Oseghale sfida il dolore della mamma di Pamela: “Voglio le foto dei pezzi di cadavere”

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Pamela, Oseghale in aula ad Ancona per il processo d’appello, insiste a dichiararsi innocente. «L’ho fatta a pezzi, ma non l’ho uccisa». Ne abbiamo scritto ieri:

«È pentito, tanto. Tantissimo», dice all’Adnkronos l’avvocato Gramenzi. Ma le sue dichiarazioni spontanee, attese per oggi, sono per ora rimandate alla propria udienza, prevista per ottobre. Quando Innocent Oseghale – condannato in primo grado all’ergastolo e a 18 mesi di isolamento diurno con le accuse di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana allontanatasi da una comunità di Macerata – è entrato questa mattina in Aula della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Ancona. Lì si è svolta la prima udienza. In quella sala gli occhi della mamma della vittima, Alessandra Verni, lo hanno seguito senza mai abbassarsi. Fino a quando non si è seduto in prima fila. La donna era in seconda fila, con indosso la maglietta col volto della figlia. Poi ha commentato: «Mi auguro che la prossima volta, quando farà queste annunciate dichiarazioni spontanee. Innocent Oseghale si decida a dire la verità e chi era con lui».

«Mi aspetto la conferma della sentenza – ha detto all’Adnkronos Marco Valerio Verni, legale della famiglia della vittima e zio di Pamela – qui sono nelle vesti di avvocato e non di parente. Ma è chiaro che tornare in aula è sempre gettare sale sulla ferita. Cosa ci auguriamo? Niente sconti». E ancora. «Oseghale ha annunciato dichiarazioni spontanee, ma saranno le stesse di sempre. Per noi può anche risparmiarle. Sono l’ennesima presa in giro – ha continuato l’avvocato –. Per carità, l’imputato ha diritto di dire quello che vuole, ma c’è un limite all’intelligenza e alla dignità umane. Viceversa, se vorrà fornire dettagli su chi era con lui eventualmente quel giorno, saremo interessati. Il dubbio che non abbia potuto fare tutto da solo in noi resta».

Intanto è stata respinta dalla Corte la richiesta di Oseghale di mostrare le immagini delle lesioni sul corpo della vittima. Una richiesta, dice la difesa, per evidenziare la loro versione dei fatti, diversa dalla mortalità delle coltellate inferte.

In realtà un modo ulteriore di infierire sulla povera vittima. Come fortunatamente ha evidenziato il presidente del tribunale.

“Il materiale è ampiamente sufficiente – ha infatti replicato il presidente Giovanni Trerè non accogliendo la richiesta di far presenziare un consulente. Un rifiuto che tiene in conto l’esigenza primaria di tutelare la vittima, specialmente perché il processo è pubblico». Riti processuali che si svolti mentre la mamma di Pamela piangeva, Ininterrottamente. «La riproduzione delle immagini – ha aggiunto la Corte – sarà fatta solo se strettamente necessaria».

Maglietta bianca e mascherina verde, Oseghale non ha mai incrociato lo sguardo fisso su di lui della mamma di Pamela. Una donna impietrita, indifesa mentre il giudice ripeteva la puntuale ricostruzione dei fatti. Dall’allontanamento della 18enne dalla comunità di recupero di Macerata, fino alla sua morte. E al successivo ritrovamento dei resti nei due trolley. Tappe drammatiche, ripercorse in aula mentre la mamma di Pamela si abbandonava al pianto.

E allora qui rimane la domanda: perché Oseghale è ancora vivo? Perché l’unico che ha avuto le palle è in galera.




Vox

4 pensieri su “Oseghale sfida il dolore della mamma di Pamela: “Voglio le foto dei pezzi di cadavere””

  1. puoi sempre farti mandare le foto nude della puttana comunista italiana che ti ha sposato, poi sempre immaginarla di farla a pezzi…. gia’ che ci sei fai un pensierino pure sui tuoi figli….

  2. Vorrei tanto sapere se quella puttana Italiana che ha sposato è ancora insieme. Se cosi fosse mi Auguro che crepi trà i più atroci dolori fisici, e sono sempre più le troie Italiane di sinistra buoniste che si “accoppiano” con sti cani

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