Prove di rivoluzione colorata in Bielorussia

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Alexander Lukashenko ha avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin. Lo scrive l’agenzia BelTa. “I presidenti hanno parlato della situazione in corso all’interno e all’esterno dei confini della Bielorussia”, ha riportato l’agenzia poco dopo aver riferito della richiesta del leader bielorusso di parlare con il presidente russo a seguito di giorni di proteste in Bielorussia, esplose dopo le contestate elezioni presidenziali.

I due si sono detti fiduciosi nella possibilità di una soluzione in tempi brevi dei “problemi” emersi in Bielorussia, dopo le contestate elezioni presidenziali, le proteste e le denunciate violenze. Lo ha reso noto il Cremlino dopo il colloquio telefonico tra il leader bielorusso e il presidente russo su iniziativa di Lukashenko.

Secondo il Cremlino, i due presidenti “hanno espresso fiducia nel fatto che saranno presto risolti tutti i problemi che sono sorti” in Bielorussia. Una nota precisa che Lukashenko ha informato Putin sulla situazione nel Paese e aggiunge: “Questi problemi non dovrebbero essere sfruttati da forze distruttive che cercano di danneggiate la cooperazione vantaggiosa per entrambi tra i due Paesi”.

Lukashenko denuncia “ingerenze esterne” dopo le proteste esplose in Bielorussia. Ci sono “elementi di ingerenze esterne”, ha detto Lukashenko, secondo il quale c’è il rischio che le proteste arrivino nella vicina Russia. E ha poi messo in dubbio le reali intenzioni di chi scende in piazza e ha fatto riferimento ai “manuali delle rivoluzioni colorate”. “Sono già emersi – ha detto – elementi di interferenze esterne”.

Intanto sono migliaia le persone che a Minsk sono scese anche oggi in strada per contestare Alexander Lukashenko e che si sono radunate per ricordare un uomo morto durante le recenti proteste contro le elezioni presidenziali con cui il leader bielorusso ha conquistato il sesto mandato alla guida del Paese.

La Bbc racconta di come migliaia di persone armate di bandiere abbiano acceso candele e deposto fiori vicino al posto in cui lunedì – nei pressi di una stazione della metropolitana – è morto Alexander Taraikovsky, in circostanze ancora poco chiare. Altri erano armati di foto dei manifestanti feriti. Sullo sfondo, il suono dei clacson, e slogan per chiedere l’uscita di scena di Lukashenko. Per domani, riporta ancora la Bbc, è in programma nel centro della città una “marcia per la libertà”, a una settimana esatta dal voto. Ieri Svetlana Tikhanovskaya, che ha sfidato Lukashenko alle presidenziali e che ha lasciato la Bielorussia dopo i risultati del voto, aveva fatto appello a nuove proteste pacifiche per il fine settimana.

Estonia, Lettonia e Lituania chiedono per la Bielorussia nuove elezioni “libere e giuste”. In una dichiarazione congiunta i premier dei tre Paesi – Juri Ratas, Krisjanis Karins e Saulius Skvernelis – “invitano la Bielorussia a condurre elezioni presidenziali libere e giuste in modo trasparente con la partecipazione di osservatori internazionali”. L’appello alla leadership è rinunciare alla violenza e arrestare i manifestanti arrestati. “E’ anche importante che l’Unione Europea trovi modi e mezzi per dare più sostegno alla società civile della Bielorussia poiché la popolazione – affermano i tre capi di governo – merita una società libera e aperta” e non deve pagare per “le azioni della leadership”.

‘Società aperta’, come il nome dell’organizzazione criminale di Soros: Open Society. Perché è solo nella società aperta che i ricchi speculatori possono comprare consenso.

Non è che siamo fans sfegatati di Lukaschenko, ma certamente è preferibile alla ‘società aperta’ decantata dai fautori delle rivoluzioni colorate.

La società aperta è solo l’ideale di società in cui gli oligarchi gestiscono tutto comprando il consenso.

La presenza di ‘uomini forti’ come Putin mette questo modello in crisi perché si frappone tra gli oligarchi e il potere: impedisce loro di sfruttare la propria ricchezza, sempre frutto di passate razzie finanziarie, per esercitare un potere politico abusivo sotto la falsa egida della ‘democrazia liberale’.

Ricordate: c’è più democrazia nella monarchia che nell’oligarchia. Come ce n’era di più nella dittatura di Cesare rispetto alla ‘democrazia’ senatoriale. Perché l’uomo forte fa più gli interessi del popolo rispetto ad una cricca di oligarchi.

L’unica vera democrazia era quella di Sparta e in parte di Atene.

A parte quei modelli, tra ‘democrazia liberale’ e ‘putinismo’, meglio il secondo. E’ più democratico.




Vox

4 pensieri su “Prove di rivoluzione colorata in Bielorussia”

  1. Concordo perfettamente con l’articolo e con il commento di Antani. Il comunista Lukashenko è sempre meno peggio di un liberalprogressista. E lo stesso lo si può sostenere per il Venezuela, dove un Guaidò, liberal e obamiano convinto, è sempre peggio del marxista chavista Maduro.

  2. In bielorussia, che conosco bene, c’è un popolo meraviglioso, fiero e accogliente. Lukashenko ha giocato su questo. Si è arricchito a dismisura, ha messo nei ruoli chiave i propri parenti e la macchina amministrativa si è fatta stringente al collo di milioni di persone che non ce la fanno con 200 euro a vivere al mese. Truccare le elezioni inutili è solo uno stratagemma per l’opinione internazionale, per far credere che lui sia un presidente e non un imperatore. Lui dipende totalmente dalla Russia. Se i militari cominciassero a mollarlo sul serio e il paese facesse uno sciopero TOTALE sarebbe costretto ad andarsene. Il problema, sarebbe dopo. Perchè se arrivassero gentaglia come i cinquestalle da noi, con le loro idee progressiste … la bielorussia finirebbe come la romania prima e l’ucraina dopo.

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