata anche in Tunisia, consentendo quindi l’espulsione.

L’ultimo provvedimento risale ad aprile, ma non era stato possibile eseguirlo per la chiusura degli hotspot e il blocco dei voli a causa dell’emergenza covid. Mahmoudi nel frattempo aveva presentato l’ennesimo ricorso, che si sarebbe dovuto discutere ieri. E forse questa scadenza aveva ulteriormente accresciuto la rabbia dell’uomo, che tre mesi fa aveva acquistato il coltello da cucina, di grandi dimensioni, che si portava dietro, e che ieri mattina ha usato per colpire ripetutamente il sacerdote. Una persona a cui aveva chiesto aiuto e consigli, ma che riteneva comunque un suo nemico. Tuttavia, se alcuni aspetti dei suoi trascorsi sono chiari, su altri sono ancora in corso accertamenti, per capire con quale nome fosse noto all’anagrafe giudiziaria. Infatti il suo nome, e la sua data e luogo di nascita, compaiono anche con una variante: Ridha Mahmoudi Ben Youssef. A questa identità corrispondono, a partire dal 2005, denunce per resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, e persino un maltrattamento. Reati per i quali erano state emesse piccole condanne, poi riunite in un cumulo di pene con sospensione condizionale. Se le verifiche per ricostruire il suo passato, e l’eventuale corrispondenza di queste due identità, sono ancora in corso, è però certo che almeno dal 2015 Mahmoudi ruotava attorno al mondo dell’assistenza ai senzatetto, ospite della parrocchia di Sant’Orsola, in viale Lecco, dove gli garantivano un posto letto.

L’accoglienza uccide.




Vox

10 pensieri su “L’islamico confessa: “Il prete è morto come un cane, era giusto così””

    1. Veramente già poco fa sentivo al telegiornale come si ventilasse la incapacità di intendere e di volere, sebbene (con un tonfo al cuore), non risultassero ‘certificazioni’ pregresse in tal senso.
      Come se una certificazione o un tso precedente giustificassero magicamente un brutale omicidio.

  1. ha ragione il beduino il prete poteva farsi i cazzi suoi…poteva andare in africa a curare i negri, l’afriCO sara’ sicuramente scagionato la sura 9:123 dice chiaramente chi l infedele va sgozzato, il castrato di magistrato di turno non potra’ che dargli ragione, visto che loro a casa loro fanno cosi!….prima o poi ammazzeranno tutti gli accoglioni poi sara’ il turno dei magistratiucoli e alla fine ci libereremo pure di loro, grazie fraTelo BeDDuino!<!

  2. È un caso difficile per la sinistra accogliona. Uno di quelli da strapparsi i capelli: un accoglione ucciso da un africano, che oltretutto accoglieva. Qui crolla tutto il modello del multiculturalismo: io ti accolgo, e tu mi ammazzi. Per futili motivi oltretutto.
    Perché un foglio di via vale come carta igenica in italia. Chissà magari il giudice che lo giudicherà terra’ conto della sua incapacità a capire che manco ammazzando qualcuno ti reimpatriano. Poverino…. (il tunisino)
    Ma ecco il lamento lamentoso che si alza. Colpa degli italiani razzisti e del clima d’odio che hanno creato. Le sardine certamente beleranno tutte insieme.

  3. Tralasciando il fatto che l’assassino é un tunisino di…lasciamo stare va. Io non capisco una cosa, ma come si fa ad essere così ingrati verso una persona generosa e che ti dà ospitalità, per giunta di altra fede religiosa? Cioè doveva baciargli i piedi ogni giorno per quello che faceva per lui, e invece lo ha ucciso con una ferocia inaudita. Perché secondo lui era giusto “ucciderlo come un cane”? Bah

    Signori, qui la pazzia c’entra ben poco, questo elemento é malvagio, e non merita alcuna attenuante per ciò che ha fatto. Gli va data l’aggravante della crudeltà e condannato all’ergastolo, punto.

    Che il prete meritava di essere ucciso lo dovrebbe dire chi é contro l’accoglienza e l’assistenza ai migranti, dato che era un accoglione. Ragion per cui non sono affatto dispiaciuto per quanto gli é accaduto, anche se penso che il suo assassino merita l’ergastolo.

  4. chissa cosa dice il talebano caraibico ovvero il troll nullafacente amico di ment’ana? stamattina ne ho sistemato uno su un sito web, avanti un altro! Ma è vero che si ritrovano dalla raggi col monopattino a fare la pistasciutta antifascista?
    Vero? ho sritto pista…asciutta ..si si fanno una pista di bianca!

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