Italia invasa da migliaia di moschee abusive: dove si nascondono i terroristi islamici

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A Milano le moschee «abusive» sono nove e quattro quelle autorizzate. In tutta la Lombardia sarebbero circa 70-75 i centri di preghiera irregolari, ma alla Regione hanno risposto poco più della metà dei comuni.

E non città importanti per la presenza islamica come Brescia e Bergamo. «Ancora una volta al centro dell’islamizzazione violenta c’è un luogo di culto abusivo: quello di via Carissimi a Milano, gestito dall’associazione Al Nur» sottolinea l’assessore regionale alla Sicurezza, Immigrazione e Polizia locale, Riccardo De Corato. «Chiediamo la chiusura immediata di tutti i centri islamici abusivi che, come confermano le indagini, sono luoghi al di fuori di ogni controllo anche da parte delle stesse associazioni» spiega l’assessore.

Il convertito italiano, Nicola Ferrara, adepto della guerra santa, frequentava proprio la moschea «abusiva» di via Carissimi in mano ai bengalesi. E all’esterno del centro islamico adescava i giovani per circuirli con la Jihad. «Quattro, cinque ragazzini, anche minori, prevalentemente italiani convertiti» spiega il tenente colonnello Andrea Leo, che guida il Reparto operativo speciale dei carabinieri coinvolto nelle indagini. L’aspetto più strano è che Issa, il nome islamico del talebano italiano, frequentasse una moschea non vicina a casa sua e di riferimento per i bengalesi. Non solo: l’antiterrorismo, secondo informazioni raccolte prima del suo caso, monitorizzava gli ambienti islamici del Bangladesh a Milano almeno dal 2017. Nel capoluogo lombardo esiste una costola islamista bengalese legata alla Jamat e Islami, una specie di Fratellanza musulmana che tende all’estremismo salafita. Alcuni membri avevano addirittura accusato le autorità di Dacca della strage di turisti, compresi 9 italiani, in realtà perpetrata dai terroristi dell’Isis il primo luglio 2016. Abu Hanif Patwery è la «faccia presentabile» della comunità, in realtà «un finto moderato» secondo gli addetti ai lavori. Grazie alla sua regia i bengalesi hanno manifestato per le vie del capoluogo lombardo a favore dei «fratelli» giustiziati o in carcere a Dacca con l’accusa di terrorismo.

Munshi Delowar Hossain, il presidente del centro islamico frequentato dall’italiano jihadista non aveva informato il Comune della mutazione d’uso dei 200 metri quadrati di via Carissimi registrati come «laboratorio». La polizia municipale ha accertato che si trattava di un ruolo di culto con regolari orari di preghiera. Il Consiglio di stato ha respinto il ricorso dell’associazione Al Nur, che gestisce la moschea abusiva, contro le irregolarità riscontrate dalle autorità. Il comune di Milano ha regolarizzato la posizione di quattro centri di preghiera islamici in via Padova/Cascina Gobba, via Maderna, via Gonin e via Quaranta. Altri nove sono abusivi, ma continuano a venire utilizzati come «moschee». Il 2019 aveva registrato un’impennata delle nuove «moschee» in tutta Italia. Rispetto ai 1251 luoghi di culto islamici nel paese l’obiettivo non dichiarato è di arrivare al doppio. Grazie ai fondi privati e pubblici che giungono da Qatar, Turchia e Arabia Saudita. Solo dal 2013 al 2017 la Fondazione caritatevole del Qatar ha investito 25 milioni di euro per i centri islamici in Italia. Molte delle associazioni musulmane hanno sede in appartamenti privati, negozi, garage, magazzini, che non potrebbero venire utilizzati come moschee. Centri abusivi di culto dove si annida il pericolo della serpe jihadista. Le regioni più a rischio rimangono la Lombardia, il Lazio e il triangolo pericoloso è sempre quello di Milano-Brescia-Bergamo. I centri islamici abusivi, però, si stanno insediando anche in provincia. In Lombardia, Lazio e Campania si concentrano il 60% delle 12.034 intercettazioni dell’antiterrorismo dal 2005 al 2017. Solo in Lombardia i «bersagli» sospetti monitorati, nello stesso periodo, sono stati 4567.

In Italia l’invasione delle moschee è un’emergenza. A livello nazionale ci sono almeno 1.219 moschee abusive, ma sono solo quelle censite. E pur essendo censite e abusive non vengono chiuse.

Mappa del censimento precedente

In Italia, quelle regolari sono cinque. Anche troppe. Parliamo di quella di Roma, Segrate in Lombardia e Colle Val d’Elsa in Toscana, poi ci sono Ravenna e Forlì. I musulmani in Italia sono già 2 milioni. Le previsioni sono però drammatiche:

Boom Islamici in Italia: verso gli 8 milioni, 14% popolazione

La Lombardia è la regione in cui risiedono più stranieri di fede musulmana: sono 360mila secondo gli ultimi dati dell’Ismu, pari a oltre un quarto del totale dei fedeli islamici presenti in Italia.

E la provincia di Milano è quella più compromessa, con 115mila stranieri di religione islamica, pari all’8,1% del totale nazionale. Nel Milanese si contano almeno venti luoghi di preghiera. Questo ii calcolo arrivato anche sul tavolo della Prefettura pochi giorni fa.

L’Emilia Romagna è seconda, dopo la Lombardia, a detenere il record per il numero di centri aperti e per il numero di musulmani in Italia: sono 183.000, il 13% del totale degli stranieri presenti nella penisola.

Sono 176 i centri di culto islamici: moschee abusive. Fra le province in cui sono presenti centri islamici spicca Bologna che è in testa con 48 centri (14 in città e 34 in provincia), segue Modena con 27, Reggio Emilia con 22, Ferrara con 20, Ravenna con 17, Rimini e Forlì-Cesena con 12, Parma e Piacenza con 9.

A Roma la situazione è drammatica:

E diversi sono stati i casi di moschee scesi al disonore delle cronache.

Il caso più recente è quello del centro islamico “al-Dawa” di Foggia dove a marzo è stato arrestato Abdel Rahman Mohy Mostafa Omar, 59enne cittadino “italiano” di origini egiziane, sposato con una ***** locale. L’uomo istruiva i figli dei musulmani a sgozzare quelli degli italiani. Veri.

Un anno prima, il 5 luglio 2017, veniva arrestato nel medesimo centro islamico il trentottenne ceceno Eli Bombataliev, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione a commettere delitti. Bombataliev svolgeva il ruolo di imam “sostitutivo”, dimorava nel luogo di culto ed è lì che entrava in contatto con diversi personaggi radicalizzati, come i fratelli tunisini Kamel e Boubakeur Sadraoui (il primo in stato di detenzione e il secondo espulso dal territorio nazionale), anch’essi residenti nel foggiano. Quasi in parallelo, il ceceno si dedicava alla radicalizzazione dei fratelli albanesi Lusien e Orkid Mustaqi, entrambi segnalati come frequentatori del centro “al-Dawa” e successivamente espulsi.

Bombataliev era tra l’altro noto all’anti-terrorismo russo come membro di quel che era una volta l’Emirato del Caucaso e soggetto legato al commando che nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2014 diede l’assalto alla “Casa della Stampa” di Grozny, causando la morte di 19 persone.

Ci sono poi le moschee lombarde di Costa Masnaga, Renate, Cinisello Balsamo, Como e lo Dzemat di Bergamo, dove aveva predicato l’imam radicale kosovaro Idriz Idrizovic, espulso nell’ottobre del 2017.

Altri centri islamici coinvolti sono quelli di Motta Baluffi, Pordenone, Cremona e il “Rastelica” di Siena, dove ha predicato l’imam bosniaco Bilal Bosnic, attualmente in carcere in Bosnia per aver fatto propaganda e per aver reclutato jihadisti per l’Isis, alcuni dei quali in territorio italiano durante alcune delle sue numerose visite.

C’è poi la rete delle moschee turche che dipende direttamente dal progetto di invasione islamica di Erdogan.

Vi è poi tutto quel filone dell’islamismo politico collegato a organizzazioni radicali come i Fratelli Musulmani e quelle salafite e wahhabite: ci sono i turchi di Mili Gorus, ideologicamente legati ai Fratelli Musulmani e considerati dalle autorità tedesche una fucina di radicali. La sua sede in via Maderna a Milano è abusiva ma con il nuovo “piano per le attrezzature religiose” potrebbe essere messa in regola assieme al centro islamico “al-Fajr” di via Quaranta e ad altre due strutture utilizzate come luoghi di culto.

Ci sono i salafiti del Bangladesh, tra cui alcuni loro esponenti nel milanese che si sono “distinti” sui social per aver preso le difese di Molla Abdel Qader, islamista bengalese della Jamaat e-Islami giustiziato dal governo di Dacca nel dicembre 2013 per alto tradimento e crimini contro l’umanità.

C’è poi l’Alleanza Islamica d’Italia, legata ai Fratelli Musulmani e inserita nella lista nera degli Emirati Arabi. In passato nella sede di viale Monza è stata documentata la presenza di Salah Sultan, “Fratello” egiziano finito in carcere in Egitto, legato all’ex esecutivo islamista di Mohamed Morsy e noto per aver incitato alla violenza nei confronti degli ebrei.

Tra i predicatori pubblicizzati dall’Alleanza e dal Caim c’è poi Shaikh Riyad Al Bustanji, che aveva inneggiato al “martirio” religioso dei bambini. La sua presenza nel milanese aveva portato alla rottura tra Caim e Comunità Ebraica.

Secondo una elaborazione della Fondazione Leone Moressa, notoriamente xenofila, con lo ius soli si regalerebbe la cittadinanza italiana ad oltre 800.000 cosiddetti ‘ragazzi’ dell’età, ad esempio, degli stragisti islamici di Barcellona, circa l’80% dei minori stranieri residenti in Italia. A questi – spiegano – si aggiungerebbero oltre 58.000 potenziali beneficiari ogni anno. Una catastrofe.

E sempre secondo lo studio, tra i nuovi italiani di carta sarebbe record di bambini con genitori romeni, albanesi o marocchini, ovvero le tre comunità più numerose in Italia. E poi cinesi, filippini, indiani, moldavi, ucraini, pachistani e tunisini. La crème che riempie le pagine della cronaca nera.

In totale, il 38,4% dei ‘nuovi italiani’ sarebbe musulmano.

Ma questo sarebbe solo l’inizio. Considerando i nuovi nati e i già ‘italiani’, di questo passo si avrebbero almeno 7 milioni di ‘italiani’ islamici entro 10 anni. Ben oltre il 10% della popolazione. Con un altro 10% comunque non italiano.

Nel giro di pochi decenni, l’Italia sarebbe, con lo Ius Soli, un paese a maggioranza islamica. E questo, senza contare l’effetto ‘attrazione’ che avrebbe una legge simile. A quel punto avrebbero il potere di formare un governo islamico senza bisogno di altri partiti.

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Ma già alla prossima Legislatura ci troveremmo un partito islamico in Parlamento. Lo sbarramento basso al 3%, come già accaduto nei Paesi Bassi, sarebbe facilmente superabile da un movimento islamico che potrebbe contare su una base elettorale che, con l’estensione della cittadinanza raggiungerà nel giro di pochi mesi i 2 milioni di voti. Lo sanno anche loro, come testimoniava l’euforia dell’anno scorso, quando il PD sembrava sul punto di riuscire nell’approvazione dello ius soli (FOTO).

E se è vero che secondo un recente sondaggio gli islamici voterebbero in netta maggioranza Pd e altre frattaglie della ex sinistra, questo è solo in attesa di un loro partito. Il passo successivo sarà diventare decisivi per la formazione di governi, e appoggiare, magari da esterni, quelli del Pd, imponendo sempre più immigrazione islamica, moschee e Sharia. A quel punto, ai patrioti, come insegnano tutte le rivoluzioni, non resterebbe che la rivolta armata per la liberazione.

Il dovere di ogni patriota è impedire l’approvazione dello ius soli con ogni mezzo, perché più di ogni altra cosa mette a rischio l’esistenza stessa del nostro popolo.

Ma sia chiaro: la legge attuale rimanda soltanto questo scenario. Oggi abbiamo uno ius soli ‘ritardato’: ai 18 anni, tutti i nati in Italia diventano italiani. Chi vive qui da 10 anni, anche. E’ folle. Si deve tornare allo ius sanguinis: prima che sia troppo tardi.

La presenza islamica in Europa è cresciuta a dismisura, gli immigrati che arrivano sono per il 53% musulmani e per il 47% non musulmani. I richiedenti asilo sono invece per il 78% musulmani e per il 22% non musulmani. Il dato italiano è significativo: nel 2010 la popolazione islamica nel nostro Paese era superiore ai due milioni, nel 2016 è salita a quasi tre milioni e negli ultimi tre anni gli ingressi stanno ancora di più ingrossare la cifra. Un +38% che la dice lunga su quanto sta accadendo. Ci stanno islamizzando!

Se non blocchiamo i ricongiungimenti familiari sarà il disastro anche in Italia. Ve lo immaginate un partito islamico ‘italiano’ che prende il 5% e può scegliere quale governo appoggiare in cambio di ius soli, moschee e “un po’ di Sharia”? Ci siamo molto vicini, non serve che abbiano percentuali più alte. Che avranno una volta al governo e avranno lo ius soli.

Vanno fermati ora.




3 pensieri su “Italia invasa da migliaia di moschee abusive: dove si nascondono i terroristi islamici”

    1. per poter essere allestiti ed attivati da parte delle “religioni” i rispettivi “luoghi-di-culto”, i rappresentanti di esse DEVONO stipulare prima una INTESA con lo Stato italiano. “intesa che lo “islam” NON HA; ecco perché le “moschee” (anche luogo di culto) vengono gabellate come “centri culturali”…..

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